Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15608 del 03/12/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 15608 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: MICHELI PAOLO

SENTENZA

sui ricorsi proposti da

Allievi Fabio, nato a Milano il 02/06/1973

Maffei Fabio, nato a Monza il 20/04/1965

avverso la sentenza emessa il 04/12/2013 dalla Corte di appello dì Milano

visti gli atti, la sentenza impugnata ed i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott. Paolo Micheli;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.
Pasquale Fimiani, che ha concluso chiedendo dichiararsi l’inammissibilità dei
ricorsi;
udito per il ricorrente Maffei l’Avv. Debora Zagami, la quale ha concluso
chiedendo l’accoglimento del ricorso e l’annullamento della sentenza impugnata

RITENUTO IN FATTO

Data Udienza: 03/12/2014

1. Il 04/12/2013, la Corte di appello di Milano riformava parzialmente la
sentenza emessa dal Gip del Tribunale della stessa città in data 06/11/2012, nei
confronti (anche) di Fabio Allievi e Fabio Maffei.

I due imputati erano stati

condannati in primo grado in ordine ad una presunta associazione per delinquere
finalizzata a commettere più delitti di truffa, ricettazione, sostituzione di persona
e falso materiale: il sodalizio, secondo l’ipotesi accusatoria, operava nel settore
della commercializzazione di veicoli, acquistando autovetture da alienare a terzi
o da radiare dai pubblici registri per fini di esportazione, ed aveva quale soggetto

specifici episodi delittuosi, da ritenere reati-fine dell’associazione de qua.
La Corte di appello assolveva l’Allievi limitatamente al capo Il), concernente
una ipotesi di ricettazione, con riduzione della pena inflitta a mesi 9, giorni 12 di
reclusione ed euro 40,00 di multa; confermava invece la condanna inflitta al
Maffei per il solo reato ex art. 416 cod. pen., pari a mesi 8 di reclusione.

2. Propone ricorso personalmente il Maffei, deducendo inosservanza ed
erronea applicazione di legge penale.
Richiamati gli elementi essenziali richiesti dalla legge penale per la
ravvisabilità di un reato associativo (un programma criminoso indeterminato,
una struttura organizzata ed un vincolo stabile, permanente e non occasionale
fra i compartecipi, necessariamente consapevoli di essere membri di un
sodalizio), l’imputato contesta che nel caso di specie ve ne siano gli estremi:
evidenzia a tal fine che, come emerso nel corso del giudizio di merito, era stato
soltanto l’Hudorovich a pianificare il tutto, così come ad organizzare i mezzi e gli
strumenti necessari a realizzare il fine delittuoso, mentre gli altri imputati erano
stati da lui utilizzati come «meri strumenti (al pari degli assegni clonati che
utilizzava per i pagamenti) attingendo direttamente dai luoghi ove trascorrevano
le proprie giornate soggetti disperati, senza fissa dimora e con gravi
problematiche personali e sociali». Fra l’altro, il ricorrente segnala che ai
presunti compartecipi era garantito dall’Hudorovich un “salario” indicativo della
precarietà del loro apporto (20,00 euro, un panino e un cartone di vino) e lo
stesso promotore della presunta associazione aveva in effetti dichiarato che non
vi era stato alcun accordo con gli altri: tale quadro trovava peraltro conferma
dalle intercettazioni disposte nel corso delle indagini, che avevano rivelato come i
complici fossero stati informati solo dello stretto necessario per portare a
compimento il singolo reato cui potevano aver contribuito.
In particolare, secondo la tesi difensiva, il Maffei non aveva mai partecipato
alle attività dell’Hudorovich nel visionare auto, contattare venditori, realizzare
pagamenti o denunciare falsamente lo smarrimento di varia documentazione:

di vertice tale Jurko Loris Hudorovich. L’Allievi era stato condannato anche per

dalle indagini risultava soltanto che egli aveva fornito il cellulare dell’Hudorovich
ad un’altra persona (tale Anna Paola Barbesino) intervenendo a difesa della
donna che non era stata remunerata per le attività svolte in favore del “capo”; e,
pur avendo in ipotesi affermato al telefono che avrebbe provveduto a visionare
mezzi, ovvero accompagnato la Barbesino a farlo, non risulterebbe che ciò sia
mai accaduto.
Anche sul piano dell’elemento soggettivo, assumerebbero infine rilievo le
telefonate intercettate fra l’imputato e l’Hudorovich, sempre precedute da altre

aiuto a lui; del tutto insignificanti, invece, i contatti con Allievi, che il Maffei
conosceva da tempo in quanto “amici di strada”.

3. Propone ricorso per cassazione anche il difensore dell’Allievi.
Nell’interesse del ricorrente si deduce carenza ed illogicità della motivazione
in punto di ritenuta partecipazione dell’imputato al reato associativo, nonché
quanto alla conferma della condanna dell’Allievi in ordine al delitto di cui all’art.
494 cod. pen.
In primo luogo, l’avere egli consegnato all’Hudorovich un proprio documento
d’identità poco prima denunciato come smarrito (come pure l’avere l’imputato
provveduto alla falsa radiazione di alcune auto) potrebbe comportare la prova
del suo concorso nelle truffe, ma non costituirebbe dato sufficiente per ritenere
integrata la partecipazione dell’Allievi ad un sodalizio criminoso; fra l’altro, non
potrebbe riconoscersi alcuno spessore al dato che il Maffei, comunque in una sola
occasione, si rivolse all’Allievi per rintracciare l’Hudorovich.
Inoltre, visto che appare pacifica la circostanza che l’Allievi avrebbe
proceduto personalmente ad una fittizia radiazione di vetture che risultavano
(altrettanto falsamente) a lui intestate, non si comprende in cosa sarebbe
consistita la sostituzione di persona.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. I ricorsi non possono trovare accoglimento.

2. In ordine al ricorso del difensore dell’Allievi, va premesso che l’imputato
risulta essere stato condannato per i delitti di cui al capo A) (l’associazione per
delinquere), D) (l’addebito si riferisce ad una simulazione di reato, verificatasi
attraverso la presentazione di una falsa denuncia di smarrimento della carta
d’identità intestata allo stesso Allievi), KK) ed RR) (dove appaiono contestate

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intercorse tra il Maffei e la Barbesino, con quest’ultima a lamentarsi chiedendo

specifiche condotte di truffa, con correlate ipotesi di sostituzione di persona).
L’impugnazione, come appare evidente dalla formulazione dei motivi, riguarda
esclusivamente gli addebiti ex artt. 416 e 494 cod. pen.
Con riguardo al primo reato, le sentenze di merito chiariscono la decisività
del contributo dell’Allievi, il quale aveva prima denunciato falsamente di non aver
più rinvenuto la carta d’identità, quindi aveva posto quel documento nella
disponibilità dell’Hudorovich per perpetrare varie truffe, infine aveva provveduto
personalmente alla radiazione delle auto di cui il sodalizio era entrato in possesso

financo corrispondente a quello che l’Hudorovich si era garantito attraverso la
collaborazione di altri soggetti, in posizione sostanzialmente sovrapponibile a
quella dell’Allievi nella commissione di truffe ulteriori (come nel caso del
coimputato Renato Macchi). Deve perciò ritenersi che il ricorrente, nel
momento in cui aveva consegnato la propria carta d’identità all’Hudorovich, fosse
ben consapevole di quale ne sarebbe stato il concreto utilizzo, non già orientato
alla specifica realizzazione di una truffa in danno di soggetti determinati, bensì
strumentale a frodare un qualunque proprietario di veicoli che, volta per volta,
l’Hudorovich ed i suoi complici avessero individuato come confacenti ai loro
scopi: ciò, a fortiori, considerando l’attiva e diretta partecipazione dell’imputato
alla fase finale del piano.
Del tutto inconsistente è poi la censura mossa dalla difesa con riguardo alle
fattispecie di sostituzione di persona, contestate in rubrica: vero è che, come
appena ricordato, l’Allievi curò personalmente le radiazioni dei veicoli, non
presentandosi con generalità di comodo o corrispondenti a quelle di terzi, ma dal
tenore dei capi d’imputazione sub KK) ed RR) si evince che la sostituzione di
persona cui egli concorse fu quella realizzata dall’Hudorovich, che si spacciò per
lui. Il complice, avvalendosi della più volte menzionata carta d’identità, attivò
contatti con le vittime delle truffe dichiarando di essere Fabio Allievi, talora
accompagnandosi con la Barberino, sedicente “signora Allievi” (v. pag. 41 della
sentenza di primo grado); ed è palese che per l’Hudorovich fu possibile
ingannare i vari interlocutori circa le proprie generalità solo grazie al concorso
del vero Allievi, dal quale aveva ricevuto il documento falsamente denunciato
come smarrito.

3. Quanto alla posizione del Maffei, assume particolare rilievo la disamina del
contenuto delle intercettazioni telefoniche in atti, compiuta dal giudice di primo
grado alle pagg. 17-21 della relativa sentenza: a dispetto della presunta attività
di mero supporto dell’Hudorovich, che sarebbe stata svolta occasionalmente da
più soggetti in gravi difficoltà per irrisori corrispettivi, è proprio l’imputato a

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attraverso le frodi: un modus operandi non soltanto collaudato e ripetuto, ma

chiarire – già nella prima delle telefonate di cui il Gip milanese dà contezza – di
avere sistematicamente inviato al suddetto Hudorovich una pluralità di persone,
per fini di lavoro” comune, e ciò prima ancora di protestare vibratamente con
l’interlocutore a causa dei mancati pagamenti della Barbesino. Ne deriva, come
correttamente evidenziato dallo stesso Gip, la conferma del ruolo del Maffei
nell’ambito dell’associazione per delinquere, ovvero quello di fungere da
«procacciatore di altri soggetti da utilizzare come “prestanome” o comunque
come attivi partecipi dell’associazione» (pag. 51 della sentenza di primo grado);

il ricorrente aveva certamente «mandato a lavorare» la Barbesino con
l’Hudorovich, dovendosi tener presente il ruolo centrale della donna nel visionare
le auto e stipulare i successivi contratti, come appena evidenziato esaminando le
doglianze dell’Allievi.

4. Il rigetto dei ricorsi comporta la condanna di entrambi gli imputati al
pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

P. Q. M.

Rigetta i ricorsi, e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese
processuali.

Così deciso il 03/12/2014.

parimenti ineccepibile la ricostruzione operata dalla Corte di appello, secondo cui

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