Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15606 del 03/12/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 15606 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CUCINELLI MAURIZIO N. IL 26/05/1971
avverso la sentenza n. 933/2012 CORTE APPELLO di LECCE, del
27/09/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 03/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GRAZIA MICCOLI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 03/12/2014

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dott. Pasquale FIMIANI, ha concluso
chiedendo la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza in data 27 settembre 2012 la Corte d’appello di Lecce, in parziale riforma di
quella di primo grado emessa dal Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Maglie, riduceva la
pena inflitta a Teodoro Carone e Maurizio CUCINELLI (ricorrente in questa sede), in particolare
riconoscendo a quest’ultimo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti e alla recidiva

Con la sentenza del Tribunale entrambi gli imputati erano stati riconosciuti colpevoli del reato
di tentato furto di un autocarro, commesso in Martano il 18 aprile 2011.
2. Ha proposto ricorso in Cassazione il CUCINELLI, con atto sottoscritto dal suo difensore,
deducendo i seguenti motivi.
2.1 Con il primo motivo è stata dedotta la manifesta illogicità della motivazione in
ordine alla ricostruzione dei fatti che ha determinato l’affermazione della responsabilità del
CUCINELLI, il quale ha invece dedotto la sua estraneità e la sua inconsapevolezza in ordine alla
condotta posta in essere dal complice, al quale egli si sarebbe limitato a dare un passaggio con
la sua auto.
2.2. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione di legge processuale. Il
ricorrente ha censurato il rigetto della richiesta di esaminare un teste non ascoltato in primo
grado e ritenuto, invece, essenziale per la sua difesa.
2.3. Con il terzo ed ultimo motivo vengono dedotti la violazione di legge e il vizio di
motivazione in ordine alla mancata concessione del beneficio della sospensione condizionale
della pena.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è infondato e, di conseguenza, immeritevole di accoglimento.
Va detto che i primi due motivi di ricorso proposti in questa sede erano stati dedotti già in
appello e in ordine ad essi la Corte territoriale ha fornito adeguata e congrua risposta.

1. Va puntualizzato che il primo motivo di ricorso è finalizzato a una rilettura del materiale
probatorio, non consentita a questa Corte.
Giova, a tal proposito, precisare che in sede di legittimità non è consentita una diversa
interpretazione delle risultanze processuali finalizzata alla ricostruzione dei fatti.
Né la Corte di cassazione può trarre valutazioni autonome dalle prove o dalle fonti di prova,
neppure se riprodotte nel provvedimento impugnato. Solo l’argomentazione critica che si fonda
sugli elementi di prova e sulle fonti indiziarie contenuta nel provvedimento impugnato può
essere sottoposto al controllo del giudice di legittimità, al quale spetta di verificarne la
rispondenza alle regole della logica, oltre che del diritto, e all’esigenza della completezza
espositiva (Sez. 6, n. 40609/2008, Rv. 241214, Ciavarella).
Orbene, l’esame del provvedimento impugnato e della sentenza di primo grado consentono di
apprezzare come le motivazioni dei giudici di merito siano sufficientemente congrue ed
2

contestate.

,

improntate a criteri di logicità e coerenza.
Né va trascurato nel caso in esame che la sentenza d’appello, in punto di responsabilità, ha
confermato quella di primo grado, sicché vanno ribaditi i principi secondo i quali, in tema di
ricorso per cassazione, quando ci si trova dinanzi a una “doppia pronuncia conforme” e cioè a
una doppia pronuncia (in primo e in secondo grado) di eguale segno (vuoi di condanna, vuoi di
assoluzione), l’eventuale vizio di travisamento può essere rilevato in sede di legittimità solo nel
caso in cui il ricorrente rappresenti (con specifica deduzione) che l’argomento probatorio
asseritamente travisato è stato per la prima volta introdotto come oggetto di valutazione nella

29/01/2014, Capuzzi e altro, Rv. 258438).
2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta il mancato esame di un teste non ascoltato in
primo grado e ritenuto invece, secondo la prospettazione difensiva, essenziale.
In ordine a tale questione la Corte territoriale ha reso articolata motivazione, evidenziando la
superfluità dell’esame del teste indicato dal ricorrente rispetto a quanto già emerso dalle
risultanze processuali.
A tal proposito giova ricordare che il giudice di appello, a fronte di specifica richiesta di parte
di rinnovazione del dibattimento, se intende respingere la stessa, ha l’obbligo di dare conto
dell’assenza di decisività degli incombenti proposti e cioè dell’inidoneità degli stessi ad
eliminare contraddizioni nei dati già raccolti o ad inficiare la valenza di questi (Sez. 6, n. 1249
del 26/09/2013 – dep. 14/01/2014, Ceroni, Rv. 258758). Nel caso in esame la Corte
territoriale, come si è detto, ha assolto al suddetto obbligo motivazionale.
3. Priva di fondamento è anche la censura mossa con il terzo motivo di ricorso.
Corretta, infatti, è la motivazione della Corte territoriale che ha negato la sospensione
condizionale della pena, ritenendo che non vi fosse l’istanza dell’imputato per ottenere il
beneficio ai sensi dell’art. 165, comma 2, cod. pen.
Il dettato di tale norma, nella formulazione successiva alla novella di cui alla legge 11 giugno
2004 n. 145, pacificamente applicabile nella specie, prevede che, nell’ipotesi in cui la
sospensione condizionale della pena sia concessa in favore di chi ne abbia già fruito “deve
essere subordinata all’adempimento di uno degli obblighi previsti dal comma precedente”, ed
ha provveduto alla soppressione dell’inciso esistente nella norma in vigore in precedenza “salvo
che ciò sia impossibile”.
L’innovazione normativa trova la sua giustificazione nella modifica del comma primo, ove si è
previsto, unitamente al risarcimento del danno o alla eliminazione delle conseguenze
dell’illecito, anche la possibilità di subordinare la sospensione all’esercizio di lavori di pubblica
utilità, modalità che, nel superare l’impossibilità di subordinazione per i casi in cui i reati non
ledano interessi patrimoniali, quali quelli in tema di stupefacenti, di fatto permettono – e nel
caso del secondo comma impongono – per ogni fattispecie la sottoposizione a subordinazione
del beneficio concesso.
Significativamente in tal senso la disposizione richiamata ha richiesto per l’applicazione di tale
3

motivazione del provvedimento di secondo grado (Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013 – dep.

condizione la mancata opposizione del condannato e l’esame degli atti parlamentari evidenzia
che ciò è stato frutto di una precisa scelta, dettata dalla necessità di rendere concretamente
praticabile tale misura (si veda in materia, Sez. 5, n. 7406 del 27/09/2013 – dep. 17/02/2014,
Mellone, Rv. 259517).
Orbene, nel caso in esame va rilevato che non risulta dedotto alcunchè in ordine al beneficio
della sospensione condizionale nell’atto di appello.
Peraltro non ha errato il giudice d’appello nel ritenere che quella concedíbile è una seconda

quale non andrebbe considerata la sospensione condizionale concessa in precedenza, perché la
stessa era stata revocata per non aver adempiuto al pagamento della provvisionale in favore
della parte civile.
Questa Corte ha chiarito da tempo che, in tema di sospensione condizionale della pena,
l’eventuale revoca del beneficio a suo tempo concesso non rende la posizione dell’imputato
come quella di chi, non avendo ottenuto tale concessione, si troverebbe nella condizione
soggettiva di poterne usufruire ai sensi dell’ art. 164 cod. pen. (arg. da Sez. 3, n. 9170 del
06/07/1998 – dep. 05/08/1998, Martire G., Rv. 211979)
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2014
Il consigliere estensore

Il Presidente

sospensione condizionale della pena. Infondato, infatti, è l’assunto del ricorrente secondo il

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