Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15602 del 25/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 15602 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: PEZZULLO ROSA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
DORIA ALFONSO N. IL 11/03/1963
avverso la sentenza n. 2443/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del
03/10/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 25/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ROSA PEZZULLO
U-Elito il-P-Pasuratere-Gerierale…iwpersona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv

Data Udienza: 25/11/2014

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale, Dott. Mario Pinelli, che ha concluso per l’inammissibilità del
ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 3.10.2012 la Corte d’Appello di Milano
confermava la sentenza del locale Tribunale del 15.12.2011 con la
quale Doría Alfonso, nella qualità di amministratore della Partners s.r.l.,
dal 18.11.2009 alla data del fallimento (8.8.2010), era stato

e esclusa la recidiva contestata, per il reato di cui all’art. 216/1 n. 2 e
223/1 L. Fall per aver sottratto e distrutto le scritture contabili della
società al fine dì recare pregiudizio alle ragioni dei creditori.
1.1.La sentenza impugnata dava atto che l’imputato nel corso
dell’esame dibattimentale aveva confermato di avere personalmente
distrutto tutta la documentazione contabile perché in crisi nel vedere
l’intera attività da lui avviata e portata avanti con successo, crollare
negli anni irrimediabilmente.
2. Avverso tale sentenza l’imputato a mezzo del suo difensore, ha
proposto ricorso per Cassazione, lamentando la ricorrenza del vizio di
cui all’art. 606, primo comma, lett. e) c.p.p., per omessa e
contraddittoria motivazione, in ordine all’elemento soggettivo del reato,
atteso che i giudici del merito, non hanno minimamente tenuto in
considerazione il comportamento dell’imputato, sicuramente avventato
e imprudente, ma privo di dolo, che, nel caso in esame, non può
considerarsi generico, bensì specifico; in particolare, la Corte
territoriale, riportandosi integralmente alla motivazione della sentenza
pronunciata dal Tribunale, fa proprie sia le dichiarazioni, che le
argomentazioni a dimostrazione del dolo richiesto ed innanzitutto, fa
propria la dichiarazione del ricorrente di

“aver materialmente e

personalmente distrutto tutta la documentazione, in quanto era in crisi
(…) in un gesto di rabbia ” e, se sull’elemento oggettivo nulla vi è dire,
in merito al profilo soggettivo il fine di recare pregiudizio ai creditori è
stato soltanto desunto da altri e diversi comportamenti dell’imputato
posti in essere in epoca ben lontana dall’evento in questione, quando
ancora non era neanche ipotizzabile una dichiarazione di fallimento
(avvenuta 1’08/02/2010); il Tribunale prima e la Corte territoriale, poi,
per relationem asseriscono che il dolo specifico sarebbe provato dalla
struttura, e, pertanto, dall’organizzazione, dell’azienda stessa, costituita
da più società, tutte collegate tra loro, facenti capo a soggetti diversi,
1

condannato alla pena di anni due di reclusione, riconosciute le generiche

nonché dalla costituzione di un fondo patrimoniale nell’anno 1994, tale
da ostacolare l’aggressione del patrimonio, ma di organizzazioni
societarie simili, con partecipazioni multiple all’interno delle società dello
stesso gruppo ve ne sono molte nel panorama imprenditoriale, per le
più svariate motivazioni senza che ciò comporti la configurabilità del
reato di bancarotta in caso di fallimento; inoltre, appare inconsistente il
richiamo al fondo patrimoniale costituito nel 1994 sull’appartamento ove
l’imputato viveva con la sua famiglia, atto questo antecedente al

costituzione della società Partners, dichiarata fallita; la Corte di
Appello – come del resto anche il Tribunale – ha errato, quindi, nel non
compiere ulteriori indagini su tale nesso di causalità, quali il profondo
stato di dissesto emotivo in cui versava il Doria, bersagliato su ogni
fronte, sfociato nel gesto iracondo della distruzione documentale;
entrambi i Giudici del merito hanno sostenuto l’esistenza del dolo
specifico sulla base di semplici congetture, tra cui quella che la
materiale distruzione era stata attività impegnativa, piuttosto che un
atto meramente impulsivo; inoltre, non si comprende, come la
dichiarazione (confessione) dell’imputato sia stata ritenuta attendibile
da un punto dì vista oggettivo per gli elementi a suo carico (la
distruzione dei documenti), ma non altrettanto per gli elementi a suo
discarico (lo stato di crisi profonda e il gesto di rabbia) di cui non è stata
accertata, né la reale dinamica, né il luogo della distruzione né le
modalità; del resto la confessione dell’imputato è stata una
dichiarazione collaborativa sin dal principio, genuina e sincera che non
ha trovato elementi contradditori, tali da far presumere una sorta di
alterazione della realtà dei fatti, anzi, l’attendibilità delle dichiarazioni
rese ha condotto al proscioglimento della figlia dell’imputato perché il
fatto non sussiste.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso non merita accoglimento.
Ed invero la sentenza impugnata ha disatteso le censure svolte
dall’appellante in relazione all’elemento psicologico del delitto a lui
ascritto di bancarotta fraudolenta documentale per distruzione delle
scritture contabili, con motivazione approfondita ed immune da vizi o da
evidenti errori di applicazione delle regole della logica, ovvero da
incongruenze che vanifichino, o rendano manifestamente inadeguata, la
motivazione adottata.

2

fallimento di ben 16 anni e, comunque, di 9 anni prima della

Va premesso che la Corte territoriale, dopo

aver richiamato

integralmente il contenuto della sentenza di primo grado, condividendo le
valutazioni in essa effettuate, ed aver evidenziato che non sussistono
dubbi in merito alla materiale distruzione delle scritture contabili ad opera
dell’imputato, pienamente confesso sul punto, ha rilevato come la tesi
dell’impulsiva” distruzione della documentazione da parte del Doria,
ascrivibile alla rabbia per lo stato di crisi dell’azienda, fosse del tutto
incredibile, non avendo l’imputato, comunque, fornito alcuna concreta

In particolare, ha rilevato la Corte, così come aveva già fatto il primo
giudice, che ostano alla configurabilità di una condotta impulsiva le
circostanze che la distruzione delle scritture contabili di una società
richiede tempo (ancor più nel caso in esame per la consistente mole di
affari della società) – a differenza di quella impulsiva che si materializza
ed esaurisce in pochi attimi – ed un luogo idoneo con una adeguata
strumentazione e, quindi, in definitiva una progettazione sul come,
quando e dove provvedere all’operazione distruttiva.
Tale valutazione, del tutto logica e coerente, ha quindi condotto la
Corte a ritenere la ricorrenza dell’elemento psicologico del reato ascritto
all’imputato. Giova in proposito rammentare che, per l’integrazione delle
fattispecie di sottrazione, distruzione o falsificazione dei libri e delle altre
scritture contabili è necessario il dolo specifico
(Sez. 5, n. 1137 del 17/12/2008) del procurare a sé o ad altri un ingiusto
profitto o di recare pregiudizio ai creditori.
Nella fattispecie in esame, la Corte territoriale, una volta ritenuta non
credibile la versione dei fatti dell’imputato, circa lo stato di rabbia
caratterizzante la distruzione delle scritture contabili, peraltro non
ancorato ad elementi, o circostanze idonee a supportarlo, ha ricavato da
precisi elementi l’elemento soggettivo in capo all’imputato e,
segnatamente, oltre che dalle circostanze evidenziate dalla sentenza di
primo grado- circa il fatto che il Doria non aveva fornito nessuna
spiegazione sulla sorte dei crediti della società ammontanti, nel 2006, ad
euro 954.168.00 e che era persona esperta in affari, ben consapevole
delle conseguenze, anche in termini di responsabilità penale, del gesto di
distruggere la documentazione relativa alle proprie imprese- dal fatto che
la distruzione ha reso di fatto impossibile accertare le relazioni
economiche e patrimoniali tra la fallita e le altre società del gruppo di
società che facevano capo al medesimo Doria e dalla preventiva

3

circostanza fattuale che ne potesse avvalorare anche solo l’ipotizzabilità.

sottrazione alle ragioni creditorie dei terzi dell’unico cespite aggredíbile,
ulteriore elemento di conforto del fatto che l’imputato avesse sin
dall’inizio progettato ed attuato il proprio disegno di pregiudicare i diritti
dei creditori.
Tali elementi complessivamente considerati sono stati ritenuti senza
illogicità indicativi in sostanza del dolo specifico dell’imputato di
procurare, attraverso la distruzione delle scritture contabili, a sè l’ingiusto
profitto costituito dalle poste attive provenienti dall’attività della società

impossibilitati a far valere le proprie ragioni.
4. Il ricorso va, pertanto, rigettato ed il ricorrente va condannato al
pagamento delle spese processuali.

p.q.m.
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 25.11.2014

nonché di recare, in tal modo, un evidente pregiudizio ai creditori,

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