Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15601 del 25/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 15601 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: PEZZULLO ROSA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LUCARELLI VITO GIACOMO N. IL 03/03/1944
avverso la sentenza n. 1705/2010 CORTE APPELLO di LECCE, del
29/03/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 25/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ROSA PEZZULLO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
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Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 25/11/2014

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale, Dott. Mario Pinelli , che ha concluso per l’annullamento senza
rinvio per prescrizione del reato;
udito, per il ricorrente, l’avvocato X.Z. che si è associato alla
richiesta del P.G.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 29 marzo 2012 la Corte d’Appello di Lecce, in
riforma della sentenza dal locale Tribunale in data 25.6.2010,

81, 490,476, 482 c.p. in quello di cui all’art. 610 c.p. per avere
occultato e poi sottratto i fogli numerati “6” e “7” del verbale di udienza
del 12.6.2001, tenutasi innanzi al G.O.A., avv. Macchia, poiché
dapprima allegava fogli, già dattiloscritti, al verbale di udienza,
numerandoli e continuando a scrivere le proprie deduzioni sui fogli
immediatamente seguenti a questi, che numerava “8” e “9” e,
successivamente, allorché l’avvocato Donato Mellone dava lettura alle
altre parti presenti del contenuto delle pagine dattiloscritte, con fare
fulmineo, strappava di mano al predetto avvocato le pagine numerate
“6” e “7”, cambiando la numerazione successiva delle pagine da “8 e 9”
a “6 e 7”, aggiungendo sul finire di pagina cinque le lettere “chia”, in
maniera che si legassero alle precedenti lettere “mac”, deponendo, poi,
i fogli all’interno della propria tasca ed allontanandosi repentinamente
dall’aula di udienza.
1.1.Riteneva il giudice d’appello che non poteva ravvisarsi nei fatti
oggetto di contestazione il delitto di falso, atteso che ciò che conta
nella redazione del verbale della causa civile è la sottoscrizione del
Giudice che gli conferisce dignità di atto pubblico facente fede fino a
querela di falso per cui prima di tale sottoscrizione non può parlarsi
affatto della esistenza di un atto pubblico, tuttavia nei fatti era
ravvisabile una diversa figura criminosa, in quanto, avendo il Lucarelli
già manifestato la volontà di voler rendere parte integrante del verbale
di causa le sue deduzioni, precedentemente predisposte, ed avendole
poste per tale motivo nella disponibilità dei colleghi, patrocinatori delle
controparti, se è vero che il testo delle stesse era certamente
modificabile, la sottrazione di alcune di esse con lo strappo dalle mani
dell’Avv. Mellone che ne leggeva il contenuto costituiva il reato di cui
all’art. 610 C.P.
2.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione

l’imputato, affidato a cinque motivi, con i quali lamenta:
1

riqualificava il fatto contestato a Lucarellí Vito Giacomo di cui agli artt.

-con il primo motivo, la violazione di legge ai sensi dell’art. 606, primo
comma, lett. c) c.p.p., in relazione all’art. 108 e 178 c.p.p., atteso che
all’udienza del 25.6.2010 il nuovo difensore di fiducia dell’imputato
chiedeva termine a difesa non inferiore a sette giorni, ma il giudice di
primo grado concedeva solo un differimento di trenta minuti; la corte
d’appello di Lecce rigettava l’eccezione di nullità della sentenza per
violazione del diritto di difesa, asserendo la natura dilatoria della
rinuncia al mandato del precedente difensore, in considerazione

fondamento giuridico, posto che l’udienza in questione era l’udienza di
discussione, sicchè il nuovo difensore non avrebbe potuto discutere di
un processo di cui nulla conosceva;
-con il secondo motivo, l’inosservanza e/o erronea applicazione della
legge penale, nonché mancanza e manifesta illogicità della motivazione
per mancata declaratoria di estinzione del reato per intervenuta
prescrizione, atteso che il capo di imputazione indica il 12.6.2001 come
tempus commissi delicti, e vanno aggiunte, ai sette anni e mezzo
previsti dalla legge come periodo di prescrizione, 10 mesi e 28 gg per la
sospensione del corso della prescrizione relativamente alla istanza di
legittima suspicione (e cioè dal 20.11.2006 al 18.10.2007), per cui il
reato si è prescritto sin dal 10.11.2009; il reato si è, comunque,
prescritto in data diversa da quella indicata;
-con il terzo motivo, l’inosservanza e/o erronea applicazione della
legge penale o di altre norme giuridiche di cui si deve tener conto
nell’applicazione della legge penale, ai sensi dell’art. 606, primo comma,
lett. b) c.p.p. in relazione all’art. 610 c.p., nonchè la mancanza,
contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione risultante dallo
stesso provvedimento impugnato ai sensi dell’art. 606 lett. e) c.p.p.,
atteso che i fogli non sono stati tolti dalle mani del Mellone, ma
prelevati con garbo dal complesso degli altri fogli tra i quali quei due
erano capitati, costituendo in quel momento null’altro che note
informali, rimasti nella piena disponibilità del legale Lucarelli, che
poteva anche annullarli, sicchè non si riesce a comprendere come possa
individuarsi l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 610 c.p.c.; inoltre, manca
la prova che quel foglio che l’Avv. Lucarelli ebbe a riprendersi fosse
stato messo a disposizione dagli altri avvocati e che fosse stato inserito
nel verbale;
– con il quarto motivo, l’inosservanza e/o erronea applicazione della
legge processuale penale e la mancanza, contraddittorietà, manifesta

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dell’avvicendamento di altri difensori, ma tale affermazione è priva di

illogicità della motivazione risultante dallo stesso provvedimento
impugnato, ai sensi dell’art. art. 606, primo comma, lett. e) c.p.p.,
atteso che la Corte di merito non poteva qualificare diversamente i fatti
della sentenza di primo grado, né poteva rivalutare i fatti elevando una
nuova imputazione, in quanto quella che era l’imputazione di cui al
decreto di citazione a giudizio era stata posta nel nulla per effetto
dell’accoglimento dell’impugnazione; la Corte di Appello di Lecce ha
violato i principi contenuti nell’art.597 c.p.p. e art. 516 c.p.p. avendo

che è stato posto in tal modo dinanzi ad un fatto nuovo;
-con il quinto motivo, l’inosservanza e/o erronea applicazione della
legge processuale penale o di altre norme giuridiche; in particolare la
sentenza d’appello è nulla in quanto erroneamente all’udienza del
20.2.2012 è stata affermata l’inidoneità della residenza dell’esponente a
ricevere le notifiche; di contro proprio dagli accessi e dalle attestazioni
dell’Ufficiale Giudiziario vi è la conferma che in Lecce, alla via Trinchese
18, l’appellante aveva la residenza e che era occasionale la sua non
presenza al momento dell’accesso dell’Ufficiale Giudiziario.
2.1.11 ricorrente ha prodotto, poi, plurime memorie con le quali, tra
l’altro, ha insistito per la declaratoria dì estinzione del reato per
intervenuta prescrizione.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso non è inammissibile, ai sensi dell’art. 606/3
c.p.p., sicchè non è preclusa a questa Corte la possibilità di rilevare
e dichiarare cause di non punibilità a norma dell’art. 129 c.p.p.
(Sez.Un., n.23428 del 22/03/2005; Sez. IV, n.31344 dell’
11/06/2013).
2. Per il reato per cui è processo, invero, così come dedotto dallo
stesso ricorrente, è maturato successivamente alla sentenza di
secondo grado, il termine di prescrizione, pari ad anni sette e mesi
sei, a decorrere dal 12.06.2001, al quale va aggiunto il periodo di
anni 3, mesi tre e giorni 26 di sospensione della prescrizione
intervenuto in primo grado, sicchè la prescrizione è spirata di
7.4.2012.
L’obbligo della immediata declaratoria di tale causa di estinzione,
sancito dal primo comma dell’art. 129 c.p.p., implica nel contempo
la valutazione della sussistenza in modo evidente di una ragione di
proscioglimento dell’imputato, alla luce della regola di giudizio posta
dal secondo comma del medesimo art. 129 c.p.p., rilevabile, tuttavia,

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variato i contenuti essenziali dell’addebito nei confronti dell’imputato

soltanto nel caso in cui le circostanze idonee ad escludere l’esistenza
del fatto, la commissione del medesimo da parte dell’imputato e la
sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non
contestabile, così che la valutazione che il giudice deve compiere al
riguardo appartenga più al concetto di “constatazione”, ossia di
percezione “ictu °culi”, che a quello di “apprezzamento” e sia quindi
incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di
approfondimento (Sez. III, n.10221 del 24/01/2013).

non contestabile ragioni di proscioglimento dell’imputato, ai sensi
dell’art. 129/2 c.p.p.- risultando pacifico che l’ imputato toglieva i
fogli dalle mani del lettore, al fine correggere o revocare alcune
deduzioni da egli stesso vergate ponendolo in tasca senza restituirlo
e allontanandosi dall’aula.
3. I motivi di ricorso riguardanti profili di nullità della sentenza,
ove accolti, potrebbero in ipotesi soltanto dar luogo ad un
annullamento con rinvio, al quale, comunque, non potrebbe farsi
luogo stante l’obbligo, di immediata declaratoria della causa di
estinzione dei reati per intervenuta prescrizione, sancito dal primo
comma dell’art. 129 c.p.p..
4. La sentenza impugnata va, pertanto, annullata senza rinvio
per essere il reato estinto per prescrizione

p.q.m.
annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato
estinto per prescrizione
Così deciso il 25.11.2014

Nel caso di specie non ricorrono in modo evidente ed assolutamente

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