Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15600 del 19/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 15600 Anno 2015
Presidente: MARASCA GENNARO
Relatore: DE BERARDINIS SILVANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
MILANO
nei confronti di:
CIVATI AGOSTINO N. IL 10/08/1980
PELLICANI CLAUDIO N. IL 02/05/1982
avverso la sentenza n. 6/2012 TRIBUNALE di BUSTO ARSIZIO, del
10/05/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SILVANA DE BERARDINIS
Udito il Procuratore Generale i persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
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Data Udienza: 19/11/2014

Con sentenza in data 10 maggio 2013 il Giudice monocratico del Tribunale di Busto Arsizio
decidendo sull’appello proposto da CIVATI Agostino e PELLICANI Claudio avverso la sentenza
del Giudice di Pace,in data 19/4/12,che dichiarava gli imputati responsabili del reato di cui
all’art.594 CP commesso per avere offeso l’onore e il decoro dei carabinieri Ingallinera Carmelo
e Obinu Francesco-in data 6.4.2005-in accoglimento dell’impugnazione dichiarava il reato
estinto ai sensi dell’art.35 D.Lgs. n.274/2000,per condotta riparatoria realizzata a favore delle
persone offese.
-Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione il PG presso la Corte di Appello di
Milano ,su richiesta delle persone offese,deducendo:
la violazione di cui all’art.606 lett.B) CPP in relazione all’art.35 D.Lgs. n.274/2000.
Evidenziava al riguardo che il Giudice di Pace aveva emesso sentenza ,a seguito di rinvio dalla
Corte Suprema di Cassazione,che-con la sentenza n.216 del 7/10/2010 aveva annullato la
sentenza dichiarativa dell’estinzione del reato ex art.35 D.I. citato in quanto il giudice non
aveva reso conto della congruità della condotta riparatrice.
Precisava che nel giudizio di rinvio il Giudice di Pace aveva dichiarato gli imputati responsabili
del reato ad essi ascritto condannando ciascuno alla pena di €500,00 di multa ed al
risarcimento del danno a favore delle parti civili.
Evidenziava altresì che il Tribunale,in sede di appello,aveva riformato la predetta sentenza
rendendo motivazione inerente alla adeguatezza della condotta di riparazione del
danno,valutando anche in riferimento al contesto nel quale gli imputati si erano trovati al
momento del fatto(essendo stati vittime di ferimento da parte di terzi)Tanto premesso il PG censurava la decisione evidenziando-in primo luogo-che risultava decorso
il termine di prescrizione del reato.
2-Evidenziava inoltre censure inerenti alla contraddittorietà e manifesta illogicità della
motivazione del provvedimento impugnato,rilevando che il giudice di appello aveva prima
correttamente ritenuto riprovevole la condotta manifestata dagli imputati verso le parti civili,e
poi aveva sostenuto che non vi era da parte dei predetti un effettivo intento denigratorio
contro i militari.
Il PG censurava inoltre la decisione che applicava l’art.35 D.L. citato,sostenendo la tardività
della condotta riparatrice del Civati ,e rilevava l’erronea valutazione resa in riferimento alla
condanna emessa dal Giudice di Pace per il risarcimento del danno.
–Il difensore di PELLICANI Claudio ha depositato memoria con la quale rileva l’inammissibilità
dell’impugnazione formulata dal PG.

Va rilevata l’inammissibilità del ricorso.
Invero va evidenziato preliminarmente che il giudice di appello ha correttamente ritenuto la
sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell’art.35 D.Lgs. n.274/2000,essendo stata
accertata la condotta riparatrice posta in essere dagli imputati a favore delle costituite parti
civili,la cui tempestività non risulta contrastata dalla parte civile ,e risulta parimenti valutata
dal giudice del rinvio,in grado di appello,la congruità della offerta versata in primo grado.
Tanto premesso deve evidenziarsi l’inammissibilità dei motivi di ricorso avanzati dal PG. atteso
che l’impugnazione viene proposta con rilievi attinenti alla contraddittorietà ed illogicità della
motivazione tendenti a valutazioni in fatto precluse a questa Corte di legittimità,in presenza di
sentenza dichiarativa della causa di estinzione del reato,con la quale il giudice ha reso conto
con specifica motivazione della verifica dei presupposti per ritenere sussistente la congrua
riparazione del danno cagionato dalla condotta illecita alle persone offese dal reato.
Resta in tal senso ininfluente il riferimento al decorso del termine di prescrizione,che si sarebbe
verificato in epoca antecedente alla sentenza di appello.
Va pertanto dichiarata l’inammissibilità del gravame proposto dal PG.

1

FATTO E DIRITTO

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso del PG.

Roma,deciso in data 19 novembre 2014.

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