Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15598 del 19/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 15598 Anno 2015
Presidente: MARASCA GENNARO
Relatore: DE BERARDINIS SILVANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BOCCIA TIZIANA LINA N. IL 16/04/1968
avverso la sentenza n. 6258/2010 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
09/01/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SILVANA DE BERARDINIS
Udito il Procuratore Generale in persona e el ott.
che ha concluso per (

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor 7wv.

Data Udienza: 19/11/2014

,

Con sentenza in data 9.1.2013 la Corte di Appello di Napoli pronunziava la riforma
della sentenza emessa dal Giudice monocratico del Tribunale di Torre Annunziata in
data 11.5.2009,nei confronti di BOCCIA Tiziana Lina,dichiarando non doversi
procedere a carico dell’imputata per il reato ascrittole(ai sensi dell’art.81 cpv.-485
CP per avere apposto la sottoscrizione apocrifa del coniuge su vari buoni fruttiferi
postali,emessi sul conto corrente cointestato)-limitatamente alle condotte in data
20.2.2004 e 4.6.2005,essendo tale reato estinto per prescrizione;-rideterminava la
pena in riferimento alla residua contestazione del fatto acc.in data 30.9.2005,con le
già concesse attenuanti generiche,in mesi otto di reclusione.
-Confermava nel resto l’appellata sentenza,comprensiva delle statuizioni civili.
Il giudizio di responsabilità risulta fondato su dichiarazioni della persona offesa
ritenute attendibili,in quanto lineari e non smentite da ulteriori risultanze,nonché
dotate di riscontro nella consulenza tecnica disposta dal PM(che era stata confermata
dal consulente in dibattimento)La Corte ha inoltre disatteso la richiesta di rinnovazione del dibattimento,tesa alla
acquisizione di un documento(ovvero della comparsa di costituzione del Marino
Raffaele nel giudizio di separazione ),rilevando che tale documento era già agli atti
del procedimento;peraltro la Corte rilevava che i buoni falsificati nella comparsa di
cui innanzi erano indicati solo genericamente,onde non vi erano elementi per ritenere
che si trattasse degli stessi titoli indicati nell’imputazione.
Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore,deducendo:
1-la mancata assunzione di una prova decisiva,ai sensi dell’art.606 lett.D) CPP.
2-la mancanza di motivazione in riferimento alla mancata assunzione della prova
richiesta dalla difesa-

Va rilevata l’inammissibilità del ricorso.
Invero dal testo del provvedimento impugnato si desume la specifica valutazione
delle richieste avanzate dalla difesa dell’appellante,relative alla rinnovazione del
dibattimento;sul punto la decisione è incensurabile,essendo conforme al dettato
giurisprudenziale sancito da questa Corte,secondo cui in sede di appello il giudice ha
il potere-dovere di ammettere le prove richieste da una parte solamente qualora egli
ritenga di non essere in grado di decidere allo stato degli atti:tale impossibilità
sussiste quando i dati probatori già acquisiti sono contraddittori o incerti nonché
quando l’incombente richiesto rivesta carattere di
decisività(Sez.VI,5/9/1995,n.9333.V.altresì Sez.V,dell’8 agosto 2000,n.8891RV217209-per cui il giudice di appello,chiamato a pronunciarsi su richieste di
rinnovazione del dibattimento,ӏ tenuto a motivare solo nel caso in cui a detta
rinnovazione acceda”)-

FATTO E DIRITTO

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1.000,00 a favore della Cassa delle
Ammende,nonché al rimborso delle spese sostenute dalla Parte civile,che liquida in
euro 1.600,00 oltre accessori come per legge.
Roma,deciso il 19 novembre 2014.

Alla luce della esaustiva e congrua motivazione resa dalla Corte territoriale,i motivi
di ricorso attinenti alla mancata assunzione di una prova decisiva,ed al difetto di
motivazione della sentenza sulle richieste difensive si palesano come manifestamente
infondati.
il ricorso è ripetitivo e manifestamente infondato.
In presenza della inammissibilità del gravame, resta preclusa la declaratoria di
estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
Consegue alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 a favore della
Cassa delle Ammende,oltre alla rifusione delle spese sostenute dalla costituita parte
civile,che vengono liquidate in complessivi euro1.600,00 oltre accessori di legge.

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