Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15597 del 17/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 15597 Anno 2015
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: PEZZULLO ROSA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MASTRONICOLA MASSIMO N. IL 15/09/1958
avverso la sentenza n. 2423/2010 CORTE APPELLO di ROMA, del
11/10/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. ROSA PEZZULLO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

o, per la parte civile, l’Avv

Data Udienza: 17/11/2014

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
Generale, Dott. Sante Spinaci, che ha concluso per il

rigetto dei

ricorso;

RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 11.10.2013 la Corte di Appello di Roma
confermava la sentenza emessa in data 7.10.2009 dai Tribunale di
Cassino, in composizione monocratica, con la quale Mastronicola
Massimo era stato condannato, concesse le attenuanti generiche,

delitto di cui ali’ art. 474 c.p. perché deteneva per la vendita, o
metteva altrimenti in circolazione, camicie, sciarpe borse e borseiii
con marchi contraffatti Aìviero Martini, Gucci, Hogan, Fendi, Louis
Vuitton ed altri.
Le sentenze di merito ricostruivano i fatti nel senso che, in
data 14.11.2007, agenti della Guardia di Finanza controllavano in
uscita al casello autostradale di Pontecorvo l’auto condoa
dall’imputato, rinvenendo all’interno del bagagliaio !a merce
descritta nel capo di imputazione.
2. Avverso la sentenza d’appello il Mastronicola, a mezzo del
proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la
nullità della sentenza per difetto di motivazione, atteso che, in
merito alla dodlianza effettuata in appello- secondo cui la merce era
stata rinvenuta all’interno del bagagliaio, sicché non risultava posta
in vendita, o destinata alla vendita- non è stata data risposta; in
ogni caso, l’imputato andava assolto, perché la condotta da lui posta
in essere non integra gli estremi dei reato di cui all’art. 474 cap.,
non risultando dimostrata la destinazione alla vendita della merce.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile, siccome manifestamente infondato.
1. Va innanzitutto evidenziato che con l’atto di appello
l’imputato, contrariamente a quanto sostenuto in ricorso, non ha
svolto doglianze in merito alla finalità di vendita della merce
rinvenuta nel bagagliaio dell’auto da lui condotta, essendosi il
Mastronícola limitato ad addurre la configurabilità nella fattispecie in
esame di un falso grossolano, nonché l’acquisto della merce con
fattura. Non è censurabile, pertanto, la sentenza impugnata in
punto di omessa motivazione circa la destinazione alla vendita della
merce contraffatta rinvenuta nel bagagliaio dell’auto condotta

alla pena di mesi tre di reclusione ed euro 600,00 di multa, per il

dall’imputato, non essendo stata devoluta tale specifica questione ai
giudice d’appello.
2. In ogni caso, la predetta deduzione non tiene conto di
quanto evidenziato nelle sentenze di merito -da leggersi
congiuntamente, confluendo in un risultato organico ed inscindibile
al quale occorre in ogni caso fare riferimento per giudicare della
congruità della motivazione (Sez. 2, sentenza n. 1309 del 22
novembre 1993 – 4 febbraio 1994, CED Cass. n. 197250; Sez. 3,

n. 252615)- circa l’esibizione da parte dell’imputato di una fattura
riguardante l’acquisto di capi di abbigliamento, diversi rispetto a
quelli sequestrati oggetto di contraffazione, documento questo
senz’altro indicativo delle finalità di commercializzazione della merce
detenuta dall’imputato.
D’altra parte, la finalità della vendita per il caso di mera
detenzione di prodotti con marchi contraffatti ; può essere provata,
come nella fattispecie, suMa base dei più disparati indizi, purché essi
siano univocamente conducenti alla conclusione che il possesso sia
diretto alla attività del successivo commercio o messa in circolazione
del corpo di reato (Sez. II, 28/09/2011, n. 142).
3. Alla declaratoria di inammissibilità segue per iegge
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processualì,
nonché, trattandosi di causa di inammissibilità riconducibile a colpa
del ricorrente (Corte Costituzionale n. 186 del 7-13 giugno 2000),
al versamento, a favore della cassa delle ammende, di una somma
che si ritiene equo e congruo determinare in Euro 1000,00, ai sensi
dell’art. 616 c.p.p..
p.chrn.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma dì euro 1000,0u
in favore della cassa delle ammende.
Così deciso ii 17.11.2014

sentenza n. 13926 del 1 dicembre 2011 – 12 aprile 2012, CED Cass.

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