Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15466 del 19/12/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 15466 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: SCARCELLA ALESSIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LIU LIANGYNG N. IL 15/12/1972
avverso l’ordinanza n. 46/2014 TRIB. LIBERTA’ di ANCONA, del
13/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. AtESSTOSCARCE -LLA;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

uni-11

9)

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 19/12/2014

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza 13.6.2014 il Tribunale di Ancona ha rigettato la richiesta di
riesame proposta dal difensore di Liu Liangyng in relazione al sequestro preventivo di
un conto corrente bancario a lei intestato, nell’ambito di un procedimento penale per
reati tributari a carico di altri soggetti, tra cui il suo compagno convivente. Per
giungere a tale conclusione, il Tribunale marchigiano ha rilevato che spetta al Pubblico
Ministero, nella fase esecutiva, di decidere sull’istanza di revoca del sequestro eseguito
in danno di persona non indicata nel decreto.

2. Il difensore ricorre per cassazione contro la predetta ordinanza denunziando
due censure:
2.1

mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione

sull’accertamento della effettiva natura della misura cautelare disposta ed eseguita
nell’ambito del procedimento penale n. 1460/14 RGNR – n. 1455/14 R. GIP Violazione dell’obbligo di motivazione (art. 111 Cost .e 125 comma 3 cpp) Inosservanza o erronea applicazione degli artt. 125 comma 3 e 321 cpp.
Rileva in particolare la ricorrente che, contrariamente a quanto affermato dal
Tribunale, con l’istanza di riesame non si era limitata a dedurre l’estraneità del proprio
nominativo rispetto a quelli indicati nel provvedimento, ma aveva proposto censure
anche sulla validità e legittimità del decreto di sequestro, segnalandosi che in luogo di
un preannunciato sequestro per equivalente, era stato disposto un mero sequestro
preventivo senza che sussistesse alcun nesso di pertinenzialità col reato. Richiama le
osservazioni proposte con l’istanza di riesame e in particolare ribadisce che la mera
esistenza di una delega ad operare in favore della persona sottoposta alle indagini non
indica elemento sufficiente a determinare la riconducibilità al medesimo delle somme
di danaro depositate sul conto e sul libretto di risparmio sequestrati anche perché
l’entità delle somme appariva assolutamente congrua con il fisiologico margine di
risparmio della lavoratrice Liu Liangyng.
Rileva l’assoluta assenza di motivazione sul periculum e sulla equivalenza tra il
valore dei beni sequestrati e l’entità del profitto scaturito dalla commissione
dell’illecito, temi debitamente sollevati con la richiesta di riesame.
2.2 Con il secondo motivo denunzia la mancanza, contraddittorietà o manifesta
illogicità della motivazione sull’accertamento della possibilità della misura cautelare
disposta ed attuata nell’ambito del procedimento penale n. 1460/14 RGNR – n.
1455/14 R. GIP – di essere applicata nei confronti di persona estranea alle indagini e
non indicata nel decreto di sequestro- Violazione del diritto di difesa costituzionalmente
garantito (art. 24 Cost.).
Secondo la tesi della ricorrente il Tribunale aveva omesso di pronunciarsi sulla
questione del superamento dei limiti imposti dal tenore del decreto di sequestro (che
indicava nominativamente i soggetti i soggetti nei cui confronti avrebbe potuto essere

2

estesa la misura), con grave pregiudizio del diritto di difesa, avendo rimesso la
cognizione al Pubblico Ministero, cioè ad una controparte processuale, sfornita dei
necessari requisiti di terzietà e imparzialità.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è fondato.
Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte è ammissibile il ricorso per
cassazione contro ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo, pur consentito
solo per violazione di legge, quando la motivazione del provvedimento impugnato sia

del tutto assente o meramente apparente, perché sprovvista dei requisiti minimi per
rendere comprensibile la vicenda contestata e l'”iter” logico seguito dal giudice nel
provvedimento impugnato (tra le varie, Sez. 6, Sentenza n. 6589 del 10/01/2013 Cc.
dep. 11/02/2013 Rv. 254893; Sez. U, Sentenza n. 25932 del 29/05/2008 cc. dep.
26/06/2008 Rv. 239692).
Nel caso di specie, in sede di riesame la ricorrente aveva dedotto anche il tema
della pertinenzialità della somma rispetto al reato contestato all’indagato Lin Janxi, la
compatibilità dell’importo con la attività lavorativa da essa svolta, le ragioni che
avevano giustificato la delega ad operare sul conto (di mera opportunità, e
nell’esclusivo interesse della delegante), nonché l’assenza di “periculum”.

Aveva

dunque sollevato specifiche questioni sulla riconducibilità delle somme all’indagato e
dunque, a fronte di una pluralità di censure riguardanti i presupposti per l’emissione
del provvedimento cautelare in danno del terzo, il Tribunale del Riesame si è limitato a
considerare unicamente la questione della non inclusione del nominativo della
ricorrente tra i destinatari della misura (cioè i titolari dei conti correnti o libretti di
risparmio formalmente riconducibili all’indagato Un 3anxi), incorrendo inevitabilmente
non solo nel vizio totale di motivazione (deducibile in sede di legittimità ai sensi
dell’art. 125 comma 3 cpp, in virtù del principio esposto), ma anche in un palese
errore di diritto perché spetta certamente al giudice, e non al pubblico ministero,
l’accertamento della disponibilità, da parte dell’indagato, di beni appartenenti a terzi:
in tal caso infatti occorre verificare, alla stregua della nozione civilistica del possesso,
se i beni stessi ricadano nella sfera degli interessi economici del reo, ancorché il potere
dispositivo su di essi venga esercitato per il tramite di terzi (cfr. tra le varie, Sez. 3,
Sentenza n. 15210 del 08/03/2012 Cc. dep. 20/04/2012 Rv. 252378).
Ben diversa è la tematica della individuazione dei beni concretamente vincolabili
appartenenti ad un soggetto già individuato qualora il giudice non disponga in atti di
elementi per stabilirlo: in tal caso subentra, per l’individuazione, il pubblico ministero
quale organo demandato all’esecuzione del provvedimento (cfr. cass. Sez. 3, Sentenza
n. 7675 del 10/01/2012 Cc. dep. 28/02/2012 Rv. 252095; Sez. 3, Sentenza n. 12580
del 25/02/2010 Cc. dep. 31/03/2010 Rv. 246444; Sez. 2, Sentenza n. 6974 del

3

27/01/2010 Cc. dep. 19/02/2010 Rv. 246478): ma tale ipotesi, come si è visto, non
ricorre nel caso di specie.
Il provvedimento impugnato va pertanto annullato con rinvio al Tribunale di
Ancona peryi;re-esarairvi-1 per nuovo esame.

P.Q.M.
annulla il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di Ancona.

Così deciso in Roma, il 19.12.2014.

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