Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15452 del 25/11/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 15452 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sul ricorso proposto dal
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Nola
nel procedimento nei confronti di
Spiezio Gennaro, nato a Castello di Cisterna (NA) il 28/04/1959

avverso il provvedimento del 27/11/2013 del Giudice per le indagini preliminari
del Tribunale di Nola;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
letta la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Elisabetta Cesqui, che ha concluso per l’inammissibilità del
ricorso.

Data Udienza: 25/11/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Noia ricorre per
l’annullamento del provvedimento del 27/11/2013 con il quale il Giudice per le
indagini preliminari di quello stesso Tribunale gli ha restituito gli atti a seguito di
richiesta di emissione di decreto penale di condanna proposta nei confronti del
sig. Gennaro Spiezio per il reato di cui all’art. 291-bis, d.P.R. 23 gennaio 1973, n.
43, commesso in Marigliano il 16/05/2013.

a tal fine, che il 03/10/2013 aveva chiesto una prima volta l’emissione di identico
decreto penale con pena diminuita sino alla metà del minimo edittale, ai sensi
dell’art. 459, comma 2, cod. proc. pen., e ritenuta perciò non congrua dal
Giudice.
Aveva quindi reiterato la richiesta, senza dimezzamento della pena, ma il
Giudice, con il provvedimento impugnato, ha restituito gli atti definendo la
richiesta non reiterabile a fronte del rigetto precedente.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il ricorso è fondato.
Non v’è dubbio che il provvedimento con il quale il giudice, investito della
richiesta di decreto penale di condanna, dispone la restituzione degli atti al
pubblico ministero, ai sensi dell’art. 459, comma 3, cod. proc. pen., è atto
astrattamente impugnabile solo per abnormità (così, sin da subito, Sez. 5, n.
2287 del 10/06/1993, Genovese, Rv. 194839; per un’affermazione più recente
del medesimo principio cfr. Sez. 6, n. 36216 del 27/06/2013, Galati, Rv.
256331).
Come già affermato da questa Corte, è affetto da abnormità non solo il
provvedimento giurisdizionale che, per la singolarità e stranezza del contenuto,
risulti avulso dall’intero ordinamento processuale, ma anche quello che, pur
essendo in astratto manifestazione di legittimo potere, si esplichi al di fuori dei
casi consentiti e delle ipotesi previste, al di là di ogni ragionevole limite.
L’abnormità dell’atto processuale può riguardare tanto il profilo strutturale,
allorché l’atto, per la sua singolarità, si ponga al di fuori del sistema organico
della legge processuale, quanto il profilo funzionale, quando esso, pur non
estraneo al sistema normativo, determini la stasi del processo e l’impossibilità di
proseguirlo (Sez. U, n. 17 del 10/12/1997, Di Battista, Rv. 209603; Sez. U, n. 26
del 24/11/1999, Magnani, Rv. 215094).
Nel caso di specie, è pur vero che il provvedimento impugnato trova
specifico riscontro normativo nell’art. 459, comma 3, cod. proc. pen. e non

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Eccepisce, al riguardo, l’abnormità del provvedimento impugnato e deduce,

determina alcuna stasi processuale, potendo il pubblico ministero promuovere
l’azione penale nei modi ordinari (Sez. 6, n. 45290 del 11/11/2008, Esposito, Rv.
242377), tuttavia le ragioni addotte a fondamento della sua adozione
comportano una non consentita limitazione delle prerogative del pubblico
ministero proprio in materia di azione penale e, in particolare, della forma con
cui esercitarla ai sensi dell’art. 405, cod. proc. pen..
Non esiste, infatti, alcuna norma processuale, né alcun principio
ordinamentale che impedisca al pubblico ministero di presentare, purché nel

emissione di decreto penale, nei confronti dello stesso imputato, con una diversa
pena oppure arricchita di ulteriori indagini, magari espletate proprio in
conseguenza di un predente rigetto per insufficienza delle stesse, oppure ancora
con una diversa qualificazione giuridica dello stesso fatto.
Nulla impedisce al pubblico ministero di reiterare la richiesta di decreto
penale sulla base di una situazione di fatto e di diritto diversa da quella per la
quale il giudice l’aveva precedentemente disattesa.
In questi casi, la restituzione degli atti, fondata sulla pura e semplice non
reiterabilità della richiesta («c’è rigetto precedente. Richiesta non
reiterabile»), si traduce in una non consentita limitazione delle legittime
prerogative del titolare dell’azione penale di scegliere, nei termini consentiti
dall’ordinamento, in quali modi e forme esercitare l’azione.
Nel caso di specie, l’imputato risponde del reato di cui all’art. 291-bis,
comma 2, d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43. Il pubblico ministero, applicando il
criterio di ragguaglio previsto dalla norma (multa di C 5,00 per ogni grammo
convenzionale di tabacco lavorato estero di contrabbando detenuto) aveva
proposto la pena di € 2.800,00 di multa, diminuita della metà ai sensi dell’art.
459, comma 2, cod. proc. pen..
Il GIP aveva respinto la richiesta affermando, alla luce dei precedenti penali
dell’imputato, che questi non fosse meritevole della premialità del rito prescelto.
Il PM, adeguandosi alle indicazioni fornitegli, aveva provveduto a modificare
la pena, non operando, nella nuova richiesta, alcuna riduzione e chiedendo
direttamente l’applicazione della multa nella misura di € 2.800,00.
Non vi sono, dunque, i margini per la diversa interpretazione delle ragioni
del rigetto che il PG, nella sua requisitoria scritta, ha ritenuto di poter attribuire
ad una ribadita non congruità della pena, ancorché modificata.
Ne consegue che il provvedimento deve essere annullato con restituzione
degli atti al Tribunale di Brescia per un nuovo esame della domanda del PM.

3

termine di cui all’art. 459, comma 1, cod. proc. proc., una nuova richiesta di

P.Q.M.

Annulla senza rinvio il provvedimento impugnato. Trasmissione atti al
Tribunale di Noia.

Così deciso il 25/11/2014.

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