Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15437 del 17/07/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 15437 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sui ricorso proposto da
De Riso Giovanni, nato a Napoli il 18/08/1932,

avverso la sentenza del 09/05/2013 del Giudice per l’udienza preliminare del
Tribunale di Monza;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Salzano, che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio della
sentenza impugnata perché il fatto non sussiste quanto alla violazione relativa
all’anno 2004;
udito per l’imputato l’avv. Stefano Lupis, sostituto processuale dell’avv. Angelo
De Riso, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.11 sig. Giovanni De Riso ricorre, per il tramite del difensore di fiducia, per
l’annullamento della sentenza del 09/05/2013 del Giudice per l’udienza

Data Udienza: 17/07/2014

preliminare del Tribunale di Monza che ha dichiarato non luogo a procedere nei
suoi confronti perché il reato di cui all’art. 2, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74
(indicazione, nella dichiarazione dei redditi conseguiti nell’anno d’imposta 2004,
di elementi passivi fittizi pari ad C 1.209.117,40 + IVA, avvalendosi di fatture
passive registrate in contabilità e relative a prestazioni oggettivamente
inesistenti, commesso in Cinisello Balsamo il 27 ottobre 2005, data di
presentazione della dichiarazione dei redditi), è estinto per prescrizione.
1.1. Con unico motivo lamenta, sotto il profilo della violazione di legge

motivazione, che in realtà il giudice avrebbe dovuto proscioglierlo per non aver
commesso il fatto, utilizzando, quindi, una formula a lui più favorevole.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2.11 ricorso è fondato.

3.Va preliminarmente ricordato che, secondo il consolidato insegnamento di
questa Corte,

«nel giudizio di cassazione, l’obbligo di dichiarare una più

favorevole causa di proscioglimento ex art. 129 cod. proc. pen., ove risulti
l’esistenza della causa estintiva della prescrizione, opera nei limiti del controllo
del provvedimento impugnato, in conformità ai limiti di deducibílità del vizio di
motivazione, la quale, a norma dell’art. 606 cod. proc. pen., deve risultare dal
testo del provvedimento impugnato» (così, da ultimo, Sez. 6, n. 48461 del

28/11/2013, Fontana, Rv. 258169; nello stesso senso, Sez. 1, n. 35627 del
18/04/2011, Amurrí, Rv. 253458; Sez 6, n. 27944 del 12/06/2008, Capuzzo, Rv.
240955, con richiami ad ulteriori precedenti).

4.Nel caso in esame, nella sentenza impugnata si legge: «Con riferimento
alla posizione di De Riso Giovanni, è pacifico già dalla lettura del capo di
imputazione, ove è stato impropriamente contestato un concorso di persone nel
reato, laddove è evidente che i reati in oggetto siano astrattamente ascrivibili
quello relativo all’anno di imposta 2004 al solo Bruna ti e quello relativo all’anno
2005 al solo De Riso, in ragione del fatto che i due imputati si sono succeduti
nella carica di legale rappresentante pro tempore della S. G. spa, che
quest’ultimo è estraneo al reato relativo all’anno di imposta 2004 (…) Ciò
premesso si rileva in relazione all’anno 2004, ascrivibile al solo Bruna ti
l’intervenuta prescrizione del reato».

Appare evidente, alla luce delle motivazioni contenute nella sentenza, che il
GUP, coerentemente alle premesse, avrebbe dovuto prosciogliere il De Riso dal
reato di dichiarazione fraudolenta relativa all’anno di imposta 2004, a lui ascritto,

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processuale penale e della manifesta illogicità e contraddittorietà della

per non aver commesso il fatto piuttosto che per intervenuta prescrizione,
formula, quest’ultima, correttamente utilizzabile (ed utilizzata) a favore del solo
Brunati.
In accoglimento del ricorso la sentenza deve perciò essere annullata con la
formula di cui al dispositivo.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di De Riso Giovanni
relativamente al reato di cui all’art. 2, d.lgs. 74/2000 (anno 2004) per non aver
commesso il fatto.
Così deciso il 17/07/2014

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