Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15432 del 10/07/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 15432 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Petruso Domenico, nato a Palermo il 30/01/1968,

avverso la sentenza del 11/12/2013 della Corte di appello di Palermo;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Gianluigi Pratola, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.11 sig. Domenico Petruso ricorre, per il tramite del difensore di fiducia, per
l’annullamento della sentenza dell’11/12/2013 della Corte d’appello di Palermo
che, in parziale riforma della sentenza di primo grado, gli ha concesso il beneficio
della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale,
confermando nel resto la condanna alla pena di due mesi di arresto ed C
9.000,00 di ammenda inflitta 1’8/05/2012 dal Tribunale di quello stesso
capoluogo per i reati di cui agli artt. 44, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

Data Udienza: 10/07/2014

(capo 1), 93 e 95, d.P.R. 380 del 2001 (capo 2), 94 e 95, d.P.R. 380 del 2001
(capo 3), 64 e 71, d.P.R. 380 del 2001 (capo 4), 65 e 72, d.P.R. 380 del 2001
(capo 5), commessi in Palermo fino al 20/08/2009.
In particolare, si contesta all’imputato di aver realizzato un manufatto in
cemento armato di 160 metri quadrati, a due elevazioni fuori terra, in zona
sismica, in assenza di permesso di costruire e dell’autorizzazione del Genio
Civile, in assenza di progetto esecutivo redatto da tecnico competente e senza
averne fatto denunzia al Genio Civile.

applicazione del d.P.R. 380 del 2001, anche in relazione agli artt. 3, 42 e 97,
Cost. e lamenta al riguardo: a) la mancanza di offensività penale della condotta,
avendo posto in essere l’abuso edilizio in zona agricola, e tuttavia ricca di
costruzioni abusive successivamente sanate, e l’ingiusta applicazione della pena
detentiva (“ultima ratio” cui poter far ricorso solo quando il medesimo bene
giuridico non sia altrimenti e diversamente tutelabile), concorrente con la
sanzione amministrativa; b) la subordinazione del beneficio della sospensione
condizionale della pena alla demolizione del manufatto e dunque, in ultima
analisi, all’attuazione di una sanzione amministrativa che potrebbe essere
annullata dal giudice amministrativo competente a decidere e già adito.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2.11 ricorso è inammissibile perché generico e manifestamente infondato.

3.11 ricorrente rivendica alla giustizia amministrativa il compito esclusivo di
interpretare ed applicare le norme in materia urbanistica e le relative sanzioni
(compresa la demolizione), denuncia il ricorso alla sanzione penale per tutelare
beni già protetti in sede amministrativa e, in ogni caso, la mancanza di
offensività concreta della condotta incriminata (avuto riguardo al contesto già
edificato in cui il manufatto si inserisce), contesta la legittimità della
subordinazione della sospensione condizionale della pena alla demolizione
disposta dall’autorità amministrativa con provvedimento impugnato dinanzi al
giudice amministrativo.
3.1. Osserva al riguardo questa Suprema Corte che:
a) i reati contestati all’imputato non sono ulteriormente sanzionati in via
amministrativa;
b) la sanzione penale costituisce l’unico presidio posto a tutela dei beni
giuridici protetti dalle norme violate dall’imputato (la tutela sostanziale del
territorio, il cui sviluppo deve avvenire in conformità alle previsioni urbanistiche,

2

1.1. Con unico, articolato motivo di ricorso, il Petruso eccepisce l’errata

la sicurezza delle costruzioni realizzate in cemento armato e di quelle costruite in
zone sismiche);
c) la natura sostanziale del bene tutelato dall’art. 44, d.P.R. 380 del 2001,
rende insussistente l’offesa solo in caso di opere minime, non in grado di incidere
sull’ordinato assetto del territorio e di compromettere gli interessi che vi
gravitano;
d) nel caso di specie l’opera realizzata è tutto fuorché urbanisticamente
indifferente;

attraverso l’accertamento di conformità di cui all’art. 36, d.P.R. 380 del 2001
(che il ricorrente nemmeno deduce di aver avviato), predispone gli strumenti
adeguati a evitare l’applicazione della sanzione penale;
f) di certo la pregressa compronnissione urbanistica del territorio non ne
legittima l’ulteriore aggressione e non esclude l’offensività della condotta;
g)

la natura penale della sanzione attribuisce al giudice ordinario la

competenza a conoscere e a decidere su qualsiasi presupposto, di fatto e di
diritto, della sua applicabilità, ivi comprese le norme urbanistiche e gli atti
amministrativi che disciplinano l’uso urbanistico-edilizio del territorio;
h)

non è possibile invocare alcuna pregiudizialità amministrativa,

definitivamente espunta dal codice di rito (art. 3, cod. proc. pen.) che ha lasciato
al giudice limitate possibilità di sospendere il processo nei soli casi previsti
dall’art. 479, cod. proc. pen. (Sez. U, n. 714 del 20/11/1996, Rv. 206659);
i) la sanzione specifica della demolizione ha una funzione direttamente
ripristinatoria del bene offeso, e quindi si riconnette all’interesse sotteso
all’esercizio stesso dell’azione penale; con la conseguenza che la clausola
normativa “se non altrimenti eseguita” (la demolizione), di cui all’art. 31, comma
9, d.P.R. 380/2001, non attiene ad un limite intrinseco al potere del giudice tale
da influenzarne la natura, ma si riconnette ad un’eventualità fisiologica e pratica
del suo esercizio, che può renderlo “inutiliter datum” (Cass. Sez. 6, 21 dicembre
1990, De Stefani, Rv. 185835; Id., 20 gennaio 1992, Palmucci, Rv. 188939; Sez.
3, 28 gennaio 1993, p.m. in proc. Crignano). Alla statuizione predetta va
riconosciuta la natura di provvedimento giurisdizionale, a tutela dell’interesse
sostanziale (protetto) correlato a quello di giustizia. L’esercizio del potere-dovere
di ordinare la demolizione trova la propria condizione applicativa solo nella
permanenza dell’opera abusiva, che rappresenta e definisce l’offesa al bene
tutelato, cioè al territorio (Sez. Un., 714/96, cit.);
j)

avuto riguardo alla funzione dell’ordine di demolizione, certamente il

giudice può subordinare la concessione del beneficio della sospensione
condizionale della pena alla sua esecuzione (così, da ultimo, Sez. 3, n. 3685 del
11/12/2013, Rv. 258517);
3

e) in caso di condotta non offensiva del bene sostanziale, l’ordinamento,

k) l’irrevocabilità della sentenza con la quale viene disposta la demolizione
dell’opera abusivamente realizzata non rende l’ordine impermeabile alle
successive vicende amministrative che possono sempre essere portate
all’attenzione del giudice dell’esecuzione.

4.11 ricorso, dunque, deve essere dichiarato inammissibile.
Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, ex art. 616 cod.
proc. pen., non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa del ricorrente

nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che
si fissa equitativannente, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di C 1000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso il 10/07/2014

(C. Cost. sent. 7-13 giugno 2000, n. 186), l’onere delle spese del procedimento

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