Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15431 del 10/07/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 15431 Anno 2015
Presidente: TERESI ALFREDO
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Rossetti Pierpaolo, nato a Velletri il 30/08/1973,
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avverso la sentenza del fug75:0121:azia de lL.. G4ico1/4.1-Lek..qtriaz ek,

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Gianluigi Pratola, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito per l’imputato l’avv. Giorgio Luceri, sostituto processuale dell’avv. Maria
Cherubini, che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1.11 sig. Pierpaolo Rossetti ricorre per l’annullamento della sentenza del
24/06/2013 della Corte d’appello di Roma che ha confermato la sentenza del
01/03/2012 del Tribunale di quella stessa città che lo aveva dichiarato colpevole
dei reati di cui agli artt. 44, lett. b), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (capo A) e 95,

Data Udienza: 10/07/2014

d.P.R. 380 del 2001 (capo B), commessi il 18/09/2008 e la aveva condannato
alla pena di mesi due di arresto ed C 25.000,00 di ammenda.
1.1. Con unico motivo lamenta la mancanza, la contraddittorietà e l’illogicità
della motivazione circa l’affermazione della sua responsabilità in ordine alla
realizzazione del manufatto abusivo.

2.11 ricorso è inammissibile perché palesemente infondato.

3.In punto di fatto è incontestata la realizzazione abusiva di un manufatto di
dimensioni di mt. 11,70 x 6,80 ed altezza variabile di mt. 3,00/3,50, con
adiacenti due porticati in legno infissi in basamento di cemento, di cui uno di
dimensioni di nnt. 5,80 x 3,30 ed altezza variabile di mt. 2,20/2,60, e l’altro di
mt. 6,30 x 7,30 ed altezza variabile di mt. 2,20/2,60.
3.1. Il manufatto in questione era stato realizzato su terreno di nuda
proprietà dell’imputato, titolare della comunità alloggio per anziani ubicata al
medesimo numero civico e materialmente contigua al manufatto stesso.
3.2.Per affermare la responsabilità dell’imputato il giudice di prime cure
aveva valorizzato il dato della nuda proprietà dell’immobile, della sua presenza al
momento del sopralluogo, del fatto che egli fosse titolare dell’attività della
comunità di cui al capoverso che precede. In questo modo il Tribunale aveva
escluso il coinvolgimento dei genitori dell’imputato, usufruttuari dell’area di
sedinne.
3.3.La Corte territoriale, investita della medesima questione, ha respinto
l’appello sul rilievo che il Rossetti, presente all’atto del sopralluogo, era l’unico
interessato alla realizzazione delle opere che, per le loro caratteristiche,
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