Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15423 del 08/04/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 15423 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: ALMA MARCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

BROCCHI Andrea, nato a Cesena il 2/12/1963

nell’ambito del procedimento penale iscritto per il reato di cui all’art. 640 cod.
pen. contro:


CEDRINI Massimo, nato a Novafeltria il 24/8/1956
D’AMICO Maria, nata a Caserta il 5/10/1978
MUNNO Michele, nato a Capua il 28/7/1976

avverso il decreto di archiviazione emesso in data 4/12/2012 dal Giudice per le
indagini preliminari presso il Tribunale di Forlì,
visti gli atti, il decreto e il ricorso
vista la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore Generale dott.ssa M. Giuseppina FODARONI, che ha concluso
chiedendo dichiararsi l’inammissibilità del ricorso con ogni conseguente
pronuncia;
udita la relazione svolta in camera di consiglio dal consigliere dr. Marco Maria
ALMA;
RITENUTO IN FATTO
Con decreto in data 4/12/2012 il Giudice per le indagini preliminari presso il
Tribunale di Forlì, su conforme richiesta del Pubblico Ministero ha disposto
l’archiviazione del procedimento penale iscritto ai nn. 7575/11 RGNR e 293/12
RGGIP nei confronti di CEDRINI Massimo, D’AMICO Maria e MUNNO Michele

Data Udienza: 08/04/2015

ritenendo che i fatti denunciati da BROCCHI Andrea non integravano gli estremi
dell’ipotizzato reato di cui all’art. 640 cod. pen.
Ha interposto ricorso per Cassazione avverso il predetto decreto il difensore del
querelante BROCCHI Andrea, deducendo violazione di legge ai sensi dell’art.
606, comma 1, lett. e) in relazione all’art. 408 cod. proc. pen.
Si duole la difesa del ricorrente del fatto che, nonostante il querelante avesse
espressamente richiesto di essere informato dell’eventuale richiesta di

di cui all’art. 408 cod. proc. pen. ed il Giudice per le indagini preliminari, non
rilevando la predetta nullità, ha emesso

de plano

l’indicato decreto di

archiviazione.
Il Procuratore Generale nella propria requisitoria scritta al fine di sostenere la
propria richiesta di declaratoria di inammissibilità del ricorso, richiamando
conformi arresti giurisprudenziali sul punto, ha sottolineato la tardività del
ricorso essendo la parte interessata venuta a conoscenza dell’esistenza del
provvedimento di archiviazione al più tardi sin dal 14/3/2014 (avendo in data
13/3/2014 ottenuto l’autorizzazione al rilascio di copia di tutti gli atti del
procedimento ed avendo il giorno successivo apposto la propria sottoscrizione in
calce al provvedimento autorizzativo ad indice della acquisita disponibilità di
quanto richiesto) ed essendo stato depositato il ricorso solo in data 23/5/2014
quindi ben oltre il termine di 15 giorni di cui all’art. 585 cod. proc. pen.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Valutazione preliminare all’esame delle doglianze contenute nel ricorso è
certamente quella riguardante la tempestività dello stesso.
Nella giurisprudenza di questa Corte la questione del termine entro il quale deve
essere utilmente formulato il ricorso per cassazione avverso un decreto di
archiviazione adottato in violazione del contraddittorio è stata oggetto di un
dibattito che ha portato a contrastanti indirizzi giurisprudenziali.
Tuttavia secondo il più recente indirizzo giurisprudenziale (sostenuto in origine
da Sez. 6, ord. n. 1663 del 06/04/2000, dep. 16/05/2000, Rv. 216892 e
successivamente ribadito nel tempo da Sez. 2, sent. n. 28613 del 26/06/2007,
dep. 18/07/2007, Rv. 237761; Sez. 6, sent. n. 47982 del 27/11/2012, dep.
12/12/2012, Rv. 254103; e da ultimo ribadito da Sez. 6, sent. n. 25019 del
23/05/2013, dep. 06/06/2013, Rv. 255475) il ricorso per cassazione contro il
decreto di archiviazione adottato in violazione del contraddittorio deve essere

2

archiviazione, il Pubblico Ministero ha omesso di far notificare allo stesso l’avviso

proposto dalla persona offesa entro il termine di quindici giorni decorrenti dalla
data di effettiva conoscenza della sua esistenza.
Il ragionamento posto a fondamento dell’affermazione

de qua

si basa

sull’osservazione che secondo i principi del sistema ogni impugnazione ordinaria
non può essere svincolata da termini, se non a rischio di lasciare il
provvedimento esposto indefinitamente alla volontà delle parti. Quanto, poi,
all’individuazione del termine lo stesso non può che essere quello di quindici
giorni previsto per le impugnazioni dei provvedimenti conclusivi di procedimenti

carattere generale applicabile quante volte la legge non preveda un termine
diverso.
Alla luce di quanto detto e della tempistica sopra indicata allorquando si è
proceduto a riassumere la requisitoria scritta del Procuratore Generale, il ricorso

de qua è da ritenersi presentato oltre i termini di legge e, per l’effetto, deve
esserne dichiarata l’inammissibilità.
Detta declaratoria preclude la possibilità di esame delle doglianze formulata dal
ricorrente.
Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle
Ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma ritenuta equa di
1.000,00 (mille) a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 1.000,00 alla Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma il giorno 8 aprile 2015.

in camera di consiglio dall’art. 585 lett. a) c.p.p. trattandosi di norma di

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