Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15421 del 08/04/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 15421 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: DAVIGO PIERCAMILLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Baldan Cristian, nato a Padova il 09/10/1971;
avverso l’ordinanza del 07/11/2014 del Tribunale di Venezia;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Piercamillo Davigo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Aurelio
Galasso, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile.

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 24.10.2014 il G.I.P. del Tribunale di Vicenza dispose la
custodia in carcere di Baldan Cristian in relazione alla rapina avvenuta in
Bassano del Grappa il 17.10.2013 in danno del laboratorio orafo Giante S.r.l. ed
al connesso porto illegale di armi. L’indagato era già stato tratto in arresto e poi
sottoposto a misura di custodia al momento trasformata in arresti domiciliari
essendo stato trovato in possesso dell’autovettura con targhe non proprie
compendio di delitti e delle armi che si riteneva fossero state utilizzate per
compiere la rapina. In relazione a tali fatti Baldan Cristian era stato condannato
dal Tribunale di Venezia in data 24.10.2014 alla pena di anni 4 mesi 8 di
reclusione oltre alla multa.

Data Udienza: 08/04/2015

2. L’indagato propose istanza di riesame ma il Tribunale di Venezia, con
ordinanza 7.11.2014, confermò il provvedimento impugnato.

3. Ricorre per cassazione l’indagato, tramite i difensori, deducendo:
1.

violazione di legge essendo l’indagine, le prove ed i fatti identici a quelli
del procedimento nel quale l’indagato si trovava in regime di arresti
domiciliari in quanto imputato di detenzione di armi e ricettazione
dell’auto e delle targhe sulla stessa apposte utilizzati per la rapina in

Tribunale di Venezia ed essendo il procedimento pendente innanzi al
G.I.P. di Vicenza uno stralcio di quello pendente a Venezia; sarebbe
quindi stata indebitamente reiterata la misura cautelare; in ogni caso
avrebbe dovuto essere applicata la misura custodiale più favorevole ed il
G.I.P. di Vicenza sarebbe funzionalmente incompetente essendo stato il
procedimento celebrato a Venezia;
2.

violazione di legge perché con tale modo di procedere sarebbe stato
surrettiziamente aggravata la misura cautelare da un giudice
funzionalmente incompetente; infatti nella motivazione dell’ordinanza
genetica si richiama la condanna in primo grado da parte del Tribunale di
Venezia;

3.

violazione di legge e mancanza di motivazione in ordine alla ritenuta
sussistenza di gravi indizi di colpevolezza; il Tribunale del riesame ha
richiamato la pronunzia del Tribunale di Venezia in sede di cognizione
trascurando di motivare sugli elementi dedotti dalla difesa sul tenore delle
intercettazioni e le note dei Carabinieri che modificano il quadro indiziario
in senso favorevole all’indagato; non vi sono tracce riconducibili a Baldan
nel garage ove furono rinvenute l’auto e le armi;

4.

violazione di legge e mancanza di motivazione in relazione alla ritenuta
sussistenza di esigenze cautelari ed alla adeguatezza della misura
disposta.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo ed il secondo motivo di ricorso sono manifestamente infondati.
Benché il procedimento sia uno stralcio di quello trattato dal Tribunale di
Venezia, sono diverse le imputazioni sicché non è ipotizzabile alcuna violazione
del divieto di bis in idem.
Neppure è ipotizzabile alcuna incompetenza funzionale del G.I.P. di Vicenza,
posto che egli ha adottato la misura in un procedimento alla sua cognizione.

2

relazione al quale è intervenuta condanna in primo grado da parte del

2. Il terzo motivo di ricorso è manifestamente infondato e svolge censure di
merito.
Il Tribunale, dopo aver dato atto che il concorso di Baldan Cristian è stato
desunto dall’aver tenuto a disposizione dei coimputati le armi e l’autovettura
utilizzate per la rapina, ha esaminato le doglianze difensive, ma ha concluso che
la pronunzia di condanna in primo grado per la ricettazione dell’autovettura e
delle targhe e per la detenzione delle armi non consentiva di rimettere in
discussione in sede cautelare la gravità di tali condotte presupposto del ritenuto

In tale affermazione non vi è alcuna violazione di legge o vizio di
motivazione.
Infatti questa Corte ha chiarito, con riferimento al giudice dell’appello
cautelare, chiamato a decidere dopo una sentenza di condanna appellabile
relativa ai fatti per i quali era stata emessa la misura coercitiva, che questi può
valutare, in funzione di verificare la permanenza dei gravi indizi di colpevolezza,
gli eventuali elementi sopravvenuti che siano idonei ad incidere sul quadro
probatorio, ma non quelli che siano in grado di inficiare la legittimità delle prove
su cui la condanna medesima è fondata, circostanze queste ultime che vanno
proposte al giudice di appello nel giudizio di merito (Cass. Sez. F, Sentenza n.
41667 del 14/08/2013 dep. 08/10/2013 Rv. 257355. In applicazione del
principio, la Corte ha escluso che il tribunale ex art. 310 cod. proc. pen. potesse
valutare elementi sopravvenuti riguardanti l’utilizzabilità di intercettazioni poste
a fondamento della sentenza di condanna di primo grado).

3. Il quarto motivo di ricorso è manifestamente infondato e svolge censure
di merito.
Il Tribunale ha valutato le esigenze cautelari anche ala luce della condanna
intervenuta da parte del Tribunale di Venezia e nella pendenza di altro
procedimento penale a Padova, nonché del ritenuto inserimento di Baldan in un
ambiente caratterizzato da alto spessore criminale.
Ancora una volta in tale valutazione non vi è né violazione di legge né
manifesta illogicità di motivazione.

4. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara
inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere
condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al
pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di mille euro, così
equitativarnente fissata in ragione dei motivi dedotti.

3

concorso.

5. Poiché dalla presente decisione non consegue la rimessione in libertà del
ricorrente, deve disporsi – ai sensi dell’articolo 94, comma 1 ter, delle
disposizioni di attuazione del codice di procedura penale – che copia della stessa
sia trasmessa al direttore dell’istituto penitenziario in cui l’indagato trovasi
ristretto perché provveda a quanto stabilito dal comma 1 bis del citato articolo
94.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle ammende.
Si provveda a norma dell’articolo 94, comma 1 ter, disp. att. cod. proc. pen.

Così deciso il 08/04/2015.

P.Q.M.

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