Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15420 del 08/04/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 15420 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: DAVIGO PIERCAMILLO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Talasman Gabriela Oana, nata in Romania il 17/06/1981,
avverso l’ordinanza del 10/10/2014 del Tribunale di Brescia;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Piercamillo Davigo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Aurelio
Galasso, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile.

RITENUTO IN FATTO

1. Con decreto del 18.9.2014 il G.I.P. del Tribunale di Brescia dispose il
sequestro preventivo ai sensi dell’art. 321 commi 1 e 2 cod. proc. pen. in
relazione agli artt. 322 ter cod. pen, 1 comma 143 L. n. 244/2007 e 12 sexies L.
356/1992. Il G.I.P. richiamava le considerazioni svolte nell’ordinanza cautelare
personale emessa in relazione ad un’associazione per delinquere imperniata su
Luppino Antonio, Tiraboschi Vladimiro e Musso Maurizio destinata alla
commissione di reati tributari, nonché dei reati di usura e trasferimento
fraudolento di valori.
In esecuzione di tale decreto venivano sequestrati a Talasman Gabriela
Oana, coniuge di Luppino Antonio, la quota del 50% della casa di abitazione sita
in Erbusca, l’appartamento sito in Passirano, il 99% del capitale sociale della
Brokers Automobili S.r.l., quattro carte di credito, due carte prepagate, una carta
bancomat, un orologio e due telefoni cellulari.

Data Udienza: 08/04/2015

2. Talasman Gabriela Oana propose istanze di riesame, ma il Tribunale di
Brescia, con ordinanza 10.10.2014 la rigettò.

3.

Ricorre per cassazione Talasman Gabriela Oana, tramite il difensore,

deducendo violazione di legge laddove il Tribunale ha ritenuto che la ricorrente
fosse la fittizia titolare dei beni, trascurando che l’orologio che aveva al polso, da
donna, era certamente suo. Quanto alla casa di abitazione se Luppino avesse
avuto intenzione di dissimulare la proprietà avrebbe intestato alla moglie l’intero

piccola parte pagato. Le quote della società sono state cedute alla moglie, se mai
si può pensare che sia donazione e non fittizia intestazione, al più avrebbe
dovuto essere contestata la ricettazione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è proposto al di fuori dei casi consentiti.
Anzitutto il ricorso svolge censure di merito in ordine al fatto che l’orologio
sia della ricorrente in quanto da donna, che non si tratta di intestazione fittLizia
degli immobili e delle quote sociali ma al più di donazione
In secondo luogo, in tema di riesame delle misure cautelari reali, nella
nozione di “violazione di legge” per cui soltanto può essere proposto ricorso per
cassazione a norma dell’art. 325, comma 1, cod. proc. pen., rientrano la
mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente
apparente, in quanto correlate all’inosservanza di precise norme processuali, ma
non l’illogicità manifesta, la quale può denunciarsi nel giudizio di legittimità
soltanto tramite lo specifico e autonomo motivo di ricorso di cui alla lett. e)
dell’art. 606 stesso codice (Cass. Sez. Un. sent. n. 5876 del 28.1.2004 dep.
13.2.2004 rv 226710).
Il ricorso, se pur richiama la violazione di legge è in realtà proposto
deducendo la illogicità o incompletezza della motivazione e quindi per l’ipotesi
non consentita di cui all’art. 606 lettera e) cod. proc. pen.

2. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara
inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere
condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al
pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di mille euro, così
equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

2

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immobile e non il 50%. L’immobile sito in Erbusco è gravato da mutuo solo in

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle ammende.

Così deciso il 08/04/2015.

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