Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15417 del 08/04/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 15417 Anno 2015
Presidente: FIANDANESE FRANCO
Relatore: DAVIGO PIERCAMILLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Guastella Katiuscia, nata a Noto il 30/08/1973,
avverso l’ordinanza del 10/10/2014 del Tribunale di Brescia;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Piercamillo Davigo;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Aurelio
Galasso, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile;
udito per l’indagato l’Avv. Roberto Bruni, che ha dedotto motivi nuovi ed ha
concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con decreto del 18.9.2014 il G.I.P. del Tribunale di Brescia dispose il
sequestro preventivo ai sensi dell’art. 321 commi 1 e 2 cod. proc. pen. in
relazione agli artt. 322 ter cod. pen, 1 comma 143 L. n. 244/2007 e 12 sexies L.
356/1992. Il G.I.P. richiamava le considerazioni svolte nell’ordinanza cautelare
personale emessa in relazione ad un’associazione per delinquere imperniata su
Luppino Antonio, Tiraboschi Vladimiro e Musso Maurizio finalizzata alla
commissione di reati tributari, nonché dei reati di usura e trasferimento
fraudolento di valori.
In esecuzione di tale decreto venivano sequestrati a Guastella Katiuscia,
coniuge di Musso Maurizio, una villa bifamiliare in Palazzolo sull’Oglio

Data Udienza: 08/04/2015

(cointestata al coniuge), un appartamento nello stesso Comune (intestato alla
sola ricorrente). un’autovettura ed un motociclo, un anello d’oro, nonché libretti di
deposito intestati alle figlie minori Musso Costanza e Musso Ottavia.

2. Guastella Katiuscia, anche nella qualità di esercente la potestà genitoriale
sulle figlie minori, propose istanze di riesame, ma il Tribunale di Brescia, con
ordinanza 10.10.2014 la rigettò.

Ricorre per cassazione Guastella Katiuscia, tramite il difensore,

limitatamente alla conferma del sequestro dei beni immobili e di un anello d’oro,
deducendo l’illogicità e la contraddittorietà della motivazione laddove il Tribunale
ha ritenuto che la ricorrente fosse la fittizia titolare dei beni.
Per quanto riguarda la villa bifamiliare la Guastella è titolare di un reddito di
C 25.000,00 l’anno quale insegnate, compatibile con il pagamento di metà della
rata di mutuo semestrale acceso per l’acquisto dell’immobile; è stato trascurato
che tale immobile è stato dato dal 2013 in locazione a terzi. Quanto all’altro
immobile il Tribunale ha ritenuto erroneamente che fosse stato acquistato con
l’accensione di un mutuo. Quanto all’anello d’oro, pur dando atto che era stato
donato da Musso ha ritenuto quest’ultimo reale intestatario.

4.

Con motivi nuovi presentati all’udienza ha dedotto la mancanza di

motivazione con conseguente nullità del provvedimento impugnato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è proposto al di fuori dei casi consentiti.
In tema di riesame delle misure cautelari reali, nella nozione di “violazione di
legge” per cui soltanto può essere proposto ricorso per cassazione a norma
dell’art. 325, comma 1, cod. proc. pen., rientrano la mancanza assoluta di
motivazione o la presenza di motivazione meramente apparente, in quanto
correlate all’inosservanza di precise norme processuali, ma non l’illogicità
manifesta, la quale può denunciarsi nel giudizio di legittimità soltanto tramite lo
specifico e autonomo motivo di ricorso di cui alla lett. e) dell’art. 606 stesso
codice (Cass. Sez. Un. sent. n. 5876 del 28.1.2004 dep. 13.2.2004 rv 226710).
Il ricorso è invece proposto per illogicità e contraddittorietà della motivazione
e quindi per l’ipotesi non consentita di cui all’art. 606 lettera e) cod. proc. pen.

2. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.

2

3.

3. La inammissibilità del ricorso principale determina la nullità dei motivi
nuovi ai sensi dell’art. 585 comma 4 cod. proc. pen.

4. Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara
inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere
condannato al pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al
pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di mille euro, così

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle ammende.

Così deciso il 08/04/2015.

equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.

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