Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15411 del 10/01/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 15411 Anno 2015
Presidente: ESPOSITO ANTONIO
Relatore: DIOTALLEVI GIOVANNI

SENTENZA
Sul ricorso proposto da
De Simone Maurizio, n. a Roma il 3 giugno 1954,
Marini Igor, n. a Roma il 19 marzo 1963,
avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma in data 1.10.2013, con cui, in parziale
riforma della sentenza di primo grado del Tribunale di Roma in data 10 novembre 2011, ha
assolto Igor Marini dal reato sub) 1 (associazione a delinquere) perché il fatto non sussiste;
ravvisato il vincolo della continuazione tra i fatti per cui Marini è stato condannato con
sentenza irrevocabile dal Tribunale di Torino in data 13 maggio 2008 e quelli di cui al capo 7)
(calunnia aggravata continuata), ritenuto sussistente il reato di ricettazione, ha applicato la
pena al prevenuto di anni 7 di reclusione ed euro 9.000,00 di multa, ha revocato per il
coimputato De Simone la condanna al risarcimento dei danni in favore delle parti civili
Mastella, Formica e Antonini, e le ulteriori disposizioni conseguenti, oltre a provvedere sulla
rifusione delle spese di parte civile, ha confermato nel resto la sentenza di primo grado.
Sentita la relazione del Consigliere Dott. Giovanni Diotallevi;
Udita la requisitoria del P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale, dott. Giulio
Romano, che ha concluso con la richiesta di rigetto dei ricorsi;

Data Udienza: 10/01/2015

sentiti gli avv.ti Petrucci Luca del foro di Roma per la parte civile Veltroni Walter, l’avv.to
Viglione Fabio del foro di Roma, per la parte civile Pasquali Zingone Dini Donatella, e, in qualità
di sostituto processuale, dell’avv.to Piero Mancusi del foro di Roma, sentito l’avv.to Nanni
Angelo del foro di Roma per la parte civile Prodi Romano, l’avv.to Calamani Maria Cristina del
foro di Roma per la parte civile Rutelli Francesco, e, in qualità di sostituto processuale
dell’avv. to Titta Madia del foro di Roma per la parte civile Mastella Clemente, tutti di fiducia,
che hanno chiesto il rigetto dei ricorsi;
Sentiti gli avv.ti Cugini Angelo, del foro di Roma di fiducia per De Simone Maurizio e l’avv.to

raccoglimento dei ricorsi
RITENUTO IN FATTO
Marini Igor e De Simone Maurizio hanno proposto ricorso per cassazione avverso la
sentenza della Corte d’appello di Roma in data 1 ottobre 2013, con la quale, in parziale riforma
della sentenza del Tribunale di Roma in data 10 novembre 2011, il primo è stato assolto dal
reato di associazione a delinquere e condannato per calunnia aggravata continuata, in
continuazione con la sentenza del Tribunale di Torino in data 20 giugno 2008, irrevocabile il 28
marzo 2010, e per ricettazione con una pena definitivamente determinata in anni 7 mesi sei di
reclusione ed euro 9.000,00 di multa, oltre la condanna in favore delle parti civili, e per il
secondo è stata revocata la condanna limitatamente al risarcimento dei danni in favore delle
parti civili Mastella, Formica ed Antonini, alla provvisionale assegnata alla p.c. Mastella nonché
per la condanna alle spese in favore delle p.c. sopraindicate; nel resto vi è stata conferma in
ordine alle statuizioni di primo grado, tra cui la condanna del De Simone alla pena di anni
quattro e mesi sei di reclusione in ordine al reato di calunnia continuata.

1. Il ricorrente Marini ha dedotto i seguenti motivi:

la ) Inosservanza ed erronea applicazione della legge penale ex art. 606 cod. proc. pen.
lett. b) Erronea applicazione dell’art. 9 cod. pen. in relazione all’art. 648 cod. pen. in
relazione al capo 3 dell’imputazione. Delitto comune commesso da cittadino comune
all’estero. Delitto presupposto commesso e consumato all’estero. Inapplicabilità degli artt.
7 e 11 cod. pen.
Il ricorrente sottolinea come la circostanza relativa al fatto che il luogo di commissione
all’estero (LUGANO) dell’azione contestata, cioè la ricettazione, reato istantaneo, comporti
l’esclusione della stessa in presenza di cause oggettive (scriminanti) o soggettive (errore sul
fatto) di esclusione del delitto presupposto, in particolare se lo stesso non sia previsto dalla
legge italiana o se la stessa legge non sia applicabile in quanto il reato è stato commesso
all’estero, indipendentemente dalla querela, istanza o richiesta ex art. 8 – 10 cod. pen. La
consegna del Marini all’Autorità giudiziaria italiana, anche per i reati commessi all’estero, non
poteva essere ritenuta condizione di procedibilità e punibilità in Italia per il reato di ricettazione

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Tripodi Giovanni del foro di Roma, di fiducia per Marini Igor, che hanno chiesto entrambi

commesso interamente all’estero. Né potrebbe rilevare, secondo il ricorrente, la formale
richiesta di perseguimento in Italia del Ministro della Giustizia, trattandosi di fatto non
rientrante per limiti di pena del titolo di reato per il quale è ammessa la perseguibilità nel
territorio italiano.

1b) In relazione ai capi 2 e 3 dell’imputazione (Art. 648 cod. pen. ) Inosservanza ed
erronea applicazione della legge penale ex art. 606 cod. proc. pen. lett. b). Esclusione della
configurabilità del concorso formale tra ricettazione ex art. 648 cod. pen. ) e falso in scrittura

l’autore del delitto presupposto.
Nel caso di specie se la promessa formulata dal ricorrente di adoperarsi nella
commercializzazione del falso documento rappresentativo di una garanzia bancaria per 50 ml.
di euro, (in realtà integralmente contraffatto e di garanzie ipotecarie bancarie integralmente
contraffatte) ha avuto un ruolo, (come emergerebbe da una pluralità di atti) determinante
nella consumazione del reato, si potrà configurare un concorso nel reato presupposto e
comunque si dovrà escludere la compartecipazione nella ricettazione da parte del ricorrente. In
questo caso il ricorrente risponderebbe solo del reato di cui all’art. 485 cod. pen. come autore
della falsità che faccia uso della “scrittura”. La circostanza che il fatto sia stato commesso
nell’ambito dell’attività di cui all’accordo denominato

Joint venture, perfezionato per il

compimento di operazioni di monetizzazione di titoli finanziari, sarebbe assolutamente
indicativa ed emblematica della continenza della fattispecie di cui all’art. 485 cod. pen., in
relazione all’apporto compartecipativo nella creazione, e/o circolazione e/o monetizzazione del
titolo finanziario di cui all’incolpazione.

1c) Inosservanza ed erronea applicazione della legge penale ex art. 606 cod. proc. pen.
lett. b), in relazione alla condotta materiale di cui all’art. 648 cod. pen. Carenza di motivazione
in relazione al capo 3 dell’imputazione quanto all’elemento oggettivo del reato.
Secondo il ricorrente, poiché la ricettazione presuppone l’apprensione o il possesso di
un oggetto materiale, il reato non potrebbe essere configurabile quando siano stati ricevuti,
dati, informazioni e notizie tratti da materiale documentario oggetto di delitto, in quanto
notizie suscettibili di cognizione, né il reato potrebbe essere configurato in base al possesso di
fotocopie oggetto di furto.
La circostanza che non sia stato accertato chi ha creato i documenti falsi, con
l’esclusione dell’attribuibilità del fatto al ricorrente, ha comportato la configurazione nei suoi
confronti del reato di ricettazione. Così per le “garanzie ipotecarie” di quantità imprecisata
apparentemente provenienti da Apostolic Order Of The Remnant House of ISRAEL, c’è la prova
della disponibilità del titolo da parte del notaio Boscaro, ma contraddittoriamente verrebbe
attribuita la condotta tipica del reato al Marini, con conseguente consumazione della fattispecie
criminosa in Italia, in base alle fotocopie trovate in suo possesso nella valigetta consegnatagli

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privata (art. 485 cod. pen.), in quanto il soggetto attivo della prima verrebbe a coincidere con

dalla ex moglie. In realtà non vi sarebbero elementi di prova dell’esistenza del presupposto
oggettivo del reato di cui all’art. 648 cod. pen., riconducibile ad una attività di effettiva
apprensione o disponibilità da parte del Marini, ritenuta dal giudice in primo grado sulla base
della datazione delle fotocopie 14 agosto 1995 e 7 aprile 1997, prima della consegna al notaio
Boscaro per la negoziazione.
Ciò premesso il ragionamento probatorio sarebbe disancorato da dati certi e la
motivazione che ne conseguirebbe sarebbe illogica perché:
a) si tratterebbe di fotocopie di documenti aventi una datazione precedente e consegnati da

b) sarebbe apodittica l’affermazione che trattandosi di documenti similari a quelli del capo di
imputazione, questi ultimi dovrebbero trovare collocazione in Italia e che Marini ne sia il
contitolare.

1d) Quanto al capo 2) dell’imputazione (art. 648 cod. pen.) Inosservanza ed erronea
applicazione della legge penale ex art. 606 cod. proc. pen. lett. b). Violazione di legge in
relazione all’art. 648 cod. pen. ed in relazione all’art. 49 cod. pen. Omessa motivazione su un
punto decisivo della controversia, falso grossolano dei documenti oggetto di ricettazione.
Contraddittorietà della motivazione.
Il ricorrente sottolinea come appaia evidente l’inesistenza del documento concernente la
garanzia da 50 ml di dollari apparentemente emessa da PT Bak Negara Indonesia Persero TBK
Jacarta,

con riferimento all’errore ortografico presente nel testo

(redeemmable anziché

redeemable) e l’inutilità dei tentativi posti in essere da plurimi soggetti, nel periodo novembre
2000 – settembre 2001, nel vano tentativo di negoziazione del titolo. Nel caso di specie si
sarebbe di fronte ad una ipotesi di falso grossolano, con esclusione della possibilità di
ingannare qualsiasi soggetto.
Il ricorrente contesta la circostanza di aver ricevuto un documento idoneo ad assumere
una rilevanza esterna, con conseguente ipotizzabilità del reato di ricettazione a suo carico. In
realtà il documento così grossolanamente falsificato sarebbe esclusivamente una scrittura
privata, insuscettibile di costituire o modificare diritti ed obbligazioni. In ogni caso
mancherebbe la prova dell’avvenuta consegna al Marini dell’originale contraffatto.

le) Quanto al capo 7 ) Violazione di legge e inosservanza ed erronea applicazione della
legge penale ex art. 606 cod. proc. pen. lett. b), in relazione agli artt. 157 e 368 cod. proc.
pen.. Maturata prescrizione del reato intervenuta prima della pronuncia della sentenza di 2°
grado.
Il ricorrente deduce che, non essendo stata espressamente contestata la recidiva nel
capo sub 7) in relazione all’art. 368 cod. pen., e comunque non essendosi tenuto conto della
stessa per la determinazione della pena in concreto, il reato sarebbe prescritto; in ogni caso,
anche se si fosse tenuto conto della recidiva la prescrizione del reato sarebbe maturata alla
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una terza persona alla ex moglie del Marini;

data del 7 maggio 2013 e, per le imputazioni in continuazione, alla data del 27 settembre
2013;

1f) Violazione di legge e inosservanza ed erronea applicazione della legge penale ex
art. 606 cod. proc. pen. lett. b) in relazione agli artt. 81 cpv. c.p. e 368 cod. proc. pen.
Assorbimento delle condotte contestate ai n. 1 e 4 nell’ipotesi considerata al n. 2, trattandosi
di mera esplicitazione della condotta. Continenza.
Secondo il ricorrente vi sarebbe un sostanziale assorbimento delle accuse calunniose

2 e n. 3 dell’imputazione, essendo state tutte formulate nella stessa occasione dell’audizione
dinanzi alla Commissione parlamentare e costituenti solo specificazione ed esplicazione della
parte indicata sub 7, n. 2 e 3. Le eventuali successive dichiarazioni di conferma senza
sostanziali aggiunte o variazioni che comportino nuove o diverse incriminazioni, non
potrebbero considerarsi ulteriori violazioni della stessa norma (Cass, sez, VI, 12 . 11. 2009).
Peraltro l’oggetto della condotta indicato sub 7, n. 1 riguarda la vicenda del sovraprezzo
che Telecorn Italia avrebbe pagato per l’acquisto di Telecom Serbia e la sua restituzione
sottoforma di provvista fraudolenta che avrebbe avuto come destinatari gli on. Prodi, Dini, la
moglie di Dini, gli on. Fassino, Rutelli Veltroni, Mastella; tale somma avrebbe rappresentato il
40% del prezzo di acquisto, versato ai politici italiani. La propalazione calunniosa sarebbe
dunque unica.

1g) Contraddittorietà della motivazione in relazione alle invocate attenuanti generiche.
Il ricorrente lamenta la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche,
richieste in base alla sussistenza di una sostanziale globale incensuratezza. La personalità del
Marini avrebbe ricevuto una ingannevole pressione mediatica che avrebbe inciso
negativamente sulla sua valutazione finale. Se operata correttamente tale valutazione in realtà
avrebbe consentito un giudizio di equivalenza tra le suddette attenuanti e le circostanze
aggravanti , in particolare con la contestata recidiva.

2. Il ricorrente De Simone Maurizio ha dedotto i seguenti motivi:

2a) Violazione di legge- art. 606 lett. c) cod. proc. pen. in relazione all’art. 178 lett. c) e
161 cod. proc. pen.. Notifica all’imputato in luogo diverso da quello del domicilio eletto.
Notifica al difensore ex art. 161 cod. proc. pen., in assenza di previa notifica negativa presso il
domicilio eletto.
Il ricorrente evidenzia di aver nominato inizialmente come propri difensori di fiducia,
oltre l’avv.to Danilo Romagnino, poi revocato, l’avv.to Riccardo Parbonio, presso il cui studio,
in via Bruno Buozzi n. 53, Roma, aveva eletto domicilio ex art. 161 cod. proc. pen. Presso tale
domicilio è stato notificato l’avviso di cui all’art. 415 bis cod. proc. pen. in data 11 agosto

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formulate sub) 7, n. 1 e 4, nelle propalazioni accusatorie integranti le imputazioni sub 7 e n.

2005; successivamente l’avviso di cui all’art. 415 bis cod. proc. pen. in data 26 febbraio 2007
e l’avviso di fissazione dell’udienza preliminare in data 14 gennaio 2008 diretti all’imputato
venivano notificati presso i due nuovi indirizzi ove avevano sede i nuovi studi del difensore, e
ciò in violazione della disciplina prevista, in quanto non sarebbe stato effettuato il tentativo di
notifica presso l’originario domicilio eletto. In sostanza l’assenza di tale tentativo (cioè la
notifica presso il domicilio eletto che deve risultare inidoneo) renderebbe nulla la notifica
effettuata ai sensi dell’art. 161 , comma 4 cod. proc. pen. e di tutti gli atti conseguenti.

con la quale ha insistito per il rigetto del ricorso di Igor Marini.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. I ricorsi sono infondati e devono essere rigettati.
Preliminarmente occorre sottolineare che la Corte si trova a giudicare una vicenda in ordine
alla quale sono state pronunciate, in primo e secondo grado, due sentenze conformi sui punti
di merito oggetto dei ricorsi in esame. Per tale ragione trova applicazione, per quanto di
ragione, il consolidato principio giurisprudenziale secondo il quale in tema di motivi di ricorso
per cassazione, il vizio di travisamento della prova, desumibile dal testo del provvedimento
impugnato o da altri atti del processo purché specificamente indicati dal ricorrente, è
ravvisabile ed efficace solo se l’errore accertato sia idoneo a disarticolare l’intero ragionamento
probatorio, rendendo illogica la motivazione per la essenziale forza dimostrativa del dato
processuale /probatorio, fermi restando il limite del “devolutum” in caso di cosiddetta “doppia
conforme” e l’intangibilità della valutazione nel merito del risultato probatorio (Sez. 6, n. 5146
del 16/01/2014 – dep. 03/02/2014, Del Gaudio e altri, Rv. 258774). In ogni caso deve ritenersi
legittima la motivazione “per relationem” della sentenza di secondo grado, che recepisce in
modo critico e valutativo quella impugnata, limitandosi a ripercorrere e ad approfondire alcuni
aspetti del complesso probatorio oggetto di contestazione da parte della difesa, ed omettendo
di esaminare quelle doglianze dell’atto di appello, che avevano già trovato risposta esaustiva
nella sentenza del primo giudice (Cass., Sez. II, 13 febbraio 2014 n. 19619 , C.E.D. cass. n.
259929), anche perché ai fini del controllo di legittimità sul vizio di motivazione, la struttura
giustificativa della sentenza di appello si salda con quella di primo grado, per formare un unico
complessivo corpo argomentativo, allorquando i giudici del gravame, esaminando le censure
proposte dall’appellante con criteri omogenei a quelli del primo giudice ed operando frequenti
riferimenti ai passaggi logico giuridici della prima sentenza, concordino nell’analisi e nella
valutazione degli elementi di prova posti a fondamento della decisione. (Cass., sez. III, 16
luglio 2013, n. 44418, C.E.D. cass., n. 257595).
Ciò premesso, per quanto riguarda la posizione del ricorrente Marini Igor la corte
osserva:

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3. La parte civile Mario Trippanera, tramite il suo difensore, ha depositato memoria difensiva

a) in relazione al motivo dedotto sub la) che le censure sollevate sono manifestamente
infondate. Correttamente è stato evidenziato dalla sentenza d’appello, oltre alla correttezza
dell’individuazione del luogo della consumazione del reato come accertato dai giudici di merito,
che l’imputato venne consegnato dalla Svizzera all’Italia a fine luglio 2009, a seguito di
accoglimento della richiesta di estradizione relativa ai reati di cui agli artt. 416 cod. pen.,
110,640, 61 n. 7 , artt. 110, 110, 648, artt. 56, 640, 61, n. 7 cod. pen. , oggetto dell’originaria
imputazione elevata a suo carico dal p.m. di Torino, in relazione alla quale il GIP dello stesso
Tribunale emise in data 11 dicembre 2003 ordinanza di custodia cautelare. E’ documentato

Italia anche per i reati commessi in territorio elvetico, trasmettendo la relativa documentazione
al Ministero della Giustizia italiano. Il Ministro della giustizia italiano, a sua firma, avanzò
conseguentemente in data 24 settembre 2003, la richiesta, con la quale, dato atto che l’Ufficio
federale di Berna aveva trasmesso la documentazione relativa alle imputazioni elevate a
carico del ricorrente, tra cui quella del riciclaggio delle garanzie bancarie, ne chiedeva il
perseguimento in Italia, richiedendo formalmente di procedere in ordine ai reati sopraindicati
all’autorità giudiziaria italiana (v. pag. 8 della sentenza d’appello). Circostanza che dimostra
ulteriormente la volontà da parte dello Stato elvetico di rinunciare all’esercizio delle eventuali
prerogative di sua competenza, allo stesso riconosciute in base alle convenzioni internazionali
in favore dello Stato italiano.

2. Anche i motivi di impugnazione di cui ai motivi lb) e 1c) devono ritenersi infondati.
In realtà, a parere della Corte, con la formale deduzione dell’inosservanza ed erronea
applicazione della legge penale ex art. 606 cod. proc. pen. lett. b) si prospetta una valutazione
delle prove diversa e più favorevole al ricorrente, ciò che non è consentito nel giudizio di
legittimità; si prospettano, cioè, questioni di mero fatto che implicano una valutazione di
merito preclusa in sede di legittimità, a fronte di una motivazione esaustiva, immune da vizi di
logica, coerente con i principi di diritto enunciati da questa Corte, come quella del
provvedimento impugnato che, pertanto, supera il vaglio di legittimità. (Cass. sez. 4, 2
dicembre 2003, C.E.D. cass., n. 229369; SU n° 12/2000, Jakani, C.E.D. cass., n. 216260).
Deve sottolinearsi in particolare che la Corte di merito ha vagliato criticamente tutti i punti in
base ai quali è stata ritenuta insussistente la possibilità di ritenere applicabile alla fattispecie
l’ipotesi delittuosa configurata dall’art. 485 cod.pen. Il ragionamento operato dai giudici di
merito appare saldamente ancorato alle risultanze processuali ed esente da censure logico
giuridiche. I giudici di merito hanno evidenziato come per la ricettazione di cui al capo 2 non si
parli di nessun accordo tra il Marini ed altri soggetti, nella creazione, e/o circolazione e/o
monetizzazione dei titoli di cui all’incolpazione; anzi dagli atti emerge una contrapposizione
Paoletti – Marini, con il primo che si mise in contatto con il secondo solo al fine della
negoziazione del titolo falso (già formato) (si vedano in particolare le pagg. 61,62 della
sentenza di primo grado ove emerge la circostanza che l’originale del falso documento
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che l’Autorità giudiziaria elvetica chiese contestualmente che il ricorrente venisse giudicato in

rappresentativo di una garanzia bancaria per 50 ml. di euro sarebbe stato custodito dal notaio
Boscaro mentre i pay orders sarebbero stati verosimilmente realizzati da tale Romanazzi,
consegnati a Loche e poi a Volpe per pervenire infine a Marini, che era perfettamente a
conoscenza della falsità dei titoli quando li ricevette; v. anche pagg. 63 , 64, 66 sent. di primo
grado e le dichiarazioni della stessa ex consorte del Marini all’udienza del 9 dicembre 2009,
pag. 61 sent. di primo grado). Nel caso in esame non deve dunque trovare applicazione
l’invocato principio di specialità tra il reato di ricettazione dei titoli di credito e quello di falsità
degli stessi e conseguente relativo uso, in forza della clausola di salvaguardia (“fuori dei casi di

ricettazione. Correttamente, nel caso di specie, ha trovato applicazione il principio in base al
quale vi è concorso formale tra il reato di falsità in titoli di credito e quello di ricettazione degli
stessi, non solo perchè non vi è alcun rapporto di continenza e quindi non si pone un problema
di alternatività o specialità tra i due reati, ma anche in considerazione della diversità dei beni
penalmente protetti dalle due fattispecie. (Cass., Sez. II, 27 settembre 2011, n. 36911 ,
C.E.D. Cass., n. 251150). L’art. 485 cod. pen. infatti punisce la falsità che non si perfeziona
con la semplice falsificazione del documento, ma richiede l’uso del documento da parte
dell’autore del falso, che fa uscire dalla sua sfera individuale il documento falso, proiettando
all’esterno i suoi effetti giuridici verso i terzi.
Allo stesso modo deve ritenersi, in base alle emergenze processuali, che anche per i titoli di cui
al capo 3) la monetizzazione riguardi atti già messi a punto e per la cui procedura esecutiva
non vi è prova dell’intervento di Marini; al contrario vi è la prova dell’intervento del Marini
sempre dopo la loro realizzazione, nella piena consapevolezza della provenienza delittuosa
(falsità) dei titoli (v. pagg. 60, 61, 62, 70, 71 della sentenza di primo grado e pag. 8 della
sentenza d’appello).
Peraltro in relazione al motivo di cui alla lettera c), anche a prescindere dall’affermazione fatta
dal Marini che si è autoaccusato di riciclaggio (v. sent. d’appello pag. 6), sulla base di
consolidati principi di diritto, deve ritenersi che correttamente il Marini sia stato incolpato e poi
condannato per il reato di ricettazione, anche perché, ai fini della configurabilità di questo
delitto, non occorre la prova positiva che il soggetto attivo non sia stato concorrente nel delitto
presupposto, essendo sufficiente che non emerga la prova del contrario (Cass., Sez. II, 20
febbraio 2014, n. 10850, C.E.D. Cass., n. 259428; Cass., Sez. 2, 14 maggio 2010, n. 23047,
C.E.D. Cass., n. 247430). A ciò deve aggiungersi che anche a ritenere astrattamente la
mancanza di una condizione di procedibilità, la stessa non incide sulla configurabilità del
delitto presupposto ai fini della sussistenza del delitto di ricettazione (Cass. , sez. II, 4 maggio
2010, n. 22343, C.E.D. Cass., n. 247527; Cass., sez. II, 9 giugno 2006, n. 22555; Cass., sez.
VI, 31 maggio 1993.).

3. In relazione al motivo di cui alla lettera 1d) relativo al capo 2 dell’imputazione (art.
648 cod. pen.) la Corte osserva che, ferme restando le considerazioni già svolte per confutare
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concorso del reato”), per il responsabile del delitto presupposto con riferimento al reato di

le censure dedotte con riferimento ai motivi sub) b e c), per quanto applicabili anche con
riferimento a questo capo di impugnazione, osserva la Corte che la grossolanità idonea ad
integrare gli estremi del reato impossibile (art. 49 cod. pen.) ricorre solo quando il falso sia
riconoscibile “ictu ocuir dalla generalità dei consociati, espressa dall’uomo qualunque di
comune esperienza ed il relativo giudizio va riferito non solo alle caratteristiche oggettive della
banconota, (o, come in questo caso, di altri documenti, quali le garanzie bancarie,
potenzialmente utili a perpetrare truffe in danno di istituti bancari esteri e privati) ma anche in
considerazione del normale uso delle stesse, alle modalità di scambio ed alle circostanze nelle

contraffazione “rozza” delle banconote, o di titolo equivalente, non comporta la grossolanità del
falso, in quanto lo stesso può non essere percepito immediatamente, nel corso delle normali
transazioni commerciali. (v. anche Cass., Sez. V, 15 dicembre 1993, n. 1278, C.E.D Cass.,
n.197071). Anche in questo caso le valutazioni dei giudici di merito appaiono esenti da
qualsiasi censura facendo riferimento, tra l’altro, alle conclusioni tratte da più consulenti tecnici
anche del P.M., che non hanno trovato alcuna smentita (v. dich. Di Tommasi Valeter e Di Ninni
Carlo nel giudizio di primo grado).

4. Il motivo dedotto alla lettera le) è manifestamente infondato. Il periodo necessario
alla maturazione della prescrizione per i reati di calunnia sub 7) contestato non può ritenersi
completato. La recidiva è stata ritualmente contestata ai sensi dell’art. 99, comma 4 cod. pen.
in calce al lungo elenco di episodi di calunnia di cui è stato ritenuto responsabile il Marini, a
partire dal 7 maggio 2003 e applicata ai fini della determinazione della pena. La conclusione
non cambia sia che si faccia riferimento al regime previgente all’entrata in vigore della legge n.
251/2005 che a quello seguente, maturando i relativi termini ampiamente in epoca successiva
alla pronuncia della presente sentenza.

5. Il motivo esposto sub 1f) è manifestamente infondato. La censura costituisce una
mera reiterazione difensiva di quanto già dedotto in primo grado ed in appello e puntualmente
smentito, con argomentazioni logico – giuridiche esenti da censura, dai giudici di merito. Il
principio di diritto applicato, cui aderisce questo collegio, evidenzia come in caso di falsa
incolpazione di più soggetti con unica denuncia, si configurano tanti distinti reati di calunnia,
unificati ai sensi dell’art. 81 primo comma cod. pen., quanti sono gli incolpati (Cass., sez. VI, 9
gennaio 2009 n. 4537 del, Rv. 242820). Invero, nel caso di falsa incolpazione di più persone,
anche con unica denunzia, vengono necessariamente a concretarsi tanti delitti, quante sono le
persone incolpate, unificati dal vincolo della continuazione, qualora ne ricorrano gli estremi. Lo
scopo della disposizione di cui all’art. 368 cod.pen. è infatti quello di evitare che
l’Amministrazione della giustizia sia tratta in inganno o fuorviata e che siano messi in pericolo
l’onore e la libertà personale di un innocente e, quindi, anche se l’azione delittuosa è
formalmente unica e contestuale, lo stesso bene giuridico tutelato viene più volte leso per

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quali esso avviene. In sostanza appare consolidato in giurisprudenza che anche una

quante sono le persone nei cui confronti l’azione era diretta (Cass. sez. VI, 2 aprile 2008,
Santangelo; Cass., Sez. VI, Sentenza n. 286/70, Mandaglio). E basta scorrere l’elenco delle
sole parti civili per far emergere lo spessore criminale del comportamento del prevenuto che
ha reiterato il comportamento delittuoso ogni volta che ha reso un interrogatorio denunciando
il pagamento di tangenti. E ritiene il Collegio che la presentazione di successive denunce aventi
ad oggetto lo stesso reato e lo stesso (o gli stessi) incolpato(i) integra comunque la
commissione di più reati di calunnia, quando il contenuto dell’atto successivo sia tale da
costituire un apprezzabile “novum” rispetto all’originaria accusa (Cass., Sez. VI, 01/12/2010 n.

primo grado pag. 75 e ss. e pagg. 10,11, 12, 13 della sent. d’appello) , dove viene sottolineato
come il racconto del prevenuto si arricchiva di volta in volta di fatti e personaggi non richiamati
in precedenza (v. sent. primo grado cit).

6. Manifestamente infondata è anche la censura dedotta sub 1g) relativa alla mancata
concessione delle circostanze attenuanti generiche. Il giudizio drastico dei giudici di merito, in
ordine all’assenza di qualsivoglia elemento che possa giustificare la concessione delle
attenuanti richieste, o anche un mero bilanciamento con le aggravanti contestate, merita di
essere condiviso per l’assoluta gravità del comportamento del Marini, per la offensività della
sua condotta, per la natura dei reati posti in essere, per la qualità dei destinatari cui, in
particolare, le false accuse sono state rivolte. Tutta la ricostruzione operata nei gradi di merito
ha evidenziato come la tela calunniatrice del Marini abbia infatti tentato di avvolgere esponenti
politici e membri del governo della Repubblica italiana con fantasiose dichiarazioni di essere
stati percettori di tangenti milionarie, con gravissime ripercussioni sulla credibilità delle
Istituzioni, sul fisiologico funzionamento della dialettica istituzionale e sulla vita democratica
della stessa comunità nazionale, mentre la creazione artificiosa degli obiettivi posti inizialmente
all’attenzione degli organi giudiziari nazionali, e la successiva attività giurisdizionale, uguale e
contraria, posta necessariamente in essere per svelare il “grande inganno”, ha contribuito
ulteriormente ad aggravare il “danno sociale” che tutta la vicenda, spintasi addirittura oltre i
confini nazionali, ha provocato alle parti offese, all’Amministrazione della Giustizia, alle
Istituzioni. Di tutti questi elementi correttamente i giudici di merito hanno tenuto conto per
giungere alla decisione impugnata.

7. Per quanto riguarda i motivi dedotti da De Simone Maurizio in questa sede sub 2a ),
gli stessi devono ritenersi infondati; la Corte osserva che le medesime doglianze non erano
state infatti dedotte specificamente nei motivi d’appello. In ogni caso deve ritenersi valida, nel
caso di elezione di domicilio, la notifica eseguita al difensore di fiducia presso uno studio
diverso da quello indicato nell’atto di elezione, in quanto ciò che rileva a tal fine è
l’individuazione della persona del domiciliatario e non la sede di uno degli studi professionali di

10

44491, C.E.D. Cass., n. 248964), come avvenuto nel caso di specie (v. sul punto la sentenza di

quest’ultimo in cui egli svolge, comunque, la propria attività professionale. (Cass., sez. V, 18
aprile 2014, n. 21000, C.E.D. Cass., n. 260578).

8. Alla luce delle suesposte considerazioni i ricorsi di entrambi gli imputati devono
essere rigettati e i ricorrenti devono essere condannati al pagamento delle spese processuali,
nonché alla rifusione in favore delle parti civili Romano Prodi, Walter Veltroni, Francesco
Rutelli, e il solo Igor Marini nei confronti di Clemente Mastella, Donatella Pasquali Zingone Dini
e Mario Trippanera, delle spese sostenute in questo grado di giudizio, liquidate per ciascuna

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, nonché
alla rifusione in favore delle parti civili Romano Prodi, Walter Veltroni, Francesco Rutelli, e il
solo Igor Marini nei confronti di Clemente Mastella, Donatella Pasquali Zingone Dini e Mario
Trippanera, delle spese sostenute in questo grado di giudizio, liquidate per ciascuna delle parti
civili in complessivi euro 3.500,00, oltre spese forfettarie del 12%, I.V.A. e C.P.A.

Roma, 10 gennair 2015

11

Il c• , • igliere este sore
Gi

nni Diotal e

Il Pr sidente
Antg. Esposito

delle parti civili in complessivi euro 3.500,00, oltre spese forfettarie del 12%, I.V.A. e C.P.A.

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