Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 153 del 25/11/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 153 Anno 2016
Presidente: NAPPI ANIELLO
Relatore: DEMARCHI ALBENGO PAOLO GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
COLAIACOVO VINCENZO N. IL 13/09/1955 parte offesa nel
procedimento
c/
FORMISANO DONATELLA N. IL 25/10/1961
GIUNTI PETRA N. IL 05/08/1978
NONNATI AGATA N. IL 23/09/1961
LETTERE ROBERTO
avverso il decreto n. 110/2014 GIUDICE DI PACE di CAMPOBASSO,
del 19/06/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PAOLO GIOVANNI
DEMARCHI ALBENGO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 25/11/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Colaiacovo Vincenzo propone ricorso per cassazione contro il decreto
di archiviazione del giudice di pace di Campobasso, emesso per
mancanza di condizione di procedibilità in ordine al reato di
diffamazione; il Colaiacovo lamenta violazione del diritto al
contraddittorio per omessa motivazione in ordine alle richieste

qualificazione del fatto come calunnia e non come diffamazione. Con
un secondo motivo lamenta la qualificazione giuridica del fatto
implicitamente operata dal giudice di pace.
2. Il Procuratore generale presso questa suprema corte, dottor Selvaggi,
ha concluso per l’annullamento del provvedimento impugnato con
rinvio al giudice di pace di Campobasso per l’ulteriore corso.
3. Con memorie depositate il 19 maggio 2015, gli indagati eccepiscono
la inammissibilità del ricorso per cassazione per mancanza di
interesse e comunque per violazione dell’art. 409, co. VI, c.p.p..
4. Con memoria depositata il 25 maggio 2015, la persona offesa insiste
per la qualificazione giuridica del fatto come calunnia e falsità
ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, chiedendo
che in caso di annullamento si enunci il relativo principio in diritto.
5. Con memoria depositata il 4 giugno 2015 la persona offesa ha
osservato che sussiste certamente un suo interesse all’accertamento
della natura delittuosa del fatto e che la violazione del contraddittorio
costituisce una illegittima compressione delle facoltà difensive.
Quanto alla dedotta inammissibilità del ricorso, afferma che in via
principale viene dedotta la violazione del contraddittorio e solo in via
di sollecitazione collaterale viene chiesta la riqualificazione giuridica
del fatto.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è infondato. Non si tratta, infatti, di un problema di
motivazione (che può essere corretta dal giudice di legittimità), ma
semmai di valutazione sulla qualificazione giuridica del fatto.

1

articolate nell’atto di opposizione, con particolare riferimento alla

2. Peraltro, in diritto, si osserva che non è stato attribuito alcun reato,
ma solo un comportamento scorretto sotto il profilo deontologico, per
cui non è configurabile la calunnia (neppure ove l’agente avesse
manifestato l’erronea convinzione di denunciare un illecito penale;
cfr. Sez. 6, n. 26542 del 16/06/2015, Carignano, Rv. 263918).

p.q.m.

processuali.
Così deciso il 25/11/2015

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese

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