Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15270 del 05/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 15270 Anno 2015
Presidente: ROTUNDO VINCENZO
Relatore: PETRUZZELLIS ANNA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ASTORI ALESSANDRO ROBERTO N. IL 28/08/1989
avverso la sentenza n. 6053/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del
30/01/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANNA
PETRUZZELLIS;

Data Udienza: 05/03/2015

P. Q. M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1.000 (mille) in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, all’udienza del 5 marzo 2015

Il Presid nte

La difesa di Astori Alessandro Roberto propone ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello
di Milano del 30/01/2014 che ha affermato la sua responsabilità in relazione ai reati di cui all’art. 73
comma 5 d. P.R. 309/90, e 648 cpv cod. pen. e ritenuto più grave quest’ultima fattispecie
determinava la pena, con la diminuente del rito e le attenuanti generiche, in anni due e mesi due di
reclusione ed € 1.800 di multa.
Nel ricorso si lamenta vizio di motivazione sulla determinazione della pena base in misura superiore
al minimo, violazione di legge quanto all’aumento per la continuazione apportato per la detenzione
delle droghe leggere, e mancata valutazione dell’uso personale della cocaina detenuta, non eccepita
nel grado di merito per l’irrilevanza quoad poenam della distinzione tra le difformi finalità, vizio di
motivazione sulla determinazione in aumento per le ulteriori imputazioni per cui è stato
riconosciuto il vincolo del continuazione.
I rilievi formulati in ricorso sono chiaramente inammissibili risolvendosi in censure in fatto, con cui
si contesta la scelta di non riconoscere le attenuanti generiche, sostenuta da un richiamo ai
precedenti da cui l’interessato risulta gravato, dalle complessive modalità del fatto, dall’assenza di
circostanze favorevoli per il reo desumibili dalla condotta tenuta, plurimi elementi valutativi del
tutto ignorati con il proposto ricorso con il quale di fatto si sollecita una difforme valutazione di
merito estranea a questa fase del giudizio.
L’uso personale era stato dedotto nell’interrogatorio, ma escluso nella pronuncia di primo grado, in
ragione della mancata dimostrazione dell’assunto in fatto, come si evince chiaramente dalle
pronunce di merito, sicché il rilievo oggi riproposto costituisce anch’esso una deduzione di fatto,
non proponibile in questa sede.

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