Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15257 del 10/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 15257 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: ANDREAZZA GASTONE

SENTENZA

sul ricorso proposto da :

Petrillo Pietro, n. a Montemiletto il 29/06/1954;
Fantoni Giovanni, n. a Gemona del Friuli il 28/01/1956;

avverso la ordinanza del Tribunale di Avellino in data 18/07/2014;

udita la relazione svolta dal consigliere Gastone Andreazza;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale V. D’Ambrosio, che ha concluso per l’annullamento con rinvio;
uditi i Difensori di fiducia, Avv. G. Scozzari, anche in sostituzione dell’Avv. N.
Pizza, e M. Zalin, che hanno concluso per l’accoglimento;

RITENUTO IN FATTO

1. Petrillo Pietro e Fantoni Giovanni hanno proposto ricorso avverso la ordinanza
con cui il Tribunale del riesame di Avellino ha rigettato la richiesta di riesame
avverso il decreto di sequestro preventivo di un carico di rifiuti trasportato su

Data Udienza: 10/03/2015

autoarticolato presso la Novolegno S.p.a. a cura della Ecologia Italiana S.r.l. in
relazione al reato di cui all’art.256 del d. Igs. n. 152 del 2006.

2. Con un primo motivo lamentano la violazione degli artt. 125, 321 e 324 c.p.p.
in relazione al

fumus commissi delicti

deducendo in particolare che la

motivazione del Tribunale del riesame non ha preso in esame le articolate

udienza con cui si era lamentato il fatto che il G.i.p. non aveva spiegato : le
ragioni della ritenuta sussistenza della contravvenzione di cui all’art. 256 del d.
Igs. n. 152 del 2006, le ragioni per cui i rifiuti presenti sull’automezzo non
potessero considerarsi il residuo di una corretta attività di recupero, la mancata
considerazione dell’integrazione del reato unicamente in caso di avvenuto
conferimento del rifiuto, circostanza nella specie non intervenuta; si era inoltre
lamentata la diversità della descrizione della condotta nel verbale redatto dalla
polizia giudiziaria rispetto a quanto contenuto nel decreto di sequestro. A fronte
di ciò il Tribunale ha richiamato la motivazione del provvedimento impugnato
dove lo stesso avrebbe fatto espresso riferimento al verbale di sequestro operato
dai carabinieri, riferimento tuttavia nella specie assolutamente mancante. Al
contrario, dal verbale emerge che il sequestro sarebbe stato operato per la
ragione della errata indicazione del codice CER, fatto questo tuttavia integrante
semmai unicamente un illecito amministrativo, mentre nel decreto del G.i.p. è
stata contestata altresì una presunta illecita gestione del rifiuto perché conferito
ad un soggetto (la Novolegno) non autorizzato a riceverlo senza che tuttavia
nulla si precisi quanto alla condotta posta in essere dai dipendenti della
Novolegno, anzi risultando che il carico in ingresso non era ancora stato
accettato, al momento del controllo della p.g., dal destinatario.
Aggiungono come nel provvedimento di sequestro sia mancata l’indicazione della
norma violata, la contestazione sia formulata in termini incomprensibili e non
siano state indicate le ragioni della ritenuta integrazione di reato.
Contestano inoltre le

ragioni indicate dal provvedimento impugnato ad

integrazione della motivazione del G.i.p., avendo i giudici tratto dalla lettura del
verbale di sequestro informazioni (segnatamente la sottoposizione dei rifiuti ad
attività di cernita manuale che non può considerarsi attività di recupero,
l’avvenuta raccolta da parte della Novolegno e la non legittimazione di questa a
ricevere tali tipologie di rifiuti) che invece gli atti non consentivano di trarre
avendo gli operanti esaminato unicamente l’autorizzazione del produttore del
rifiuto e non quella del ricevente.

doglianze e le argomentazioni difensive compendiate nella memoria depositata in

Anche la relazione di sopralluogo del consulente della Procura è stata
impropriamente utilizzata dal provvedimento impugnato posto che le
osservazioni ivi contenute in relazione all’abbancamento dei rifiuti in un unico
quantitativo sotto forma di cumulo all’aperto si riferiscono chiaramente ad altri
rifiuti e non a quelli oggetto del sequestro. Di qui dunque la motivazione

3. Con un secondo motivo lamentano la violazione delle disposizioni dell’allegato
d) e c) della parte quarta del d.gs. n. 152 del 2006 avendo il Tribunale
erroneamente ritenuto che i codici CER attribuiti ai rifiuti fossero errati e che la
cernita manuale non sarebbe un’attività di recupero; quanto al primo profilo,
osservano che ogni rifiuto che viene generato dalla selezione meccanica di altri
rifiuti deve necessariamente assumere il codice CER 19, essendo la ditta Ecologia
italiana autorizzata ad effettuare, in riferimento ai rifiuti ingombranti e
biodegradabili, attività di messa in riserva e di recupero attraverso la cernita del
legno che viene poi avviato ad idoneo impianto di recupero per il suo effettivo
reimpiego; quanto al secondo profilo tale affermazione è smentita dal fatto che
l’allegato C alla parte quarta prevede quale attività di recupero anche l’attività di
cernita e dalla giurisprudenza di legittimità secondo cui la cernita e la selezione
rientrano tra le operazioni di recupero dei rifiuti con conseguente corretta
attribuzione del codice CER; aggiungono che, essendo la società Novolegno
autorizzata all’esercizio dell’attività di recupero in forza dell’iscrizione al numero
19 del registro provinciale della provincia di Avellino e dunque, ai sensi del
decreto ministeriale 5 febbraio del 1998, il quale prevede tra le attività di
recupero anche quella della cernita, è errata l’affermazione del Tribunale
secondo cui la Novolegno non era autorizzata a procedere ad operazioni di
selezione e cernita dei rifiuti in ingresso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Il primo, pregiudiziale, motivo di ricorso è fondato.
Va premesso che, secondo quanto costantemente affermato da questa Corte,
rientra nel concetto di violazione di legge, suscettibile di consentire il ricorso per
cassazione nei confronti dei provvedimenti in materia cautelare reale, l’ipotesi,
oltre che di mancanza grafica della motivazione, anche di mera apparenza della
stessa, in quanto sprovvista dei requisiti minimi per rendere comprensibile la
vicenda contestata e l'”iter” logico seguito dal giudice nel provvedimento

assolutamente assente ed apparente del provvedimento impugnato.

impugnato (da ultimo, tra le tante, Sez. 6, n. 6589 del 10/01/2013, Gabriele,
Rv. 254893), ricadendosi, in tali casi, infatti, nell’ambito della inosservanza del
disposto dell’art. 125 c.p.p.
Ciò posto, esattamente nell’ambito di violazione di tale norma appare iscriversi il
provvedimento impugnato, non comprendendosi innanzitutto, in relazione al
doveroso vaglio, da parte del Tribunale, del fumus commissi delicti, e al di là

d.lgs. n. 152 del 2006, nel cui ambito ricade, come noto, una pluralità di
comportamenti tra loro diversi, quale specifica condotta venga addebitata agli
indagati, posto che, essendo i rifiuti stati sequestrati non appena giunti, a quanto
pare di comprendere, nel piazzale della Novolegno, nessuna attività, tanto meno
di selezione e cernita, era ancora stata posta in essere da tale ditta; né
nell’ordinanza si dà specificamente conto, al di là della pretesa non corretta
apposizione dei codici CER, che, evidentemente sarebbe da addebitare al
produttore Ecologia Italiana S.r.l., di specifiche condotte di raccolta,
smaltimento, trasporto o recupero poste in essere dagli indagati per conto della
Novolegno e tali da integrare il fumus del reato genericamente indicato.
Le censure mosse sul punto all’ordinanza appaiono dunque fondate e tali da
imporre l’annullamento con rinvio della stessa al Tribunale di Avellino per nuovo
esame.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Avellino.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2015

Il Con lier éstensore

Il Presidente

dell’indistinto richiamo effettuato nel provvedimento impugnato all’art. 256 del

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