Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15256 del 10/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 15256 Anno 2015
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: ANDREAZZA GASTONE

SENTENZA

sul ricorso proposto da :

Valdet Shaquiri , n. a Skenderaj (Kosovo) il 04/06/1969;

avverso la ordinanza del Tribunale di Bari in data 21/05/2014;

udita la relazione svolta dal consigliere Gastone Andreazza;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale V. D’Ambrosio, che ha concluso per il rigetto;

RITENUTO IN FATTO

1. Valdet Shaqiri ha proposto ricorso quale terzo estraneo (segnatamente quale
legale rappresentante della Rec – Kos) avverso l’ordinanza del Tribunale del
riesame di Bari con cui è stata rigettata la richiesta di riesame avverso il decreto
di sequestro preventivo di kg.24.234 di rottami d’ottone per il reato di cui all’art.
259 comma 1, del d. Igs. n.152 del 2006 attribuito al legale rappresentante della
ditta importatrice italiana Terraroli metalli Sri. In particolare, secondo l’addebito,

Data Udienza: 10/03/2015

l’importazione dei rifiuti d’ottone in oggetto sarebbe avvenuta in assenza delle
condizioni di cui all’art. 18 del regolamento CEE 1013 del 2006 posto che la
Repubblica del Kosovo non può considerarsi territorio in situazione di crisi né
risulta la stipula di accordi bilaterali tra lo Stato italiano e quello kosovaro
legittimante l’ importazione di tali rifiuti.

inesistenza e mera apparenza di motivazione in ordine al fumus delictí. Rileva
che, pur avendo lamentato dinanzi al tribunale la situazione di crisi in cui versa
la Repubblica del consumo, ancora non riconosciuta a tutt’oggi quale Stato
indipendente da due membri permanenti del consiglio di sicurezza e da cinque
membri dell’unione europea , l’inosservanza delle norme in materia di
documentazione di accompagnamento e di indicazione del codice cer nonché il
legittimo affidamento dato dalla precedente effettuazione di tre spedizioni di
rifiuti regolarmente sdoganate nel porto di Bari, ordinanza impugnata ha in modo
illogico ritenuto non applicabile l’eccezione prevista dall’articolo 43 del
regolamento richiamando la dichiarazione formale del vicepremier kosovaro circa
la prevista chiusura della missione dell’unione europea senza ulteriori proroghe
in data 15 giugno 2014 per il venir meno della fase emergenziale, con ciò
valorizzando una dichiarazione rilasciata a margine di una riunione di governo di
cui non è neppure citata la fonte e a fronte del fatto che la missione è un ex è
stata prorogata fino al giugno del 2016; oltre a ciò rileva che la missione Unmik
fondata sulla risoluzione Onu numero 1244, che consta di un contingente militare
di 5000 uomini di 31 paesi europei ed extraeuropei è missione di mantenimento
della pace in tal modo venendo integrata proprio l’eccezione prevista dalla lettera
del regolamento comunitario n.1013 del 2006. A ciò va aggiunto che il sequestro
è stato effettuato il 19 maggio 2014 e dunque in una data antecedente a quella
posta dal tribunale quale termine finale della missione. Nessun paese dell’Unione
Europea ha inoltre stipulato accordi in materia di rifiuti con il corso
discendendone le stesso è un paese in cui l’autorità competente non è stata
designata o non è in grado di agire secondo l’ulteriore eccezione prevista
dall’articolo 43 lett. e) del regolamento citato.
Con un secondo motivo lamenta l’inesistenza o la mera apparenza della
motivazione in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari posto che i rifiuti
d’ottone di specie rappresentano rifiuti speciali non pericolosi poiché inseriti in
lista verde come riconosciuto dallo stesso G.i.p. e che pertanto devono essere
trasformati in impianti a ciò autorizzati come, nella specie, quello del destinatario
dei rifiuti in oggetto.
2

2. Con un primo motivo lamenta la violazione degli articoli 125 e 321 c.p. per

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il primo motivo di ricorso è, come già ritenuto da questa Corte con riferimento
ad altri ricorsi presentati nei confronti del medesimo provvedimento, infondato.

riesame di provvedimenti di sequestro (probatorio o preventivo) può essere
proposto esclusivamente per violazione di legge e non anche con riferimento ai
motivi di cui all’art. 606 lett. e) c.p.p. pur rientrando, nella violazione di legge, la
mancanza assoluta di motivazione o la presenza di motivazione meramente
apparente in quanto correlate all’inosservanza di precise norme processuali (Sez.
U, n. 5876 del 28/1/2004, Bevilacqua, Rv. 226710 ; Sez. 6, n. 6589 del
10/1/2013, Gabriele, Rv. 254893; Sez. 5, n. 35532 del 25/6/2010, Angelini, Rv.
248129; Sez. 6, n. 7472 del 21/1/2009, Vespoli, Rv. 242916; Sez. 5, n.8434 del
11/1/2007, Ladiana, Rv. 236255).
Va in secondo luogo precisato che la contestazione in relazione alla quale è
intervenuto il sequestro riguarda il reato di cui all’art. 259 d.lgs. 152\06, il
quale, al comma 1, così recita:

«chiunque effettua una spedizione di rifiuti

costituente traffico illecito ai sensi dell’articolo 26 del regolamento (CEE) 1°
febbraio 1993, n. 259, o effettua una spedizione di rifiuti elencati nell’Allegato II
del citato regolamento in violazione dell’articolo 1, comma 3, lettere a), b), e) e
d), del regolamento stesso è punito con la pena dell’ammenda da
millecinquecentocinquanta euro a ventiseimila euro e con l’arresto fino a due
anni. La pena è aumentata in caso di spedizione di rifiuti pericolosi».
Si tratta, come già affermato da questa Corte, di una norma penale in bianco,
integrata dal richiamo al Regolamento comunitario; tuttavia, il Regolamento
(CEE) n. 259/93 del Consiglio, del 1 febbraio 1993 è stato abrogato, a far data
dal 12 luglio 2007, dall’art. 61 del Reg. n. 1013\2006 del 14 giugno 2006, con la
conseguenza che i riferimenti ad esso devono ora intendersi effettuati al nuovo
Regolamento, come stabilisce il secondo comma del menzionato art. 61.
Avuto riguardo a tale ultima disposizione ed a quanto stabilito dall’art. 194 d.lgs.
n. 152 del 2006, il quale precisa che le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti sono
disciplinate dai regolamenti comunitari che regolano la materia, dagli accordi
bilaterali di cui agli artt. 41 e 43 del Regolamento (CE) n. 1013/2006 (che
dunque espressamente richiama) e dal decreto interministeriale di cui al
successivo comma 4, deve però rilevarsi, in accordo con quanto evidenziato in
più occasioni dalla dottrina, la sussistenza di una sostanziale continuità tra i due
3

Va premesso che il ricorso per cassazione avverso l’ordinanza emessa in sede di

regolamenti comunitari, i cui contenuti sono essenzialmente sovrapponibili,
anche negli allegati – quanto meno con riferimento alle ipotesi di spedizioni di
rifiuti diversi da quelli esclusi dall’obbligo di notifica ed autorizzazione del
mancato rispetto delle norme di informazione – con l’unica eccezione, che qui
non rileva, della spedizione di rifiuti esplicitamente destinati alle analisi di

4. Ciò posto, e venendo al merito, l’ordinanza impugnata si sofferma sulla
sussistenza delle condizioni per l’importazione in Italia dei rifiuti sequestrati,
giungendo a conclusioni
corrette.
Come ricordato dal Tribunale, l’art. 43 del menzionato Regolamento comunitario
stabilisce, al comma 1, un generale divieto di importazione, nella Comunità, di
rifiuti destinati al recupero, prevedendo tuttavia alcune eccezioni per quelli
provenienti da: a) paesi ai quali si applica la decisione OCSE; b) altri paesi
aderenti alla convenzione di Basilea; c) altri paesi con i quali la Comunità, o la
Comunità ed i suoi Stati membri, hanno concluso accordi o intese bilaterali o
multilaterali compatibili con la normativa comunitaria e conformi all’articolo 11
della convenzione di Basilea; d) altri paesi con i quali gli Stati membri hanno
concluso individualmente accordi o intese bilaterali ai sensi del paragrafo 2; e)
altri territori nei casi in cui, in via eccezionale in situazione di crisi, di
ristabilimento o mantenimento della pace o in caso di guerra, non possano
essere conclusi gli accordi o le intese bilaterali di cui alle lettere b) o c) o in cui
l’autorità competente del paese di spedizione non sia stata designata o non sia in
grado di agire.
Nel comma 2 è stabilito che, in casi eccezionali, gli Stati membri possono
concludere individualmente accordi o intese bilaterali per il recupero di
determinati tipi di rifiuti in quegli Stati membri in cui tali rifiuti non siano gestiti
secondo metodi ecologicamente corretti, come disposto all’articolo 49, nel paese
di spedizione. In tal caso si applica l’articolo 41, paragrafo 2.
Gli accordi o le intese bilaterali o multilaterali conclusi ai sensi del paragrafo 1,
lettere c) e d), si basano sugli obblighi procedurali di cui all’articolo 42, se
pertinenti (comma 3).
Date tali premesse, i giudici del riesame hanno evidenziato che, per stesso
riconoscimento della difesa del ricorrente, risultando inapplicabili tutte le
eccezioni contemplate dall’art. 43, comma 1 del Regolamento, con esclusione di
quella di cui alla lettera e), l’importazione dal Kosovo sarebbe giustificata
soltanto dalla sussistenza di una situazione di crisi, conseguente ai noti eventi
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laboratorio di cui all’art. 3, paragrafo 4 del Regolamento CE del 2006.

bellici che hanno interessato quei luoghi e non ancora risolta, come dimostrato
dalla permanenza di contingenti di pace, unità di crisi, protettorato ONU ed
assenza di accordi bilaterali conclusi anche con altri paesi.
Il Tribunale ha tuttavia motivatamente escluso la sussistenza delle condizioni di
applicabilità di tale deroga attraverso una serie di considerazioni, tra le quali
assume rilievo preminente l’accertamento, in fatto, della sussistenza di due

cooperazione giudiziaria e di estradizione.
Sulla base della comprovata possibilità di stipula di accordi bilaterali il Tribunale
ha, dunque, ritenuto operante il divieto di importazione di cui all’art. 43 del
Regolamento.
Tale conclusione è oggetto di contestazione in ricorso con varie censure, nessuna
delle quali, tuttavia, considera il dato determinante della avvenuta conclusione di
accordi bilaterali tra Italia e Kosovo che il Tribunale ha adeguatamente posto in
luce.
In ogni caso, la motivazione dell’ordinanza non presenta, sul punto, alcuna
carenza riconducibile nell’alveo della motivazione inesistente o meramente
apparente configurante la violazione di legge che, dunque, il ricorrente
erroneamente ipotizza.
Invero, i giudici del riesame hanno preso in considerazione le censure formulate
dalla difesa e le hanno confutate attraverso un percorso argomentativo che
indica in maniera sufficiente le ragioni della conferma della misura cautelare
reale, mentre eventuali incongruenze restano confinate nell’ambito del mero
vizio di motivazione che, per le ragioni in precedenza esposte, non può essere
dedotto in questa sede.

5. Anche il secondo motivo di ricorso volto a lamentare che la motivazione sul
periculum in mora sarebbe inesistente o meramente apparente, posto che nella
specie si verserebbe in ipotesi di rifiuti speciali non pericolosi, è infondato.
Infatti l’affermazione del Tribunale che ha desunto il periculum dalla natura del
bene in sequestro e dall’attività di trasformazione cui il rifiuto sarebbe stato
destinato in Italia va coordinata, evidentemente, al reato contestato e alle
modalità con le quali lo stesso risulta posto in essere : trattandosi infatti di
traffico illecito di rifiuti, effettuato in violazione dell’art. 43 del Regolamento (CE)
n. 1013/2006 ed in mancanza delle condizioni prescritte dall’art. 18 del
medesimo Regolamento comunitario, risulta evidente che la libera disponibilità
dei rifiuti avrebbe, quale conseguenza, quella della conduzione alla loro
destinazione finale, consentendo così il raggiungimento dello scopo della illecita
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accordi bilaterali stipulati tra Italia e Kosovo, nel giugno del 2013, in materia di

introduzione degli stessi nel territorio nazionale, che le norme violate intendono,
appunto evitare.
Il ricorso deve pertanto essere rigettato, con le consequenziali statuizioni in
ordine alle spese processuali.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2015

Il Presidente

P.Q.M .

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