Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15225 del 20/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15225 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: PICCIALLI PATRIZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MAZZARELLA FRANCO N. IL 06/12/1961
avverso l’ordinanza n. 58/2013 CORTE APPELLO di FIRENZE, del
28/02/2014
sentita la r zione fatta dal Consigliere 112ott.=IA PICCIALLI; n
lette/sepife le conclusioni del PG Dott. Co l,
cii—L.2
L
34.2,

Uditi difensor Avv./

Data Udienza: 20/03/2015

Ritenuto in fatto

MAZZARELLA Franco, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione
avverso l’ordinanza della Corte di Appello ‘di Firenze, con la quale è stata rigettata
l’istanza di riparazione per l’ingiusta detenzione avanzata dal ricorrente nell’ambito di un
procedimento per i delitti di associazione a delinquere ed usura dai quali era stato assolto

La Corte territoriale ha ravvisato la circostanza escludente del diritto alla riparazione di
cui all’art. 314, 1° comma, c.p.p., e cioè di avere concorso a dare causa all’emissione del
provvedimento restrittivo della libertà personale per colpa grave. Sul punto sono stati
rimarcati una serie di elementi probatori, nella disponibilità del giudice della cautela,
indicativi del coinvolgimento del Mazzarella.

Il Mazzarella ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza impugnata per violazione dell’art.
314 c.p.p., e manifesta illogicità della motivazione. Sotto il primo profilo ritiene di
ravvisare una contraddizione ” letterale” tra l’affermazione contenuta a pag. 1 del
provvedimento impugnato- secondo cui, alla domanda se il Mazzarella ebbe a dare causa
con un proprio comportamento colposo alla adozione del provvedimento restrittivo a suo
carico, la risposta sarebbe “no” e la soluzione raggiunta dalla Corte nel senso del rigetto
dell’istanza.
Sotto il secondo profilo lamenta che il giudice della riparazione avrebbe travisato i fatti
emergenti dal giudicato penale.

E’ stata depositata memoria di costituzione nell’ interesse del Ministero dell’Economia e
delle Finanze con la quale è stato chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso.

Considerato in diritto

Il ricorso è palesemente infondato e va dichiarato inammissibile.

In proposito appare opportuno ricordare i principi affermati da questa Corte in merito al
contenuto ed ai limiti della indagine devoluta al giudice della riparazione sulla sussistenza
di eventuali elementi ostativi all’affermazione del diritto dell’istante.
Si è, innanzitutto, affermato che il giudice, nell’accertare la sussistenza o meno della
condizione ostativa all’indennizzo, data dall’incidenza causale del dolo o della colpa grave
dell’interessato nella produzione dell’evento costitutivo del diritto, deve valutare la
condotta da questi tenuta sia anteriormente sia successivamente al momento restrittivo

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con formula piena.

della libertà, pur puntualizzandosi che, in relazione ai comportamenti processuali, il
relativo apprezzamento non può prescindere dalle cautele insite nel rispetto per le scelte
di strategia difensiva che l’interessato abbia ritenuto di adottare.

Si è pure sottolineato che agli effetti della valutazione circa la condotta sinergica
dell’interessato come causa ostativa al riconoscimento del beneficio, deve intendersi
colposa quella condotta che, pur tesa ad altri risultati, ponga in essere, per evidente,

tale da costituire una non voluta, ma prevedibile ragione di intervento dell’autorità
giudiziaria, che si sostanzi nell’adozione di un provvedimento restrittivo della libertà
personale o nella mancata revoca di uno già emesso ( v. da ultimo, Sezioni unite, 28
novembre 2013, n. 51779, Nicosia) .

Quanto agli elementi ed ai criteri di apprezzamento che devono assistere il giudice nel
procedimento per la riparazione della ingiusta detenzione, si è in più occasioni messa in
luce l’esigenza di distinguere nettamente l’operazione logica propria del giudice del
processo penale, volta all’accertamento della sussistenza di un reato e della sua
commissione da parte dell’imputato, da quella propria del giudice della riparazione, il
quale, pur dovendo operare eventualmente sullo stesso materiale, deve seguire un iter
logico motivazionale del tutto autonomo, perché è suo compito stabilire non se
determinate condotte costituiscano o meno reato, ma se queste si sono poste come
fattore condizionante, anche nel concorso dell’altrui errore, alla produzione dell’evento
detenzione, ed in relazione a tale aspetto della decisione egli ha piena ed ampia libertà di
valutare il materiale acquisito nel processo, non già per rivalutarlo, bensì al fine di
controllare la ricorrenza o meno delle condizioni dell’azione, di natura civilistica, sia in
senso positivo che in senso negativo, compresa l’eventuale sussistenza di una causa di
esclusione del diritto alla riparazione.
In particolare, è consentita al giudice della riparazione la rivalutazione dei fatti non nella
loro valenza indiziaria o probante (smentita dall’assoluzione), ma in quanto idonei a
determinare, in ragione di una macroscopica negligenza od imprudenza dell’imputato,
l’adozione della misura, traendo in inganno il giudice ( v., tra le tante, Sezione IV, 10
giugno 2010, n. 34662, La Rosa).

In questa prospettiva, nel caso di richiesta avanzata ai sensi dell’art. 314, comma 1,
c.p.p., al fine di ritenere sussistenti le condizioni ostative costituite dal dolo o dalla colpa
grave sinergica dell’istante, per nto

,

il giudice ben può prendere in considerazione,

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macroscopica negligenza, imprudenza o violazione di leggi o regolamenti, una situazione

anche in via esclusiva, gli elementi originariamente valutati in funzione dell’emissione
della misura cautelare ( v. Sezione IV, 13 novembre 2013, Maltese, rv. 259081).

Nel caso di specie, la Corte distrettuale si è attenuta a tali principi, avendo ritenuto, con
motivazione adeguata e coerente sotto il profilo logico e nel rispetto della normativa di
riferimento, che la condotta del Mazzarella aveva sostanzialmente contribuito ad
ingenerare, sia pur in presenza di errore dell’autorità inquirente, la rappresentazione di

ingiustamente sofferta.

In particolare, il giudice della riparazione ha spiegato che le condotte ascritte al
Mazzarella, pur non costituendo illecito penale, sono state idonee a determinare
l’applicazione della misura cautelare, in quanto indicative del coinvolgimento dello stesso
nelle attività usurarie del coimputato Di Luca, condannato per usura. Sul punto sono state
valorizzate, oltre la frequentazione dell’istante con il Di Luca, anche gli esiti di attività di
intercettazione telefonica ed ambientale, dai quali si traeva la partecipazione del
Mazzarella all’attività di riscossione dei crediti a tassi usurai accordati dal Di Luca.

Tali elementi, dai quali era logico desumere la condotta partecipativa nell’attività di usura
senz’altro consentono di configurare la colpa grave, così come individuata dalle SS.UU..

Pertanto, correttamente il giudice di merito, senza effettuare alcuna illegittima
rivalutazione della sentenza penale di assoluzione ( Sezioni unite 23.12.1995 n. 43), ma
rilevando solo la sussistenza di elementi che hanno dato causa all’emissione della misura
cautelare, e configuranti la colpa grave a norma del primo comma dell’art. 314 c.p.p., ha
escluso il diritto della istante alla riparazione, essendo indubbiamente le circostanze
succitate idonee a far ritenere – anche se limitatamente all’emissione di una misura
cautelare – il coinvolgimento del Mazzarella nelle fattispecie criminose contestate.

E’ appena il caso di rilevare la manifesta infondatezza del primo profilo del ricorso, atteso
che la prima frase ( secondo cui “alla domanda se il sig. Mazzarellaebbe a dare causa con
un proprio comportamento colposo all’adozione del provvedimento restrittivo a suo
carico, la risposta sarebbe no”) è la mera trascrizione letterale dell’istanza del ricorrente
alla Corte di appello).

Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma dell’art. 616 c.p.p., la
condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma, che si
ritiene equo liquidare in C 1000,00, in favore della cassa delle ammende, non
ravvisandosi assenza di colpa in ordine alla determinazione della causa di inammissibilità

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una condotta illecita dalla quale è scaturita, con rapporto di causa-effetto, la detenzione

nonché alla rifusione delle spese sostenute in questo giudizio dall’Amministrazione
resistente, liquidate come in dispositivo.
PQM
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di € 1000,00 in favore della cassa delle ammende nonché alla
rifusione delle spese sostenute per questo giudizio di cassazione liquidate in euro
1000,00.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Così deciso nella camera di consiglio del 20 marzo 2015

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