Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15219 del 10/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15219 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: ROMIS VINCENZO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CACIOPPO GIOVANNI N. IL 24/10/1994
avverso l’ordinanza n. 1597/2014 TRIB. LIBERTA’ di PALERMO, del
14/11/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dot. VINCENZO OMIS;,
~sentite le conclusioni del PG Dott. t vt,Vt.49 9Q
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 10/03/2015

OSSERVA

Il Tribunale del riesame di Palermo con l’ordinanza indicata in epigrafe confermava il
provvedimento applicativo della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di
Cacioppo Giovanni Calogero – indagato insieme ad altri per detenzione a fini di spaccio di
marijuana, hashish e cocaina, nonché per ricettazione di materiale metallico (rame) del

1) l’esito positivo di attività di appostamento ed osservazione della RG. alle 5 del
mattino; 2) l’arrivo del Cacioppo alla guida di un motoveicolo – a bordo del quale
prendeva posto come trasportato Fina Sergio – dal quale erano stati scaricati il rame ed
involucri; 3) il trasporto insieme agli altri indagati, all’interno di un magazzino, del rame
e degli involucri scaricati dal motoveicolo; 4) la evidente disponibilità, insieme agli altri
indagati, dell’immobile al cui interno erano stati poi rinvenuti sia il rilevante quantitativo
di rame – di evidente provenienza illecita, non avendo gli indagati saputo dare una
plausibile e credibile spiegazione alternativa circa il possesso di tale materiale (non
apparendo verosimile il rinvenimento casuale del rame da parte del Cacioppo, secondo la
versione da costui resa) – sia lo stupefacente di diversa tipologia, di notevole quantità,
già suddiviso in dosi (unitamente a materiale per il confezionamento della droga per lo
spaccio) custodito in uno degli involucri scaricati dal motoveicolo (lo stesso Cacioppo, tra
l’altro, aveva riferito – cfr. pag. 5 dell’ordinanza – che tutti gli indagati disponevano della
chiave del cancello principale di accesso al magazzino); 5) la presenza del Cacioppo,
insieme agli altri indagati, all’interno del magazzino all’atto dell’irruzione degli
investigatori. Per quel che riguarda le esigenze cautelari, e la necessità della detenzione
domiciliare come misura idonea a salvaguardare le esigenze stesse, il Tribunale
sottolineava Il pericolo di reiterazione di attività delittuose, desunto dalle modalità e
gravità del fatto rivelatrici anche di collegamenti con ambienti malavitosi e con soggetti
dediti al traffico di droga, la improbabile concessione della sospensione condizionale della
pena, la disponibilità di una base logistica per lo svolgimento delle attività delittuose.

Ciò premesso, rileva il Collegio che il ricorso per cassazione, con il quale il Cacioppo ha
censurato la suddetta ordinanza per il profilo di gravità del quadro indiziario nonché per
quel che concerne le esigenze cautelari, deve essere dichiarato inammissibile perchè
basato su doglianze – peraltro formulate con argomentazioni del tutto generiche e
meramente assertive – concernenti apprezzamenti di merito, non deducibili in cassazione,
e finalizzate ad una non consentita rivalutazione delle risultanze probatorie. Nella
concreta fattispecie il giudice di merito ha dato conto, con puntuale e adeguato apparato
2

u,bil

peso di circa 140 chili – valorizzando come gravi indizi le seguenti circostanze di fatto:

argomentativo – incensurabile in sede di controllo di legittimità – delle ragioni per le quali
il soggetto era attinto da gravi indizi di colpevolezza, enunciando analiticamente gli
elementi fattuali rilevanti a tal fine, tutti significativamente convergenti nel senso della
qualificata probabilità di colpevolezza dell’indagato; giova evidenziare che, secondo il
consolidato indirizzo interpretativo affermatosi nella giurisprudenza di questa Corte, “in
tema di impugnazione delle misure cautelari personali, il ricorso per cassazione è
ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge ovvero la

principi di diritto, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione
dei fatti ovvero che si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate
dal giudice di merito” (in termini, “ex pluirimis”, Sez. 5, n. 46124 del 08/10/2008 Cc. dep. 15/12/2008 – Pagliaro, Rv. 241997). Per quel che riguarda le esigenze cautelari, il
Tribunale ha dato conto della ritenuta sussistenza delle stesse valorizzando a tal fine le
modalità e la gravità della condotta, in sintonia con il principio affermato, e più volte
ribadito, in sede di legittimità, secondo cui “in tema di esigenze cautelari, le modalità
della condotta ben possono essere prese in considerazione per basare su di esse, oltre al
giudizio sulla gravità del fatto, quello sulla pericolosità sociale dell’imputato, costituendo
la condotta tenuta in occasione del reato un elemento specifico significativo per valutare
la personalità dell’agente” (così, tra le tante, Sez. 6, n. 45542 del 21/11/2001 Cc. dep. 21/12/2001 – Russo, Rv. 220331).
Alla declaratoria di inammissibilità segue, per legge, la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali, nonchè (trattandosi di causa di inammissibilità
riconducibile alla volontà, e quindi a colpa, del ricorrente: cfr. Corte Costituzionale, sent.
N. 186 del 7-13 giugno 2000) al versamento a favore della cassa delle ammende di una
somma che si ritiene equo e congruo determinare in euro 1.000,00 (mille).

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1.000,00 (mille) in favore della cassa delle ammende.
Roma, 10 marzo 2015

Il Presidente

Il Con igliere estensore

(Gaet nino Zecca)

(Vincenzo Romis )

LUZAA41-O
CORTE SUPRP,MA DI CASSAZIONE
INT sezione Penale

manifesta illogicità della motivazione del provvedimento secondo i canoni della logica ed i

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