Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15215 del 10/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15215 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: SERRAO EUGENIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
DI MARSALA
nei confronti di:
RIGHETTI MASSIMO N. IL 26/04/1975
avverso l’ordinanza n. 1550/2014 GIUDICE UDIENZA
PRELIMINARE di MARSALA, del 06/11/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO;
1ettes jiti le conclusioni del PG Dott.

Massimo Galli, che nella requisitoria scritta ha concluso
per l’inammissibilità del ricorso;

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Data Udienza: 10/03/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala propone
ricorso per cassazione avverso l’ordinanza emessa in data 6/11/2014 dal Giudice
dell’Udienza preliminare presso il medesimo Tribunale dichiarativa della nullità
della richiesta di rinvio a giudizio inoltrata dalla Procura in data 1/10/2014, sul
rilievo che l’avviso

ex art.415 bis cod. proc. pen. emesso nell’ambito del

procedimento nei confronti di Righetti Massimo per il reato di cui all’art.95 d.P.R.

2. Il Procuratore ricorrente lamenta l’erroneità della decisione in ragione del
fatto che, benché il difensore indicato nell’ordinanza fosse stato nominato quale
legale di fiducia dell’indagato nell’ambito del procedimento in cui era stata
avanzata l’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, nel
procedimento in esame, relativo all’ipotesi accusatoria secondo la quale
l’indagato avrebbe reso dichiarazioni mendaci in occasione dell’istanza di
ammissione al patrocinio a spese dello Stato, l’indagato aveva nominato proprio
legale di fiducia altro difensore, al quale l’avviso ex art.415 bis cod. proc. pen.
era stato regolarmente notificato in data 22/07/2014.

3.

Il Procuratore Generale, in persona del dott. Massimo Galli, nella

requisitoria scritta ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.

2. In base ai criteri interpretativi dettati dalla giurisprudenza della Corte di
Cassazione in tema di ammissibilità del ricorso per cassazione avverso il
provvedimento abnorme, va escluso ogni profilo di abnormità quando si sia in
presenza di un provvedimento del giudice emesso nell’esercizio del potere di
adottarlo, salvo il caso limite che ad esso consegua la stasi del procedimento per
l’impossibilità da parte del pubblico ministero di proseguirlo senza concretizzare
un atto nullo rilevabile nel corso del procedimento (Sez. U, n.25957 del
26/03/2009, Toni, Rv. 243590).
2.1. Il provvedimento abnorme è, infatti, quel provvedimento non
inquadrabile nel sistema, nel senso che non costituisce espressione dei poteri
riconosciuti al giudice dall’ordinamento (Sez.5, n.15051 del 22/12/2012, De
Cicco, Rv. 252475; Sez.5, n.31975 del 10/07/2008, Ragazzoni, Rv.241162) o

2

30 maggio 2002, n.115 non fosse stato notificato al difensore dell’indagato.

comunque ne viola le norme (Sez.3, n.24163 del 3/05/2011, Wang, Rv.250603;
Sez.U. n.21423 del 25/03/2010, Zedda, Rv.246910), pertanto incidendo con una
pregiudizievole alterazione sulla ordinaria sequenza procedimentale (Sez. U, n.
25957 del 26/03/2009 Toni, Rv. 243590; Sez. 6, n. 29855 del 30/05/2012 , A.,
Rv. 253177; Sez. 3, n.49404 del 18/11/2009, Fariello, Rv. 245715; Sez. 3,
n.8330 del 11/01/2008, Mocavero, Rv. 239278).
2.2. L’abnormità dell’atto processuale può, in altre parole, riguardare tanto il
profilo strutturale, allorché l’atto, per la sua singolarità, si ponga al di fuori del

esso, pur non estraneo al sistema normativo, determini la stasi del processo e
l’impossibilità di proseguirlo (Sez. U, n. 26 del 24/11/1999, dep.2000, Magnani,
Rv.215094).

3. Ed è consolidato nella giurisprudenza della Corte, con specifico riguardo al
caso che qui occupa, il principio secondo il quale (Sez. U, n.25957 del
26/03/2009, Toni, Rv. 243590; Sez. 6, n. 5159 del 14/01/2014, Morra, Rv.
258569), non è abnorme il provvedimento con cui il giudice – rilevata l’omessa
notifica al difensore dell’avviso di conclusione delle indagini di cui all’art. 415 bis
cod. proc. pen., in realtà ritualmente eseguita – dichiari erroneamente la nullità
del decreto di citazione a giudizio, disponendo la trasmissione degli atti al
Pubblico Ministero, trattandosi di un provvedimento che, lungi dall’essere avulso
dal sistema, costituisce espressione dei poteri riconosciuti al giudice
dall’ordinamento e che non determina la stasi del procedimento, potendo
l’organo inquirente comunque disporre la rinnovazione della notificazione del
predetto avviso. Al di là delle considerazioni concernenti la correttezza del
provvedimento nel merito, qui precluse, deve ritenersi che il provvedimento
adottato non si collochi al di fuori dell’ordinamento e della struttura del sistema
processuale, rientrando fisiologicamente nelle attribuzioni del decidente (con
riferimento ad un caso analogo, Sez. 1, n. 45971 del 17/10/2012, Monastra, Rv.
254459).
3.1. Nel comporre, infatti, un contrasto giurisprudenziale sorto all’interno
della giurisprudenza di legittimità, la citata decisione delle Sezioni Unite ha
ridotto l’ambito di rilevanza del vizio di abnormità dell’atto processuale,
precisando che . Secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite, il regresso del
procedimento è dunque (ad esempio la restituzione degli atti nei casi

ex art. 552, comma 3,

cod.proc.pen. allorché questi doveva provvedere direttamente a rinnovare la
citazione a giudizio o la relativa notifica) ed invece non è abnorme quando (Sez. 4, n. 7377 del 06/02/2014, Bello, Rv. 259290).
3.2. Sempre secondo le Sezioni Unite .
3.3. Ove quindi, come avvenuto nel caso di specie, il Giudice dichiari la
nullità degli atti e ne disponga la restituzione al Pubblico Ministero, deve ritenersi
che egli continui a far governo di un potere riconosciuto dall’ordinamento,
determinando come effetto un regresso , anche qualora i
presupposti che legittimano l’adozione di tale declaratoria fossero stati ritenuti
sussistenti in modo errato.
3.4. Nel caso in esame, in definitiva, non sussiste alcun impedimento per il
Pubblico Ministero alla rinnovazione della notificazione dell’avviso di conclusione
delle indagini, attività cui procederà senza meno, ove non vi abbia già
provveduto, riavviando l’iter del procedimento. La regressione del procedimento
non determina, nel caso concreto, abnormità del provvedimento, atteso che
l’incombente richiesto al pubblico ministero con la restituzione degli atti è
sicuramente eseguibile senza che ricorra alcun impedimento e senza incorrere in
alcun atto nullo o preclusivo dell’esercizio dell’azione penale.

4. Ne consegue che, attesa l’inammissibilità, per il principio di tassatività dei
mezzi di impugnazione, del ricorso per cassazione avverso il provvedimento
emesso dal giudice per le indagini preliminari con cui, a fronte di una richiesta di
rinvio a giudizio del pubblico ministero, individuatane una nullità, si dispone che
lo stesso pubblico ministero provveda al rinnovo dell’atto viziato (Sez. 6, n.
21113 del 09/04/2013, Dragutinovic, Rv. 256550), e considerato che tale

l’atto rientra nella sfera di competenza del giudice e comporta tipicamente la

provvedimento non presenta i requisiti per essere ritenuto affetto da abnormità,
il ricorso deve dichiararsi inammissibile. Non si pronuncia condanna alle spese in
quanto trattasi di ricorso proposto dalla parte pubblica.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso. Non spese,

Così deciso il 10/03/2015

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