Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15204 del 21/01/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 4 Num. 15204 Anno 2015
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da :

VAN BERNE JOANNES GEORGIUS MARIA N. IL 24.11.1951

Avverso la ordinanza del TRIBUNALE DEL RIESAME DI IMPERIA in data 25 settembre 2014

sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. FRANCESCO MARIA CIAMPI, sentite le
conclusioni del PG in persona del dott. Aniello Roberto che ha chiesto l’annullamento con
rinvio. Per il ricorrente Van Berne Joannes Georgius Maria è presente il difensore di fiducia
avvocato Ida Giganti del foro di Palermo che chiede l’accoglimento del ricorso
RITENUTO IN FATTO
1.

Con ordinanza del 19/9/2013 il Tribunale di Imperia, quale giudice dell’appello
ex art. 322 bis c.p.p., confermava il provvedimento di rigetto dell’istanza avanzata
dall’odierno ricorrente per la restituzione delle cose sequestrate emesso in data
19/7/2013 dal Giudice delle indagini preliminari in sede, in relazione al reato ex D.P.R.
n. 380 del 2001, artt. 30 e art. 44, lett. c).

Data Udienza: 21/01/2015

2.

Avverso tale decisione proponeva ricorso il Van Berne lamentando:
a. Errata applicazione di legge ex art. 606 c.p.p., lett. b) con riferimento alla dichiarata
inammissibilità dei motivi aggiunti, che costituivano mera specificazione dei motivi
contenuti nell’atto di appello e precisavano: 1) l’assenza di iscrizione nel registro degli
indagati; 2) l’esistenza di buona fede come emergente dalla ricostruzione dei fatti
operata con la perizia depositata; 3) la circostanza che nei confronti di altro immobile
lo stesso Giudice delle indagini preliminari aveva rigettato la richiesta di sequestro
sulla

base

della

buona

fede

degli

acquirenti

stranieri;

b. Errata applicazione di legge ex art. 606 c.p.p., lett. b) in relazione all’art. 125 c.p.p.,
per totale mancanza di motivazione rispetto agli elementi addotti dal ricorrente per
supportare la assoluta buona fede nel proprio operato, non risultando il lotto
interessato frutto di frazionamento e avendo egli eseguito le opere edili nel pieno
rispetto del permesso di costruire esistente, come da perizia asseverata che è stata
allegata ai motivi di appello in ossequio alle osservazioni del Giudice delle indagini
preliminari (che aveva evidenziato come in assenza di tale prova non potesse dirsi
certa la correttezza della edificazione), nonché rispetto all’avvenuta maturazione della
prescrizione dell’eventuale reato, dovendo il momento consumatìvo dell’ipotesi
negoziale di lottizzazione essere fatto coincidere con il rogito dell’1/10/2007. Il
Tribunale ha omesso del tutto di motivare in ordine al rapporto di pertinenzialità del
bene rispetto al reato di lottizzazione e si è limitato a richiamare argomenti che
possono operare per coloro che risultano iscritti nel registro degli indagati: motivazione
apparente che comporta l’annullamento dell’ordinanza.
3.

Questa Corte con sentenza in data 28 maggio 2014 annullava l’ordinanza
impugnata impugnata per omessa motivazione.

4.

Con il provvedimento impugnato emesso quale giudice del rinvio il Tribunale del
riesame di Imperia ha nuovamente rigettato l’appello

5.

Avverso tale decisione ricorre a mezzo del proprio difensore il Van Berne
lamentando violazione di legge e la mancanza di motivazione ed in particolare il fatto
che il giudice del rinvio non si sarebbe uniformato alla sentenza di annullamento,
pretermettendo del tutto l’approfondimento richiesto dal giudice di legittimità.
Evidenzia in particolare il ricorrente come nella specie non ricorresse né la posizione
soggettiva di consapevolezza da parte del Van Berne che aveva seguito un iter
procedurale del tutto regolare né la permanenza dell’illecito necessari a giustificare il
mantenimento del vincolo cautelare

CONSIDERATO IN DIRITTO
6. Il ricorso è fondato. Nell’annullare il precedente provvedimento emesso dal Tribunale
del riesame questa Suprema Corte

ha ritenuto non soddisfatto l’obbligo di

motivando

motivazione, concludendo, conseguentemente, per l’esistenza di un vizio radicale che
travolgeva integralmente la decisione impugnata. La Corte, in particolare, premetteva
che gli elementi di fatto esposti dal Giudice delle indagini preliminari e dal Tribunale,
esaminati congiuntamente alla luce della stretta interdipendenza tra i due
provvedimenti, offrivano un quadro compatibile con il “fumus” del reato di
lottizzazione, pur con un primo evidente limite costituito dal mancato esame delle
condotte sul versante amministrativo.

citata- quali siano

stati i presupposti e quali siano le conseguenze della duratura e numericamente
rilevante emanazione di provvedimenti concessori e autorizzatori che l’ente territoriale
ha operato col risultato, che alla Corte appare supportato dagli elementi di fatto indicati
nei provvedimenti giudiziali, di trasformare radicalmente il territorio mediante il via
libera a opere di edificazione che sono ritenute non compatibili con la destinazione delle
aree e che hanno richiesto la realizzazione di ulteriori interventi a servizio degli immobili
costruiti nel tempo. Va premesso, ancora che i provvedimenti del Giudice delle indagini
preliminari individuano in modo cumulativo, e indistinto, aree territoriali diverse del
Comune di Dolcedo come aree che hanno conosciuto gli interventi lottizzatori, salvo poi
operare valutazioni che sembrano prospettare per ciascuna di queste aree
caratteristiche diverse delle autorizzazioni e delle attività contrattuali e di quelle
edificatorie poste alla base dell’ipotesi di illecita lottizzazione. Questa divaricazione fra
situazione generale e situazioni particolari crea una indubbia difficoltà nel collocare le
singole posizioni nel contesto dell’ipotesi di reato avanzata dal Pubblico ministero.
Va osservato, ancora, che la lettura dei provvedimenti giudiziali sembra collocare il
maggior numero delle attività lottizzazione negli anni 2002-2003 e, tuttavia, ritenere
che il reato non abbia ancora cessato la propria permanenza, così che anche le singole
condotte contrattuali e/o edificatorie non sarebbero coperte dal decorso del termine
prescrizionale. Tale conclusione, cui il Tribunale perviene richiamando le opere di
urbanizzazione primaria e secondaria, è sostanzialmente priva di una motivazione che la
sorregga con riguardo alla singola posizione sottoposta al suo esame.
È pacifico che il ricorrente acquistò un terreno nel 2007 e procedette ad edificazione
contando su un permesso di costruire. Non è dato sapere quando le attività edificatorie
cessarono e quali interventi di urbanizzazione sono stati realizzati con riferimento alla
lottizzazione che concerne il ricorrente, così come non è dato sapere per quali ragioni si
sarebbe in presenza di opere di urbanizzazione non terminate. Nè il Tribunale opera la
necessaria distinzione, in relazione alla cessazione della permanenza, tra la
responsabilità del soggetto lottizzante, estesa all’intero comprensorio e alle sue
modificazioni, e quella del soggetto acquirente non originario, per il quale la cessazione
della permanenza si collega a una sfera di intervento più limitata. Sotto diverso

“Non è dato, cioè, comprendere- cfr. sentenza n. 30589 del 2014

profilo, poi, l’ordinanza impugnata non chiarisce le ragioni per le quali l’atto di
trasferimento del bene in favore del ricorrente presenterebbe profili di illegittimità, per
così dire, intrinseci e tali da imporre in capo all’acquirente un dovere di accertamento e
di cautela che non sarebbe stato da lui rispettato. L’ordinanza non chiarisce, infatti,
quali profili di contraddittorietà del rogito si ponessero in contrasto con la presunzione
di legittimità dell’atto amministrativo e costituissero un indicatore di attenzione
disatteso dal notaio e dall’acquirente. L’incertezza assoluta circa la ricostruzione di

permanenza dell’illecito rende l’ordinanza apriva di motivazione e impone il suo
annullamento con rinvio al Tribunale affinché, tenuto conto dei principi fissati con la
presente decisione, provveda a nuovo esame”.
Ciò posto, deve preliminarmente ricordarsi, che in sede di ricorso per cassazione
proposto avverso provvedimenti cautelari reali, l’art. 325 cod. proc. pen. ammette il
sindacato di legittimità solo per motivi attinenti alla violazione di legge. Nella nozione di
rientrano, in particolare, la mancanza assoluta di motivazione o la
presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate all’inosservanza di
precise norme processuali, ma non l’illogicità manifesta, la quale può denunciarsi nel
giudizio di legittimità soltanto tramite lo specifico e autonomo motivo di ricorso di cui
alla lett. e) dell’art. 606 stesso codice (Sez. U, n. 5876 del 28/01/2004, Bevilacqua, Rv.
226710; Sez. U, n. 25080 del 28/05/2003, Pellegrino, Rv.224611).
Ma, con particolare riferimento al giudizio di rinvio, va ulteriormente ricordato che i
poteri del giudice di merito sono diversi a seconda che l’annullamento sia stato
pronunciato per violazione o erronea applicazione della legge penale oppure per
mancanza o manifesta illogicità della motivazione. Nel primo caso, il giudice di rinvio ha
l’obbligo di uniformarsi alla decisione sui punti di diritto indicati dal giudice di legittimità
e su tali punti nessuna delle parti ha facoltà di ulteriori impugnazioni, persino in
presenza di una modifica dell’interpretazione delle norme che devono essere applicate
da parte della giurisprudenza di legittimità.
E’, peraltro, ius receptum che la Corte di Cassazione risolva una questione di diritto
anche quando giudichi dell’adempimento dell’obbligo della motivazione ed alla quaestio

iuris così giudicata è tenuto ad uniformarsi il giudice del rinvio, così come è tenuto a
fare, a mente dell’art. 627, comma 3, cod.proc.pen. in ogni altro caso di annullamento
(Sez.1, n.26274 del 6/05/2004, Francese, Rv. 228913). Il principio di diritto è, in tal
caso, rispettato ove il giudice del rinvio motivi la sua decisione sulla base di argomenti
diversi da quelli ritenuti illogici o carenti in sede di legittimità (Sez. 4, n.30422 del
21/06/2005, Poggi, Rv.232019).
Giova, quindi, rimarcare che l’ambito di ammissibilità del ricorso per cassazione avverso
il provvedimento pronunciato in sede di rinvio è limitato, posto che, secondo l’art.628,
comma 2, cod.proc.pen., tale provvedimento può essere impugnato soltanto per motivi

passaggi storici essenziali che fondano la struttura del reato, la posizione soggettiva e la

non riguardanti i punti già decisi dalla Corte di Cassazione, ovvero nel caso in cui il
giudice di rinvio non si sia uniformato alle questioni di diritto decise dalla Corte. Tale
norma è stata ritenuta dalla Corte Costituzionale espressiva del principio della
tendenziale irrevocabilità ed incensurabilità delle decisioni della Corte di Cassazione,
che risponde alla finalità di evitare la perpetuazione dei giudizi e di conseguire
quell’accertamento definitivo che, realizzando l’interesse fondamentale dell’ordinamento
alla certezza delle situazioni giuridiche, costituisce lo scopo stesso dell’attività

legittimità affidato alla medesima Corte dall’art. 111 Cost. (Corte Cost. n.136 del 3
luglio 1972, n.21 del 19 gennaio 1982, n.294 del 26 giugno 1995). La norma in esame
ha, dunque, la funzione di impedire che quanto deciso dalla Corte Suprema venga
rimesso in discussione attraverso l’impugnazione della sentenza del giudice di rinvio
(Sez.2, n.41461 del 6/10/2004, Guerrieri, Rv.230578).

Va quindi esaminata, in quanto dirimente, la questione della conformità dell’ordinanza
impugnata alla traccia motivazionale indicata dalla sentenza di annullamento.
A riguardo ritiene la Corte che il Tribunale non abbia affatto compiutamente superato il
vizio motivazionale in cui era già precedentemente incorso. Il Tribunale del riesame
avrebbe infatti dovuto esaminare specificamente la peculiarità della posizione
dell’odierno ricorrente (cittadino straniero che aveva acquistato il terreno con progetto
già approvato su cui era poi stato costruito l’immobile), prendendo in esame gli
elementi indicati dalla difesa in ordine all’assenza di qualsiasi condotta colposa e su cui
si era soffermata la sentenza di annullamento. E’ mancato altresì qualsiasi ulteriore
approfondimento sull’iter amministrativo della pratica, nonché – come richiesto
espressamente da questa Corte- sulla permanenza dell’illecito contestato e sulla
effettiva ultimazione dei lavori, con riferimento alla porzione di terreno interessata
all’odierna vicenda. Infatti il provvedimento impugnato non ha in alcun modo preso in
considerazione i diversi passaggi relativi al rilascio dei titoli autorizzativi per
l’esecuzione delle opere né, in particolare, l’iter procedurale seguito dal Van Berne,
fondando la posizione di quest’ultimo unicamente con il richiamo al canone di
responsabilità sociale che “onera l’acquirente di assumere informazioni al fine di
accertare se il proprio acquisto sia conforme o meno alla legge”. Inoltre, quanto in
particolare al profilo della decorrenza del termine prescrizionale il Tribunale si è limitato
ad affermare che in considerazione della nutrita urbanizzazione delle aree, anche
l’omessa ultimazione di uno solo degli immobili non farebbe cessare la permanenza del
reato. Con ciò pur prescindendo dalla circostanza che nella specie la mancata
ultimazione si riferirebbe, a detta del ricorrente, ad immobile sito in zona diversa da
quella di cui è causa, il Tribunale non ha certamente adempiuto alle indicazioni della
Corte che richiedeva a riguardo – come già rilevato- la distinzione tra la responsabilità

giurisdizionale, mostrandosi pertanto conforme alla funzione di giudice ultimo della

del soggetto lottizzante, che si estende a tutto il comprensorio e quella del soggetto
acquirente, cui può essere imputata una sfera più limitata. E’ del resto giurisprudenza
costante di questa Corte che in tema di lottizzazione abusiva, la permanenza del reato
per gli acquirenti dei singoli lotti prosegue sino a quando continua l’attività edificatoria
nel lotto di riferimento in quanto il singolo compratore, non avendo dato causa all’intera
operazione lottizzatoria, risponde nei limiti della propria partecipazione, realizzata
attraverso l’attività negoziale o edificatoria nel proprio lotto, e non anche dell’attività

Rv. 259752)

7. Per tali ragioni il provvedimento impugnato va annullato con rinvio al tribunale di
Imperia.

P.Q.M.
Annulla la impugnata ordinanza e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Imperia_

Così deciso nella camera di consiglio del 21 gennaio 2015

IL CONSIGLIERE ESTENSORE

IL PR IDENTE

edificatoria eseguita negli altri lotti (cfr. da ultimo Sez. 3, n. 18920 del 18/03/2014,

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA