Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15200 del 16/07/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15200 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da :

SERPA GIORGIO

N. IL 31.01.1960

avverso la ordinanza del TRIBUNALE DEL RIESAME DI ROMA in data 24/03/14
sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. FRANCESCO MARIA CIAMPI;
udite le conclusioni del PG in persona del dott. Francesco Mauro Iacoviello che ha chiesto il
rigetto del ricorso

1.

2.

RITENUTO IN FATTO
Con il provvedimento impugnato è stata confermata l’ordinanza emessa dal GIP
presso il Tribunale di Velletri il 6 marzo del 2014 e con cui era stata applicata nei
confronti di Serpa Giorgio, indagato per il delitto di cessione di sostanza
stupefacente (cocaina ed eroina), nonché di detenzione da parte del medesimo di
gr. 3 di cocaina, la misura della custodia cautelare in carcere.
Avverso tale decisione ha proposto a mezzo del proprio difensore ricorso in
cassazione il Serpa denunciando con unico motivo la mancanza di motivazione in
ordine alla qualificazione giuridica del fatto e la mancata valutazione delle esigenze
cautelari in relazione alla fattispecie di cui al 5 comma dell’art. 73 d.P.R, 309 del
1990, così come modificato dalla legge n. 10 del 2014
CONSIDERATO IN DIRITTO

3.

Il ricorso con cui non si contesta la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a
carico del Serpa è infondato. L’unica prospettazione difensiva è infatti quella della
(auspicata e ritenuta possibile) qualificazione del fatto come ipotesi di lieve entità
di cui del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5.
Osserva il Collegio che l’addebito mosso al Serpa, come formulato con il capo di
imputazione, non consente di cogliere alcun elemento tale da poter rendere
plausibile la qualificazione del fatto come di lieve entità, che appare anzi

Data Udienza: 16/07/2014

4.

Al rigetto del ricorso segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali.Della presente decisione deve essere data comunicazione a
cura della Cancelleria al direttore dell’istituto penitenziario competente perché
provveda a quanto stabilito dall’art. 94 comma 1 ter disp. att. del c.p.p.
P.Q.M.
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. La
Corte dispone che copia del presente provvedimento sia trasmesso al direttore
dell’istituto penitenziario competente perché provveda a quanto stabilito dall’art. 94
comma 1 ter disp. att. del c.p.p.

Così deciso nella camera di consiglio del 16 luglio 2014

IL CONSIGLIERE ESTENSORE

assolutamente smentita e contrastata, non solo dalle pluralità delle cessioni, aventi
peraltro ad oggetto varie tipologie di sostanza stupefacenti, ma anche dalle
considerazioni svolte dal Tribunale del riesame sul versante delle esigenze cautelari
dove è sottolineato non potersi “porsi indubbio la pericolosità sociale del Serpa, ciò
sulla base della gravità dei delitti e delle modalità dei fatti, nonché della
reiterazione degli stessi, che denotano esperienza e sicura disinvoltura nel
compimento della attività illecita. Solo incidentalmente va inoltre osservato che le
modifiche apportate con il D.L. 23 dicembre n. 146, conv. in L. 21 febbraio 2014, n.
10, non rilevano nella concreta fattispecie essendo stata contestata al Serpa la
violazione del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, in relazione a droga ed. “pesante”, e,
come detto, non apparendo configurabile – allo stato, in questa fase cautelare l’ipotesi ex art. 73, comma 5, D.P.R. citato.

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