Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15198 del 14/07/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 4 Num. 15198 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da :

MACCARRONE MASSIMILIANO N. IL 07.12.1980
avverso la ordinanza del TRIBUNALE DEL RIESAME DI REGGIO CALABRIA in data
07/03/14
sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. FRANCESCO MARIA CIAMPI;
udite le conclusioni del PG in persona del dott. i Alfredo Pompeo Viola che ha chiesto il rigetto
del ricorso

1.

2.

RITENUTO IN FATTO
Con il provvedimento impugnato è stata confermata l’ordinanza emessa dal GIP
presso il Tribunale di Reggio Calabria il 5 febbraio del 2014, con cui era stata
applicata nei confronti di Bonconsiglio Alfio, indagato per il delitto di concorso in
furto aggravato in abitazione la misura cautelare della custodia in carcere.
Avverso tale decisione ha proposto personalmente ricorso in cassazione il
Maccarrone denunciando la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità di
motivazione quanto alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.
CONSIDERATO IN DIRITTO

3.

Il ricorso è infondato. Osserva preliminarmente il Collegio che in tema di misure
cautelari personali, allorché sia denunciato con ricorso per cassazione il vizio di
motivazione del provvedimento emesso dal Tribunale del riesame, spetta a questa
Corte il compito di verificare, in relazione alla peculiare natura del giudizio di
legittimità ed ai limiti che ad esso ineriscono, se il giudice di merito abbia dato
adeguatamente conto delle ragioni a sostegno del proprio assunto, controllando la
congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti
rispetto ai canoni della logica ed ai principi di diritto che governano l’apprezzamento
delle risultanze probatorie, alla stregua della previsione normativa contenuta
nell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), siccome novellato dalla L. n. 46 del 2006,

Data Udienza: 14/07/2014

art. 8. E pertanto il sindacato demandato alla Corte di Cassazione in subiecta
materia ha un orizzonte circoscritto, dovendo essere limitato, per espresso disposto
normativo, al riscontro dell’esistenza di un logico e coerente apparato
argomentativo, verificando: a) che la motivazione sia effettiva e non meramente
apparente, cioè realmente idonea a rappresentare le ragioni che il giudicante ha
posto a base della decisione adottata; b) che non sia manifestamente illogica, in
quanto risulti sorretta nei suoi punti essenziali da argomentazioni non viziate da
evidenti errori nell’applicazione delle regole della logica; c) che non sia
contraddittoria, cioè sia esente da insormontabili incongruenze tra le sue diverse
parti o da inconciliabilità logiche tra le affermazioni in essa contenute. Per contro
non è consentito al giudice di legittimità la possibilità di verificare l’adeguatezza
delle argomentazioni di cui il giudice di merito si è avvalso per sostenere il suo
convincimento o la loro rispondenza alle acquisizioni processuali, a meno che non si
ravvisi una assoluta incompatibilità con altri atti del processo, indicati in termini
specifici ed esaustivi dal ricorrente nei motivi del suo ricorso per cassazione; e di
conseguenza non è consentito al giudice di legittimità di procedere ad una
“rilettura” degli elementi di fatto posti dal giudicante a fondamento della sua
decisione, atteso che tale valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di
merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di
una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze delle
indagini.
Orbene nel caso di specie non si ravvisa alcuna incompatibilità dell’impianto
argomentativo del provvedimento impugnato con gli elementi acquisiti agli atti del
giudizio, e quindi non si ravvisa alcuna manifesta illogicità della motivazione o
contraddittorietà per l’esistenza di insormontabili incongruenze nell’ambito della
stessa. Ed invero la verifica dell’apparato argomentativo deve ritenersi nel caso di
specie senz’altro positiva, essendo la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di
merito del tutto coerente con le acquisizioni probatorie esistenti in atti, ove si
osservi che il Tribunale del riesame ha compiutamente posto in rilievo quegli
elementi che evidenziavano la sussistenza del quadro indiziario e che consistevano
nelle dichiarazioni rese dalle persone offese, Scopellitti Serafino e Panetta Lucia,
che avevano avuto modo di entrare in contatto visivo con gli autori del furto e da
Bellantoni Antonio, nonché dai successivi riconoscimenti fotografici. Il ricorrente ha
contestato in particolare le risultanze della individuazione fotografica in virtù delle
discrasie esistenti tra la descrizione data ed il successivo riconoscimento. Osserva la
Corte : non possono essere censurate – sotto il profilo del diritto – le conclusioni in
punto di affidabilità del riconoscimento diretto dell’indagato effettuato dalla persona
offesa in quanto, secondo l’insegnamento di questa Corte: “i riconoscimenti
fotografici – non regolati dal cod. proc. pen. – che siano stati effettuati in sede di
indagini di polizia giudiziaria, come pure i riconoscimenti informali dell’imputato
operati dai testi in dibattimento, hanno carattere di accertamenti di fatto e sono
utilizzabili nel giudizio in base al principio della non tassatività dei mezzi di prova ed
a quello del libero convincimento del giudice. In tali casi la certezza della prova
dipende non dal riconoscimento in sè, ma dalla ritenuta attendibilità della
deposizione di chi, avendo esaminato la fotografia dell’imputato e/o l’imputato
stesso, si dica certo della sua identificazione” (Cass. Sez. 6, Sentenza n. 2662 del
08/11/1995 e più recentemente Sez. 2, Sentenza n. 17336 del 29/03/2011, Rv.
250081)). E sul punto la gravata ordinanza- contrariamente a quanto sostenuto dal
ricorrente ha congruamente motivato in merito alla evidente credibilità oggettiva e
soggettiva delle persone offese che hanno reso dichiarazioni spontanee, dettagliate,
coerenti internamente e costanti nelle varie occasioni in cui sono state escusse
Questa Corte ha peraltro ricordato (cfr. Sez. Sez. 4, Sentenza n. 1867 del
21/02/2013 Ud. ,Rv. 258173) che l’individuazione fotografica di un soggetto è una
manifestazione riproduttiva di una percezione visiva e rappresenta, una specie del
più generale concetto di dichiarazione; pertanto la sua forza probatoria non
discende dalle modalità formali del riconoscimento, bensì dal valore della
dichiarazione confermativa, alla stessa stregua della deposizione
testimoniale.(Fattispecie, in tema di furto in abitazione, in cui la persona offesa

aveva incontrato casualmente per strada l’autore del reato, lo aveva riconosciuto e
lo aveva seguito al fine di identificarlo).
Il ricorso va pertanto rigettato. Al rigetto consegue per legge, ai sensi dell’art. 616
c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. La
cancelleria dovrà provvedere all’adempimento prescritto dall’art. 94 disp. att.
c.p.p., comma 1 ter.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. La
Corte dispone inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmesso al
direttore dell’istituto penitenziario competente perché provveda a quanto stabilito
dall’art. 94 c. 1 ter disp. att. del c.p.p.

Così deciso nella camera di consiglio del 14 luglio 2014

IL CONSIGLIERE ESTENSORE

4.
5.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA