Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15196 del 14/07/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15196 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da :

GARBIN STEVEN N. IL 11.07.1989
avverso la ordinanza del TRIBUNALE DEL RIESAME DI TRIESTE in data 15/04/14
sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. FRANCESCO MARIA CIAMPI;
udite le conclusioni del PG in persona del dott. in persona del dott. Alfredo Pompeo Viola che
ha chiesto l’annullamento con rinvio
RITENUTO IN FATTO
1.

2.

Con il provvedimento impugnato il Tribunale del riesame ha confermato l’ordinanza
emessa dalla Corte d’Appello di Trieste il 17 marzo del 2014 con cui è stata
rigettata la richiesta avanzata nell’interesse di Garbin Steven di attenuazione della
misura cautelare della custodia in carcere in atto sin dal 4 marzo 2013. L’odierno
ricorrente è stato condannato in primo grado, a seguito di giudizio abbreviato, alla
pena di anni sette, mesi sei e giorni venti di reclusione nonché € 600,00 di multa
per i reati di concorso in fabbricazione e detenzione illegale e porto di ordigni
esplosivi, nonché per molteplici episodi di concorso in furto e tentato furto
pluriaggravato all’interno di postazioni BANCOMAT di vari istituti di credito.
Avverso tale decisione ricorre a mezzo dei propri difensori il Garbin deducendo una
carenza assoluta di motivazione
CONSIDERATO IN DIRITTO

3.

Il Tribunale del riesame ha rigettato il gravame del Garbin, dopo aver
preliminarmente affermato di essersi già occupato a seguito di analoga
impugnazione della posizione dell’odierno ricorrente, respinta con ordinanza del 7
novembre 2013, “data dalla quale sostanzialmente nulla sarebbe cambiato”.
Il ricorrente contesta ‘tale impostazione deducendo che risulta comunque
tabulas il protrarsi del tempo di detenzione.

per

Data Udienza: 14/07/2014

Non è fondata, pertanto, la peraltro generica doglianza del ricorrente che censura la
motivazione come mancante o meramente apodittica e priva di adeguata
considerazione della realtà oggettiva, posto che i giudici del riesame hanno
formulato un giudizio della pericolosità dell’imputato che richiamando i fatti
accertati nel giudizio di primo grado, formula un giudizio articolato della rilevanza
della condotta dell’imputato non solo nei tempi dei reati contestatigli ma anche del
conformarsi del comportamento nel corso del procedimento a suo carico.
Priva di consistenza è quindi anche la censura di non aver dato rilievo al tempo
trascorso dal reato. Il Tribunale, sul decorso del tempo, ha — come già dettoespresso valutazione di difetto di effettiva portata innovativa di tale dato.
Va ribadito che “il “fatto nuovo” rilevante ai fini della revoca ovvero della
sostituzione della misura coercitiva con altra meno grave, deve essere costituito da
elementi di sicura valenza sintomatica in ordine al mutamento delle esigenze
cautelari apprezzate all’inizio del trattamento cautelare, nella specie insussistenti.
4.

Il ricorso va pertanto rigettato. Al rigetto consegue per legge, ai sensi dell’art. 616
c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. La
cancelleria dovrà provvedere all’adempimento prescritto dall’art. 94 disp. att.
c.p.p., comma 1 ter.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. La
Corte dispone inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmesso al
direttore dell’istituto penitenziario competente perché provveda a quanto stabilito
dall’art. 94 c. 1 ter disp. att. del c.p.p.

Così deciso nella camera di consiglio del 14 luglio 2014

Osserva a riguardo il Collegio: posto in primo luogo che il tempo trascorso appare
piuttosto contenuto, come precisato da questa Corte, in tema di misure cautelari
personali, l’attenuazione o l’esclusione delle esigenze cautelari non può essere
desunta dal solo decorso del tempo di esecuzione della misura o dall’osservanza
puntuale delle relative prescrizioni, dovendosi valutare ulteriori elementi di sicura
valenza sintomatica in ordine al mutamento della situazione apprezzata all’inizio del
trattamento cautelare (cfr. Sez. 2, n. 1858 del 09/10/2013, Rv. 258191; Sez. 4, n.
34786 del 08/04/2014 Rv. 260293). In merito alla sussistenza di tali elementi
ulteriori nulla deduce il ricorrente. Di contro il Tribunale del riesame con una
motivazione priva di vizi evidenti, dopo l’affermazione che – rispetto alla prima
pronuncia su analoga istanza, non era intervenuto alcun elemento di novità a
modificare il quadro degli elementi di valutazione, fatta esclusione della sentenza di
condanna di primo grado, ha rimarcato come l’imputato non avesse dato alcun
segnale di comprensione del disvalore del proprio comportamento o di un inizio di
rivisitazione della propria condotta di vita da valutare in senso favorevole per una
modifica della custodia cautelare, “mancando molte delle occasioni che gli sono
state concesse, così pertanto rilevando una indole assolutamente refrattaria ad un
serio percorso di riabilitazione e reinserimento nella società”. In particolare i giudici
del riesame hanno rilevato che gli arresti domiciliari non offrirebbero alcuna
garanzia , difettando in capo all’imputato capacità di autocontrollo e di
autodisciplina, sotto il profilo delle capacità autocustodiali, con la conseguenza che
allo stato non può valorizzarsi alcun elemento su cui fondare una prognosi
favorevole sul rispetto da parte del medesimo delle prescrizioni connesse a misure
meno gravose di quella in esecuzione.

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