Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15195 del 14/07/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15195 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da :

FRERE’ SERGIO N. IL 22.11.1946
avverso la ordinanza del TRIBUNALE DEL RIESAME DI ROMA in data 14/04/14
sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. FRANCESCO MARIA CIAMPI;
udite le conclusioni del PG in persona del dott. Alfredo Pompeo Viola che ha chiesto il rigetto
del ricorso

1.

2.

3.

RITENUTO IN FATTO
Con il provvedimento impugnato è stata annullata l’ordinanza emessa dal GIP
presso il Tribunale di Roma il 1 aprile del 2014 nei confronti dell’odierno ricorrente,
limitatamente ai capi a) e c), con cui era stata applicata nei confronti di Frerè
Sergio, indagato per i delitti di cui agli artt. 416 c.p., 624, 625 e 648, la misura
cautelare della custodia in carcere.
La stessa ordinanza veniva invece confermata – in relazione alla posizione del
Frerè- in ordine al reato di concorso in tentato furto aggravato contestato al capo
b). Il Tribunale riteneva infatti la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza,
consistenti nella circostanza che il Frerè era stato visto e riconosciuto- insieme al
coindagato Berrgamini nell’atto di allontanarsi dal luogo dove gli agenti di PS
avevano osservato quattro individui avvicinarsi ai containers (di cui si accertava
contestualmente la tentata forzatura)
Avverso tale decisione ha proposto ricorso in cassazione il Frerè a mezzo del
difensore denunciando la violazione dell’art. 606 lett. b) ed e) in relazione agli artt.
273 e 274 c.p.p.
CONSIDERATO IN DIRITTO
La motivazione dell’ordinanza impugnata supera il vaglio di legittimità demandato a
questa Corte, il cui sindacato non può non arrestarsi alla verifica del rispetto delle
regole della logica e della conformità ai canoni legali che presiedono

Data Udienza: 14/07/2014

5.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. La
Corte dispone inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmesso al
direttore dell’istituto penitenziario competente perché provveda a quanto stabilito
dall’art. 94 c. 1 ter disp. att. del c.p.p.

Così deciso nella camera di consiglio del 14 luglio 2014

IL CONSIGLIERE ESTENSORE

4.

all’apprezzamento dei gravi indizi di colpevolezza, prescritti dall’art. 273 c.p.p. per
l’emissione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale, senza poter
attingere l’intrinseca consistenza delle valutazioni riservate al giudice di merito.
Ed invero l’impugnato provvedimento ha dato congruamente atto dei gravi indizi a
carico dell’indagato consistenti nella presenza contestuale del Frerè, unitamente a
due complici nell’atto di allontanarsi dal luogo ove gli agenti di P.S. avevano
osservato quattro individui avvicinarsi ai containers (di cui si accertava
contestualmente la forzatura, presenza – in uno specifico luogo al di fuori di un
normale contesto abitativo, non abitualmente frequentato ed in piena notte), non
altrimenti spiegabile (né spiegata) in altro modo. Né può sostenersi che la tentata
forzatura dei containers la cui addebitabilità ai soggetti ivi presenti è desunta sulla
base degli elementi di cui sopra non costituisca atto idoneo ad integrare l’ipotesi di
cui all’art. 56 cod. pen.
Quanto alle doglianze formulate in ordine alla motivazione del provvedimento
impugnato avuto riguardo alla valutazione delle esigenze cautelari, deve essere
ribadito che l’insussistenza delle stesse è censurabile in sede di legittimità soltanto
se si traduce nella violazione di specifiche norme o nella mancanza o manifesta
illogicità della motivazione, rilevabili dal testo del provvedimento impugnato. Nella
specie, il giudice del riesame, condividendo le valutazioni operake nell’ordinanza
impugnata, ha ampiamente argomentato in ordine alla gravità delle modalità del
fatto ritenendo che le stesse denotino un’allarmante personalità delinquenziale
dell’indagato, mostratosi capace di dare esecuzione aiurti ben programmati ed
organizzati e già gravato da ben sette precedenti per furto ed uno per ricettazione,
rimarcando come una così marcata attitudine a commettere reati non consentisse
di applicare misure cautelari diverse rrbetto a quella attualmente applicata.
Si tratta, all’evidenza, di argomentazioni immuni dai dedotti vizi ed ancorate alle
circostanze di fatto acquisite agli atti.
Il ricorso va pertanto rigettato. Al rigetto consegue per legge, ai sensi dell’art. 616
c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. La
cancelleria dovrà provvedere all’adempimento prescritto dall’art. 94 disp. att.
c.p.p., comma 1 ter.

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