Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15193 del 14/07/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15193 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: CIAMPI FRANCESCO MARIA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da :

SUMMA STEFANO N. IL 24.12.1983
avverso la ordinanza del TRIBUNALE DEL RIESAME DI NAPOLI in data 21/02/14
sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. FRANCESCO MARIA CIAMPI;
udite le conclusioni del PG in persona del dott. Alfredo Pompeo Viola che ha chiesto dichiararsi
inammissibile il ricorso

1.

2.

RITENUTO IN FATTO
Con il provvedimento impugnato, emesso a seguito di sentenza di annullamento
con rinvio emessa dalla Corte di Cassazione in data 3 dicembre 2013, il Tribunale
del riesame di Napoli, annullava il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP
presso il Tribunale di Napoli in data 21 gennaio 2013, avente ad oggetto il
manufatto sito in Napoli alla via Camaldoli 160, in relazione al delitto di cui all’art.
44 d..P.R. n. 380 del 2001, confermando invece il suddetto decreto quanto al reato
di cui all’art. 181 d.lgs.vo n. 42 del 2004.
Ha proposto tempestivo ricorso personalmente l’indagato, impugnando la suddetta
ordinanza e deducendo un unico motivo di ricorso la violazione dell’art. 321 c.p.p.,
per mancanza dei presupposti di fatto e di diritto per il sequestro preventivo.
CONSIDERATO IN DIRITTO

3.

4.

Le censure proposte dal ricorrente riguardano la sussistenza dei presupposti di
legge per disporre il sequestro preventivo del manufatto in questione, costituito
dalla chiusura di un preesistente sporto balcone di modeste dimensioni, con
creazione dunque di un volume verandato in ampliamento dell’immobile originario.
Va premesso che nell’annullare il precedente provvedimento del Tribunale del
riesame questa Corte ha chiarito che:

Data Udienza: 14/07/2014

la trasformazione di un balcone o di un terrazzino, circondato da muri
perimetrali, in veranda, mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di
vetro su intelaiatura metallica, non costituisce realizzazione di una pertinenza,
ne’ intervento di manutenzione straordinaria e di restauro, ma è opera soggetta
a concessione edilizia ovvero permesso di costruire (Sez. 3, n. 35011 del
26/04/2007 – dep. 18/09/2007, Camarda, Rv. 237532).
b. in particolare, una veranda è da considerarsi, in senso tecnico- giuridico, un
nuovo locale autonomamente utilizzabile e difetta normalmente del carattere di
precarietà, trattandosi di opera destinata non a sopperire ad esigenze
temporanee e contingenti con la sua successiva rimozione, ma a durare nel
tempo, ampliando così il godimento dell’immobile. Nè può sostenersi che, nella
specie, il manufatto realizzato fosse di modesta entità per le sue dimensioni,
poiché, in ogni caso, attraverso la chiusura del preesistente sporto balcone è
stato posto comunque in essere un aumento della volumetria abitativa ed
assicurato nuovo spazio al corpo immobiliare preesistente.
c. quanto, poi, al fumus del reato di cui al D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 181, dal
verbale di sequestro eseguito d’iniziativa dalla PG risulta che l’intera unità
immobiliare ricade nel perimetro del parco paesistico Carnaldoli, zona vincolata
D.Lgs. n. 42 del 2004, ex art. 157, e riconosciuta di particolare interesse
pubblico. Orbene, è di palmare evidenza che la chiusura di un preesistente
sporto balcone di modeste dimensioni, con creazione di un volume verandato in
ampliamento dell’immobile originario, è opera destinata ad incidere
negativamente sul paesaggio: l’impatto negativo dell’intervento eseguito
sull’originario assetto paesaggistico del territorio è, infatti, oggettivo. La Corte di
legittimità è tuttavia pervenuta alla statuizione di annullamento per difetto di
motivazione quanto al periculum poichè nell’ordinanza annullata si faceva
riferimento alle sole conseguenze dannose del reato edilizio- urbanistico e non a
quelle sul piano paesaggistico.
5.

6.

Ritiene il Collegio che il provvedimento oggi impugnato abbia fornito adeguata
motivazione sul punto, peraltro opportunamente distinguendo tra il reato edilizio
(per cui è stato parzialmente accolto il ricorso in considerazione della insussistenza
di un concreto aggravio del carico urbanistico) e quello di cui all’art. 181 d.lgs.vo n.
42 del 2004. Secondo il Tribunale, infatti, la utilizzazione della veranda – peraltro di
dimensioni non minimalicome ripostiglio vale certamente ad integrare, in
relazione alla fattispecie in questione, il necessario presupposto del periculum in
mora, determinando un concreto pericolo ed offesa al territorio che la normativa
paesaggistica è volta a salvaguardare. Trattasi di considerazione assolutamente in
linea con la giurisprudenza di questa Corte (cfr. da ultimo Sez. 3, n. 42363 del
18/09/2013 , Rv. 257526), secondo cui, in tema di sequestro preventivo per reati
paesaggistici, la sola esistenza di una struttura abusiva integra il requisito
dell’attualità del pericolo indipendentemente dall’essere l’edificazione ultimata o
meno, in quanto il rischio di offesa al territorio e all’equilibrio ambientale, a
prescindere dall’effettivo danno al paesaggio e dall’incremento del carico
urbanistico, perdura in stretta connessione con l’utilizzazione della costruzione
ultimata. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittimo il sequestro di un
manufatto costituente ampliamento di un edificio già abitato dal medesimo nucleo
familiare).
Il ricorso va pertanto rigettato. Ne consegue ex art. 616 cod. proc. pen. la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali,.
Così deciso nella camera di consiglio del 14 luglio 2014

a.

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