Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15181 del 20/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15181 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: MARINELLI FELICETTA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CASTELLUCCIA MARIO N. IL 24/08/1958
avverso la sentenza n. 1114/2012 CORTE APPELLO di BARI, del
21/03/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. FELICETTA MARINELLI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. ,
che ha concluso per ec,_ soe;

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Udito, per 1
Uditi

e, l’Avv

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Data Udienza: 20/03/2015

Con sentenza del 13/01/2012 il Tribunale di Lucera
condannava Castelluccia Mario alla pena di anni uno e
mesi due di reclusione ed euro 500,00 di multa, oltre
al pagamento delle spese professionali in ordine al
reato di cui all’art.125 d.PR. n.115/2002 per avere
dichiarato nell’istanza diretta ad
ottenere
l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato un
reddito personale e familiare inferiore a quello
effettivo.
Avverso tale sentenza la difesa dell’imputato
proponeva appello.
La Corte di appello di Bari, con sentenza del
21.03.2014, in riforma della sentenza emessa nel
giudizio di primo grado, concedeva a Castelluccia
Mario la sospensione condizionale della pena,
confermava nel resto.
Avverso tale sentenza Castelluccia Mario, a mezzo del
suo difensore, proponeva ricorso per cassazione per
ottenerne l’annullamento e la censurava per il
seguente motivo:
1) erronea applicazione della legge penale. Secondo la
difesa l’imputato doveva essere assolto per difetto
dell’elemento soggettivo del reato. Egli infatti
aveva allegato alla richiesta di ammissione al
gratuito patrocinio la propria denuncia dei
redditi, in tal modo dimostrando di essere in buona
fede e di essere incorso in errore ai sensi
dell’art.47 co.1 c.p.. Non rileverebbe, secondo la
difesa l’argomentazione svolta nella sentenza
impugnata secondo cui egli avrebbe fatto
affidamento sulla inefficacia dei controlli atteso
che, in quel caso, avrebbe completamente omesso
ogni allegazione.

Considerato in diritto
il proposto ricorso è infondato.
Si osserva infatti (cfr. Cass., Sez.4, Sent. n.4842
del 2.12.2003, Rv. 229369) che, nel momento del
controllo della motivazione, la Corte di Cassazione
non deve stabilire se la decisione di merito proponga
la migliore ricostruzione dei fatti, né deve
condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a
verificare se questa giustificazione sia compatibile
con il senso comune e con i limiti di una plausibile
opinabilità di apprezzamento; ciò in quanto l’art.606,
comma l, lett.e) c.p.p. non consente a questa Corte
una diversa lettura dei dati processuali o una diversa
interpretazione delle prove, perché è estraneo al

Ritenuto in fatto

PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma il 20.03.2015

giudizio di legittimità il controllo sulla correttezza
della motivazione in rapporto ai dati processuali.
Tanto premesso la motivazione della sentenza impugnata
appare logica e congrua e supera quindi il vaglio di
questa Corte nei limiti sopra indicati. I giudici
della Corte di appello di Bari hanno infatti
chiaramente evidenziato gli elementi da cui hanno
dedotto la sussistenza della responsabilità del
Castelluccia in ordine al reato ascrittogli. In
particolare hanno osservato che il funzionario
dell’Agenzia delle Entrate, De Benedittis Sergio,
sentito come teste, aveva riferito di avere accertato
che nell’anno di imposta 2007 il Castelluccia aveva
dichiarato a fini fiscali un reddito personale di euro
19.540, mentre nella domanda di ammissione al
patrocinio a spese dello Stato presentata nell’ambito
del giudizio di separazione coniugale, relativamente
allo stesso periodo di imposta, il Castelluccia aveva
dichiarato un reddito di euro 7.082,
reddito
rientrante nella concessione del richiesto beneficio.
I giudici di appello rilevavano poi che il reddito del
Castelluccia era quello indicato per primo (dovendosi
detrarre dal reddito familiare indicato nel capo di
imputazione la somma di euro 4.388 corrispondente al
reddito percepito dalla moglie), né poteva ritenersi
provata la buona fede dell’odierno ricorrente per il
fatto che egli aveva allegato all’istanza diretta ad
il
gratuito
patrocinio
la
propria
ottenere
dichiarazione dei redditi che riportava il sopra
indicato imponibile, avendo egli attestato nella
proposta istanza a sua firma un situazione non
conforme al vero e ben avendo egli potuto fare
affidamento sulla inefficacia dei controlli.
Il proposto ricorso deve essere, pertanto, rigettato e
il ricorrente condannato al pagamento delle spese
processuali.

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