Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15176 del 03/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15176 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: D’ISA CLAUDIO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
DE FLORIO JAMES

n. il 7.03.1987

avverso la sentenza n. 3639/2013 della Corte di appello di Torino del
4.11.2013
Visti gli atti, la sentenza ed il ricorso
Udita all’udienza pubblica del 3 febbraio 2015 la relazione fatta dal
Consigliere dott. CLAUDIO D’ISA
Udito il Procuratore Generale nella persona del dott. Giulio Romano
che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

L’avv. Salvatore Cardarella, difensore di ufficio del ricorrente, insiste
per l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 03/02/2015

RITENUTO IN DIRITTO

DE FLORO Iames ricorre per cassazione avverso la sentenza, indicata
in epigrafe, della Corte d’Appello di Torino di conferma della sentenza di
condanna emessa nei suoi confronti dal GIP del Tribunale di Cuneo il
29.03.2011 in ordine al reato di guida in stato di ebbrezza di cui all’art. 186,
co. 2 lett. c) commesso in data 24.10.2009.
Con il primo motivo si denuncia violazione di legge con riferimento

ritenuto non meritevole per l’alto tasso alcolemico accertato non considerando
però la buona condotta processuale, la giovane età e l’assenza di specificità
dell’unico precedente.
Con il secondo motivo si denuncia altra violazione di legge e vizio di
motivazione in merito alla sussistenza del fatto reato per travisamento delle
prove.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il primo motivo è manifestamente infondato, il secondo non è stato
dedotto innanzi al giudice dell’appello, per cui il ricorso va dichiarato
inammissibile.
La manifesta infondatezza del primo motivo si basa sull’osservazione
che, secondo l’orientamento di questa Corte, condiviso dal Collegio, “in tema
di attenuanti generiche, posto che la ragion d’essere della relativa previsione
normativa è quella di consentire al giudice un adeguamento, in senso più
favorevole all’imputato, della sanzione prevista dalla legge, in considerazione
di peculiari e non codificabili connotazioni tanto del fatto quanto del soggetto
che di esso si è reso responsabile, ne deriva che la meritevolezza di detto
adeguamento non può mai essere data per scontata o per presunta, sì da dar
luogo all’obbligo, per il giudice, ove questi ritenga invece di escluderla, di
giustificarne sotto ogni possibile profilo, l’affermata insussistenza. Al contrario,
è la suindicata meritevolezza che necessita essa stessa, quando se ne affermi
l’esistenza, di apposita motivazione dalla quale emergano, in positivo, gli
elementi che sono stati ritenuti atti a giustificare la mitigazione del
trattamento sanzionatorio” (Cass. sez. 1, 19.10.1992 n. 11361, rv 192381).
Orbene, nel caso di specie deve rilevarsi che nessun argomento a
favore della tesi della concessione delle suddette attenuanti generiche è stato
proposto o sviluppato dal ricorrente se non quello relativo a un
comportamento processuale buono, alla giovane età, ad unico precedente
penale, tutti rilievi non certamente significativi, ma del tutto generici; e deve

alla mancata concessione delle attenuanti generiche di cui l’imputato è stato

altresì rilevarsi che correttamente i giudici di merito, nel rigettare la richiesta
di applicazione delle circostanze attenuanti generiche di cui all’art. 62 bis c.p.,
hanno fatto riferimento nell’esercizio del loro ampio potere discrezionale ai
parametri di cui all’art. 133 c.p. evidenziando, per come si legge nella
sentenza di primo grado le cui motivazioni si integrano con quelle del giudice
di appello, alla gravità dei fatti (elevatissimo tasso alcolemico, prossimo alla
soglia del coma etilico) ed all’assenza di qualsivoglia comportamento
processuale in qualche modo valutabile in favore dello stesso.

oggetto del gravame di merito e, pertanto, precluso in questa sede, per altro
la censura è del tutto generica. consistendo nella generica esposizione della
doglianza senza alcun contenuto di effettiva critica alla decisione impugnata,
essendosi fatto ricorso a formule di stile.
E il requisito della specificità dei motivi implica non soltanto l’onere di
dedurre le censure che la parte intenda muovere in relazione ad uno o più
punti determinati della decisione, ma anche quello di indicare, in modo chiaro
e preciso, gli elementi che sono alla base delle censure medesime, al fine di
consentire al giudice dell’impugnazione di individuare i rilievi mossi ed
esercitare il proprio sindacato (cfr. ex plurimis Cass. 5, 21 aprile 1999, Macis,
RV 213812; Cass. 6, 1 dicembre 1993, p.m. in c. Marongiu, RV 197180;Cass.
4, 1 aprile 2004, Distante, RV 228586).
Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa
delle Ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma di euro
1000,00 (mille/00) a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e di € 1000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma alla pubblica udienza del 3 febbraio 2015.

Quanto al secondo motivo già si è evidenziato che esso non è stato

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