Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15173 del 03/02/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15173 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: D’ISA CLAUDIO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
SILVESTRINI LORENZO

n. il 17.03.1963

avverso la sentenza n. 918/2014 della Corte di appello di Milano del
4.02.2014
Visti gli atti, la sentenza ed il ricorso
Udita all’udienza pubblica del 3 febbraio 2015 la relazione fatta dal
Consigliere dott. CLAUDIO D’ISA
Udito il Procuratore Generale nella persona del dott. Giulio Romano
che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Data Udienza: 03/02/2015

RITENUTO IN FATTO

SILVESTRINI Lorenzo ricorre per cassazione avverso la sentenza,
indicata in epigrafe, della Corte di appello di Milano di conferma della sentenza
di condanna emessa nei suoi confronti dal locale Tribunale monocratico il
17.05.2013 in ordine al reato di guida in stato di ebbrezza di cui all’art. 186,
2° comma lett. b) e sexies del C.d.S..
Si denuncia travisamento della prova e manifesta illogicità della

La prova travisata cui si fa riferimento è quella dichiarativa del teste
Brambilla e del C.t. Calligara che sono state ritenute dirimenti al fine del
decidere dalla Corte distrettuale. Si evidenzia che per la Corte del merito la
teste Brambilla aveva dichiarato che ” l’imputato aveva assunto bevande
alcoliche e che dalla fine della cena non era trascorso molto tempo prima del
controllo”. Si rileva che la dichiarazione resa è altra e cioè, che era trascorso
pochissimo tempo tra il momento in cui il Silvestrini e gli amici sono saliti in
macchina subito dopo avere concluso la cena e quello in cui si è verificato
l’incidente stradale, aggiungendo che è invece “passato del tempo” prima
dell’intervento della polizia stradale. Infatti, come ha dichiarato il verbalizzante
Santillaro, era rimasto accertato che l’incidente era avvenuto alle ore 23.10 e
che gli accertamenti etilometrici erano stati effettuati rispettivamente alle ore
0.24 e 0.36. Per il ricorrente è chiara la gravità del vizio in cui è incorsa la
Corte: un conto è che sia intercorso un breve intervallo temporale tra
l’assunzione di bevande alcoliche ed il controllo etilometrico da parte della
P.G.; completamente diverso è che, non solo sia passato poco tempo tra
l’ingestione di bevande alcoliche ed il sinistro causato da terzi, ma che
l’alcoltest sia stato effettuato ben oltre un’ora dopo la cessazione della guida.
Altra censura, circa la valutazione della prova testimoniale resa dalla
Brambilla che integrerebbe un vizio motivazionale per contraddittorietà, sta nel
fatto che, prima si dà credito alla teste nel momento in cui ha affermato che
l’imputato aveva assunto bevande alcoliche, per poi non le si dà credibilità
perché non avrebbe saputo “quantificare il consumo del Silvestrini, né,
soprattutto avrebbe saputo indicare quando l’alcol fosse stato assunto”. La
Brambilla ha dichiarato che vi fu consumo di bevande alcoliche in
modestissima quantità e che le condizioni del ricorrente al momento del
sinistro, verificatosi subito dopo la fine della cena, erano assolutamente
normali e che prima della cena l’imputato non si era fermato a bere in alcun
posto.

2,

sentenza in ordine alla presunta responsabilità dell’imputato.

Quanto al dedotto travisamento delle dichiarazioni del C.T. di parte,
prof.ssa Caligara, si assume la manifesta illogicità dell’affermazione con cui la
Corte del merito deduce, a preteso riscontro della responsabilità del ricorrente,
che “il picco plasmatico medio coincide con il controllo”, calcolando il tempo
trascorso tra l’assunzione dell’alcol, il verificarsi dell’incidente ed il controllo da
parte della polstrada. Si obietta che, tenuto conto che il primo controllo è
stato effettuato alle 00.24, mediante alcoltest ed il sinistro si è verificato alle
23.10, il fatto che il picco plasrnatico medio coincide con il controllo dimostra,

anteriormente all’alcoltest delle 0.24, ed, in particolare, non poteva esserlo
settantacinque minuti prima, al momento dell’incidente. Inoltre, sempre con
riferimento al dedotto travisamento della prova testimoniale del C.T. di parte,
lo si riscontra anche quando la Corte afferma che la C.T. ha dato riscontro alla
tesi d’accusa laddove ha dichiarato: “dal dato accertato, tenendo conto che il
metabolismo dell’alcol avviene ad un ritmo medio tra 0,1 e 0,018 grammi/litro
ogni ora, l’ipotesi è che 75 minuti prima, un’ora prima, potesse avere una
concentrazione di 1,2”. Si rileva che i Giudici del gravame hanno estrapolato
arbitrariamente una sola parte della testimonianza stravolgendone il pensiero.
La teste è stata chiara nell’affermare che è impossibile dedurre lo stato di
ebbrezza da risultati acquisiti tramite alcoltest a significativa distanza
temporale dall’evento e che, semmai, i dati acquisiti portano a ritenere che il
Silvestrini, al momento del sinistro, avesse un tasso alcolemico inferiore a
quello di legge.

CONSIDERATO IN DIRITTO
L’unico motivo, anche se articolato sotto diversi profili, è
inammissibile in questa sede di legittimità.
Il compito del giudice di legittimità è quello di verificare se i giudici di
merito abbiano logicamente giustificato la loro valutazione sulla sufficienza
degli elementi di natura indiziaria acquisiti al processo al fine di pervenire
all’affermazione che il ricorrente doveva ritenersi l’autore del reato contestato
e se abbiano correttamente applicato i criteri di valutazione della prova
indiziaria previsti dall’art. 192 c.p.p..
Il vizio dedotto dal ricorrente non è riconducibile al cd. “travisamento
della prova” perché, con il proposto ricorso, si pone il problema
dell’individuazione dei criteri che il giudice deve utilizzare per valutare
l’idoneità indiziaria dei fatti accertati e l’efficacia probatoria di questi indizi
nonché la loro capacità individualizzante.

3

semmai al contrario, che il Silvestrini non poteva essere in stato di ebbrezza

Non viene quindi in considerazione il tema della ricomposizione del
quadro probatorio ormai “fotografato” con la ricostruzione del fatto compiuta
dal giudice di merito che sarebbe inammissibile in questa sede. Compito del
giudice di legittimità non è infatti quello di ricostruire e valutare i fatti
diversamente da quanto compiuto dal giudice di merito, ma di sindacare la
correttezza del ragionamento di questi sulla valutazione relativa alla efficacia
indiziaria dei fatti accertati.
Il sindacato di legittimità sul procedimento logico che consente di

inferenza, o massime di esperienza, è diretto a verificare se il giudice di merito
abbia indicato le ragioni del suo convincimento e se queste ragioni siano
plausibili. E, per giungere a queste conclusioni, è necessario verificare se siano
stati rispettati i principi di completezza (se il giudice abbia preso in
considerazione tutte le informazioni rilevanti), di correttezza e logicità (se le
conclusioni siano coerenti con questo materiale e fondate su corretti criteri di
inferenza e su deduzioni logicamente ineccepibili).
Ebbene, relativamente alla primaria censura del ricorso, la
motivazione dell’impugnata sentenza è esaustiva e condivisibile non
rilevandosi alcuna contraddittorietà o errata interpretazione circa l’analisi delle
dichiarazioni testimoniali, come eccepita. Ed, invero, la Corte milanese, in
maniera tranciante, demolisce l’assunto difensivo (V. parte narrativa)
evidenziando una valutazione di ordine scientifico che promana dalla stessa
testimone, indicata dalla Difesa, a contrastare la tesi accusatoria secondo cui,
all’atto della guida, e cioè, poco prima che si verificasse l’incidente stradale in
cui fu coinvolto il SILVESTRINI, questi si trovasse in stato di ebbrezza
penalmente rilevante. La teste, infatti, ha dichiarato (frase virgolettata tratta
dalla trascrizione dell’udienza del 30 gennaio 2013 innanzi al Tribunale) : “dal
dato accertato, tenendo conto che il metabolismo dell’alcol avviene ad un
ritmo medio tra 0,1 e 0,018 grammi/litro ogni ora, l’ipotesi è che 75 minuti
prima, un’ora prima, potesse avere una concentrazione di 1,2”.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1000,00 in
favore della cassa delle ammende.

P.Q.M.
Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 1000,00 in favore della cassa delle
ammende.

pervenire al giudizio di attribuzione del fatto con l’utilizzazione di criteri di

Così deciso in Roma alla pubblica udienza del 3 febbraio 2015.

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