Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15166 del 17/12/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15166 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: FOTI GIACOMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LEONE GIUSEPPE N. IL 30/01/1980
avverso la sentenza n. 610/2009 CORTE APPELLO di MESSINA, del
23/10/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIACOMO FOTI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. IAD-v-4′
che ha concluso per
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Data Udienza: 17/12/2014

Ritenuto in fatto.

Considerato in diritto.
Il ricorso è fondato per il primo, assorbente, motivo.
-1- In tema di stupefacenti, questa Corte ha condivisibilmente affermato che lo
scostamento dal limite tabellare previsto dall’art. 73 co. 1 bis del d.p.r. n. 309/90, e quindi il
possesso di un pur consistente quantitativo di sostanza stupefacente, non può ritenersi, di per
sé, prova decisiva della destinazione, anche parziale, allo spaccio piuttosto che all’esclusivo
consumo personale. La prova della destinazione ad un uso non personale della droga, è stato
in particolare affermato, deve essere dimostrato dall’accusa e non può ritenersi attestata sulla
base del solo dato quantitativo, il quale certamente rappresenta un elemento indiziario di
rilievo (pur sempre maggiore al crescere del numero di dosi ricavabile) ai fini di tale
valutazione, che deve tuttavia essere integrato dalla presenza di ulteriori elementi
concernenti, ad esempio, le modalità di presentazione della droga, la condotta del soggetto,
la capacità patrimoniale dello stesso rispetto alla qualità e quantità di droga posseduta, la
disponibilità di strumenti tipici dell’attività di spaccio e tutte le altre modalità dell’azione
che, globalmente valutate, siano tali da escludere una finalità meramente personale della
detenzione (Cass. mi. 12146/09; 6575/13; 39977/13; 46610/14).
-2- Orbene, deve osservarsi che, nel caso in esame, la corte territoriale, in realtà, con
motivazione particolarmente stringata, ha sostanzialmente affidato il proprio giudizio circa
la destinazione della droga in sequestro, sia pure in parte, al consumo personale del Leone,
valorizzando il solo dato ponderale.
La stessa corte, invero, ha richiamato le considerazioni espresse, sul punto, dal primo
giudice, che proprio al dato quantitativo aveva fatto riferimento per giungere alla decisione
impugnata, avendo altresì aggiunto la notazione – pure condivisa dalla corte territoriale – di
incongruenza della condotta dell’imputato, che aveva corso il rischio del trasporto dello
stupefacente durante il lungo viaggio da Milano a Siracusa, laddove sarebbe stato più logico
evitare il pericolo del trasporto ed acquistarlo sul posto.
Osservazioni contestate dall’imputato che nell’atto di appello aveva sostenuto che la
percezione, da parte dello stesso, di un buon reddito da lavoro dipendente (1.350,00 euro al
mese) gli consentiva l’acquisto della “scorta”, ed ancora, che la ininterrotta residenza, da
circa otto anni, nel Nord Italia e lo stato di incensuratezza, rendevano credibile
l’affermazione secondo cui la sostanza in questione era destinata, avendone l’imputato fatto
scorta prima di partire per la Sicilia, alla personale consumazione della stessa durante le
ferie estive. Mentre, con riguardo al rischio derivante dal trasporto, egli aveva evidenziato
come, vivendo ormai da anni lontano da Siracusa, non avesse alcuna conoscenza degli
ambienti di spaccio del siracusano, donde la necessità di acquistarne nei luoghi di residenza,
in quantità ritenuta sufficiente per tutto il periodo estivo.
A tali osservazioni, la corte territoriale ha risposto in termini lacunosi e incoerenti e,
avendo omesso di confrontarsi con l’orientamento giurisprudenziale sopra richiamato, ha

– 1- Leone Giuseppe ricorre per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello di
Messina, del 23 ottobre 2013, che, pur avendo modificato in melius la sentenza di primo
grado in punto di trattamento sanzionatorio, ne ha confermato la penale responsabilità per il
delitto di di cui all’art. 73 co. 5 del d.p.r. n. 309/90, per avere detenuto gr. 137 di sostanza
stupefacente del tipo hashish, da cui avrebbero potuto ricavarsi 433 dosi singole.
-2- Denuncia con un primo motivo il ricorrente il vizio di motivazione della sentenza
impugnata, laddove la corte territoriale ha escluso che lo stupefacente in sequestro fosse
destinato al consumo personale. Censura, altresì, con un secondo motivo, la illegalità della
pena inflitta, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 32 del 12.2.14.

finito con il valorizzare il solo dato quantitativo, avendo anche giudicato privo di rilievo il
fatto che l’imputato fosse percettore di un reddito che gli consentiva l’acquisto di droga oltre
il consumo quotidiano; di un elemento, cioè, che ha certamente il suo peso sul punto oggetto
di discussione, specie ove si consideri che la mancanza o l’insufficienza del reddito è stata
spesso ritenuta dalla giurisprudenza significativa in termini di riscontro dell’ipotesi della
destinazione dello stupefacente alla cessione a terzi.
In altre parole, ritenuta la sostanziale irrilevanza della disponibilità economica del Leone
per l’acquisto della sostanza di cui è stato trovato in possesso, l’unico elemento indiziante
della destinazione della stessa ad un uso diverso dal consumo personale è stata affidata dalla
corte territoriale al dato quantitativo nel caso di specie accertato (gr. 137 circa per 433 dosi
singole) che tuttavia, secondo la giurisprudenza di legittimità sopra richiamata, non
rappresenta elemento da solo idoneo a giustificare l’affermazione di responsabilità
dell’imputato.
Giustificata è, quindi, la dedotta censura motivazionale, di guisa che la sentenza impugnata
deve essere annullata con rinvio, per nuovo esame, alla Corte d’Appello di Reggio Calabria,
che riesaminerà la vicenda alla stregua dei richiamati principi giurisprudenziali.
P.Q.M.
Annulla la impugnata sentenza con rinvio alla Corte d’Appello di Reggio Calabria per
nuovo esame.
Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2014.

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