Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15163 del 20/11/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15163 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: FOTI GIACOMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
COLMO GUIDO N. IL 21/03/1953
MANFRIN ANGELO N. IL 09/03/1944
avverso la sentenza n. 1413/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del
15/05/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIACOMO FOTI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per
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Udito, per la parte civile, l’Avv
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Data Udienza: 20/11/2014

-1- Nell’ambito di una più ampia indagine concernente numerosi episodi di cessione di
sostanze stupefacenti, Colmo Guido e Manfrin Angelo sono stati tratti a giudizio per avere,
in concorso tra loro, in almeno tre occasioni (il 9.6.07, il 28.7.07 e il 2.10.07) detenuto a fini
di spaccio e ceduto a Sarti Renzo e De Uffici Marcello (separatamente giudicati) consistenti
quantità di sostanza stupefacente del tipo cocaina. Nell’episodio del 28 luglio si è trattato,
secondo quanto emerge dalla lettura del capo d’imputazione, di circa mezzo chilogrammo di
stupefacente, in parte ceduto dal De Uffici a Caracciolo Fiore (tratto in arresto dopo la
consegna e separatamente giudicato dall’autorità giudiziaria di Verona), mentre
nell’episodio del 2 ottobre si trattava di un più rilevante quantitativo (3,300 Kg)
materialmente consegnato dal Colmo al De Uffici, tratto in arresto in flagranza di reato.
Il Gip del Tribunale di Milano, con sentenza del 10 giugno 2011, ha affermato la
responsabilità dei due imputati relativamente all’episodio del 28.7.07, condannandoli alle
pene di giustizia, li ha assolti relativamente all’episodio del 9.6.07 ed ha dichiarato la
propria incompetenza in ordine ai fatti del 2.10.07, ritenuta la competenza per connessione
del Tribunale di Venezia.
-2- Su appello proposto da ambedue gli imputati, la Corte d’Appello di Milano, con
sentenza del 15 maggio 2013, ne ha ribadito la responsabilità, riducendo tuttavia le pene
inflitte dai primi giudici, avendo ritenuto la continuazione dei fatti oggetto del giudizio con
quelli, relativi all’episodio del 2.10.07, giudicati dalla Corte d’appello di Venezia con
sentenze, quanto al Manffin, del 16.11.2010, irrevocabile il 10.5.12, quanto al Colmo, del
17.1.13, su rinvio dalla Corte di cassazione, irrevocabile il 17.3.13.
-3- Avverso detta sentenza ricorrono per cassazione gli imputati che deducono:
3.1- Colmo Guido:
Violazione di legge e vizio di motivazione della sentenza impugnata in punto di
valutazione delle prove e di accertamento dei fatti contestati. Sostiene il ricorrente che la
responsabilità dell’imputato è stata affermata sul presupposto che uno zaino consegnato dal
Colmo al De Uffici contenesse la cocaina, alcune ore dopo ed in località del tutto diversa,
sequestrata a quest’ultimo. La corte non avrebbe spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto
che proprio quello zaino conteneva lo stupefacente, benché fosse stato accertato, attraverso i
servizi di controllo effettuati dal personale di PG, che il De Uffici, ricevuto lo zaino, si era
recato a Pescantina ed era entrato in un’abitazione sita nel condominio di via Paolo VI n. 2,
dalla quale era poi uscito senza alcuno zaino e senza tenere in mano alcunché. Illogico
sarebbe, quindi, il collegamento, effettuato dai giudici del merito, tra detto zaino e la cocaina
alcune ore dopo sequestrata a Caracciolo Fiore. Illogico, inoltre, sarebbe il collegamento tra
lo esso Colmo e Manfrin Angelo, non avendo egli partecipato all’incontro di quest’ultimo
con il De Uffici, ritenuto dagli inquirenti preparatorio alla consegna dello stupefacente. La
sentenza, inoltre, non ha chiarito quale fosse il rapporto intercorrente tra i due (Colmo e
Manfi-in) ed è pervenuta all’affermazione di responsabilità del Colmo interpretando condotte
poste in essere dal Manfrin.
3.2- Manfrin Angelo: a) Mancanza o manifesta illogicità della motivazione della sentenza
impugnata, laddove i giudici del merito hanno affermato la responsabilità dell’imputato
attraverso un indebito collegamento del sequestro della cocaina rinvenuta nella disponibilità
del Caracciolo il 28 luglio ed un incontro, avvenuto il 24 luglio, tra l’odierno ricorrente ed il
De Uffici, nonché su una successiva telefonata nel corso della quale quest’ultimo
comunicava al Caracciolo che il problema era stato risolto. Inspiegabile, secondo
l’esponente, è il collegamento tra detta telefonata ed il Manfrin;

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Ritenuto in fatto.

b) Violazione di legge laddove la corte territoriale, nel determinare la pena in
continuazione, non ha applicato la diminuente dovuta per la scelta del rito; lamenta, infine, il
ricorrente l’eccessività della pena e la mancata disapplicazione della recidiva.

-1- Infondato è il ricorso proposto da Colmo Guido.
La corte territoriale, in realtà, dopo avere richiamato i frequenti colloqui telefonici
intercorsi tra il De Uffici ed il Caracciolo, nella cui finale disponibilità è stata rinvenuta la
cocaina in sequestro, ha ritenuto, argomentando in termini di assoluta coerenza logica, che
lo stupefacente consegnato dal primo al Caracciolo era contenuto nello zaino che nella
mattinata dello stesso giorno il De Uffici – giunto alle ore 10,20 del 28 luglio alla stazione
ferroviaria di Milano Rogoredo, dopo essere sceso, proveniente da Desenzano del Garda,
alla stazione di Milano Lambrate – aveva preso in consegna dal Colmo.
A tale conclusione, i giudici del gravame sono pervenuti dopo un attento esame delle
conversazioni telefoniche intercorse, nelle giornate immediatamente precedenti il 28 luglio,
giorno della consegna della droga, tra il De Uffici ed il Caracciolo, nonché degli spostamenti
del primo nella giornata del 28 luglio, attentamente monitorati dal personale di PG.
Significative, in particolare, sono state ritenute le conversazioni, talvolta accese, intercorse
tra i due il 25, il 26 e il 27 luglio, in parte riportate nella sentenza impugnata, che avevano
chiaramente ad oggetto la consegna di qualcosa, da parte del De Uffici, al Caracciolo.
Qualcosa che tardava ad essere consegnata, con conseguente forte irritazione dello stesso
Caracciolo, rabbonito dal suo interlocutore con la promessa di una pronta e positiva
soluzione della questione. E non è, dunque, per caso che in una successiva conversazione,
intercettata il 26 luglio, De Uffici finalmente comunicava al suo interlocutore che ogni cosa
si sarebbe risolta il sabato successivo (28 luglio); rassicurazione ribadita il giorno 27 con
altra telefonata con la quale i due concordavano di incontrarsi l’indomani.
Il successivo evolversi della vicenda è stato, quindi, attentamente ripercorso dai giudici del
merito, richiamando gli accurati servizi di pedinamento e di controllo eseguiti dagli
investigatori, che il 28 luglio hanno seguito passo dopo passo gli spostamenti del De Uffici,
a partire dalla prima mattinata (da quando è uscito dalla propria abitazione alle ore 6,35, è
salito sulla propria auto per raggiungere Milano partendo dalla stazione ferroviaria di
Desenzano del Garda), fino alle ore 16,55, ora in cui, dopo essere giunto a Milano ed essersi
incontrato nella stazione di Milano Rogoredo con il Colmo ed avere ricevuto dallo stesso
uno zaino, rientrato a Desenzano portando con sé lo zaino, dopo una serie di altri giri che lo
hanno portato anche presso un condominio di Pescantina, dal quale è uscito senza lo zaino,
si è infine incontrato con il Caracciolo, cui aveva poco prima preannunciato il proprio
arrivo, al quale ha consegnato il pacco contenente la cocaina, poi rinvenuta nell’auto di
costui riposto sotto il sedile anteriore destro.
E’, dunque, attraverso l’esame di tale complessiva sequenza di avvenimenti che la corte
territoriale ha legittimamente ritenuto di trarre prova della fondatezza della tesi accusatoria,
collegando la consegna dl pacco contenente lo stupefacente ai precedenti frequenti contatti
telefonici tra i due, al fugace incontro della mattina con il Colmo alla stazione, alla veloce
consegna dello zaino, alla guardinga condotta tenuta da tutti i personaggi coinvolti nella
vicenda, caratterizzata da particolare attenzione e prudenza, non solo nelle conversazioni e
nelle fasi di preparazione dell’illecito affare, ma anche nella fase finale della consegna della
merce al Caracciolo, preceduta da una serie di precauzioni chiaramente volte ad evitare
controlli ed interventi delle forze dell’ordine. Una di tali precauzioni è, evidentemente,
rappresentata dai diversi mezzi utilizzati dal De Uffici, dapprima, per raggiungere Milano e
presentarsi all’appuntamento con il Colmo, quindi, per rientrare nella propria abitazione
dopo una sosta presso il condominio di Pescantina e per incontrare il Caracciolo (dopo avere

Considerato in diritto.

-2- Fondato è, viceversa, il ricorso di Manfrin Angelo, dovendosi ritenere sussistenti i vizi
motivazionali dedotti con riferimento all’affermazione di responsabilità dello stesso.
Costui, per la verità già individuato quale partecipe dell’episodio di traffico del 2 ottobre, è
stato ritenuto coinvolto anche nella vicenda del 28 luglio perché notato, il 24 luglio,
incontrarsi, dapprima, in un bar con il De Uffici, quindi, con Puddu Eligio Elio, pregiudicato
per stupefacenti.
Orbene, certamente, l’episodio del 2 ottobre (che ha ancora coinvolto i due odierni
ricorrenti e si è svolto, sembra di capire, con modalità operative analoghe a quelle del 28
luglio), nonché l’incontro con il De Uffici del 24 luglio ben autorizzano il sospetto di un
coinvolgimento dell’odierno ricorrente anche nei fatti del 28 luglio. E tuttavia, tale
coinvolgimento, nei termini in cui è stato dedotto dal giudice del gravame, sembra il frutto
di un ragionamento lacunoso, che trae delle conclusioni da circostanze che, di per sé, nei
termini in cui sono state individuate e valutate, non pare assumano tanto rilievo da
giustificare l’impugnata decisione, che sembra, in realtà, trovare la sua più forte
giustificazione nel coinvolgimento del Manfiin nell’episodio del 2 ottobre.
Probabilmente proprio il collegamento tra i due episodi ha finito con l’indurre la corte
territoriale a dare per scontato ciò che, viceversa, proprio partendo da quel collegamento e
da un’attenta analisi dei fatti del 2 ottobre e del ruolo assunto dal Manfiin in
quell’occasione, doveva essere dimostrato. E cioè, appunto, quale era stato il ruolo avuto dal
costui nella consegna del 28, quale il rapporto esistente tra l’incontro De Uffici-Manfrin del
24 e l’operazione di trasporto e consegna della cocaina al Caracciolo il giorno 28. Se e quale
significato aveva la presenza, pur segnalata in sentenza, nell’incontro del 24, della valigetta
di cui era in possesso l’odierno ricorrente e dallo stesso appoggiata vicino al De Uffici,
seduto al tavolo di un bar del Centro diagnostico di via Forze Armate, prima di effettuare
alcune telefonate da una vicina cabina telefonica. Se e quale significato aveva la presenza di
un giovane, individuato in Puddu Eligio Elio, al quale il Manfrin si è avvicinato dopo essersi
allontanato dal De Uffici. Perché l’incontro tra quest’ultimo ed il Manfrin (conclusosi alle
ore 13,20) è stato posto in relazione con la conversazione De Uffici-Caracciolo di alcune ore
dopo (ore 19,56).
D’altra parte, se in effetti, discutendo in tale occasione con il Caracciolo, il De Uffici,
come sembra ritenere il giudice del gravame, intendeva fare riferimento all’incontro avuto
qualche ora prima con il Manfrin, grazie al quale veniva assicurata al Caracciolo la
soluzione del “primo problema”, non si comprende la ragione della violenta reazione avuta
dallo stesso Caracciolo, solo in giorno successivo (conversazione delle ore 22,44 del 25
luglio), e la sua accusa di inconcludenza e di incapacità rivolta al De Uffici ed al coetaneo di
costui con cui stava trattando l’affare.

sostituito l’auto con un motorino e dopo avere effettuato un contorto percorso di
avvicinamento, inframmezzato da brevi soste presso abitazioni di altri soggetti) e per
consegnare allo stesso il pacco contenente la cocaina.
Conversazioni, incontri, comportamenti che i giudici del merito hanno legittimamente
collegato tra loro e ritenuti espressione di un’operazione volta alla consegna al Caracciolo
della cocaina che qualche ora prima il De Uffici aveva ricevuto dal Colmo, custodita
all’interno dello zaino.
La coerente ed argomentata interpretazione, da parte dei giudici del merito, delle
conversazioni e delle condotte sopra descritte non è in alcun modo intaccata dalle
osservazioni ed argomentazioni difensive, peraltro ai limiti dell’inammissibilità in quanto
dirette a proporre una valutazione degli elementi probatori che tende a sovrapporsi a quella
svolta dai giudici del merito con motivazione che non giustifica censure di sorta.
Il ricorso di Colmo Guido deve essere, dunque, rigettato ed il ricorrente condannato al
pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso proposto da Colmo Guido che condanna al pagamento delle spese del
procedimento. Annulla le statuizioni assunte dalla sentenza impugnata nei confronti di
Manffin Angelo e rinvia per nuovo esame sul punto alla Corte d’Appello di Milano.
Così deciso in Roma, il 20 novembre 2014.

Approfondimenti e chiarimenti che si presentavano necessari, specie in considerazione del
fatto che il Manfrin, non solo non risulta interlocutore telefonico con nessuno dei personaggi
coinvolti nel traffico, ma non è stato mai citato, neanche allusivamente, dai diversi
conversanti, non essendo emersi, o non essendo stati indicati dalla corte territoriale, elementi
tali da giustificare la convinzione che il “cinquantenne” al quale ha fatto riferimento il
Caracciolo nella conversazione telefonica del 25 luglio con il De Uffici fosse proprio
l’odierno ricorrente.
Sussistenti sono, dunque, i dedotti vizi motivazionali, di guisa che la sentenza impugnata
deve essere annullata, nei confronti di Manfrin Angelo, con rinvio, per nuovo esame, ad
altra sezione della Corte d’Appello di Milano.

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