Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15161 del 07/11/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15161 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GROSSI CLAUDIO N. IL 13/09/1971
avverso la sentenza n. 856/2012 CORTE APPELLO di ROMA, del
02/11/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 07/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Cd-ext_e_
che ha concluso per ,

e

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Aez

Data Udienza: 07/11/2014

Ricorrente GROSSI Claudio
Ritenuto in fatto
Con sentenza in data 2 novembre 2012, la Corte d’appello di Roma
confermava la sentenza emessa il 19 settembre 2011 dal Tribunale di Latina
sezione staccata di Terracina nei confronti di GROSSI Claudio dichiarato

Legge Domenico, in cambio di danaro, di una dose di sostanza stupefacente tipo
eroina,commesso in Fondi il 27 giugno 2011 e condannato, previa concessione
della speciale attenuante di cui all’art. 73, comma V° d.P.R. n. 309/1990 ed
esclusa la recidiva contestata ex art. 99, comma 4 0 cod.pen. , alla pena di
mesi OTTO di reclusione ed euro 2.000.00 di multa ( pena base: 1 anno di
reclusione ed euro 3.000,00 di multa, ridotta di un terzo

ex

art. 442

cod.proc.pen. )
Ricorre per cassazione l’imputato per tramite del difensore articolando due
motivi.
Con il primo, lamenta il vizio di violazione di legge avendo la Corte d’appello
escluso l’applicazione della scriminante dell’uso di gruppo sul rilievo
dell’immotivata inattendibilità delle dichiarazioni rese, a propria discolpa,
dall’imputato.
Con la seconda censura si duole la difesa della violazione dell’art. 62 n. 4 cod.
pen. nonché del vizio di motivazione in punto all’esclusione di tale attenuante
avendo peraltro la giurisprudenza di legittimità già ritenuto la compatibilità tra
detta attenuante e quella di cui all’art. 73, comma V° d.P.R. n. 309/1990,
riconosciuta all’imputato, a prescindere dal dato qualitativo della sostanza
stupefacente ceduta a titolo oneroso.

Considerato in diritto

Preliminarmente rileva il Collegio l’infondatezza di entrambe le doglianze dedotte
dal ricorrente.
Quanto al primo motivo, deve rimarcarsi come la Corte d’appello, condividendo e
recependo le argomentazioni del Giudice di prime cure, abbia ineccepibilmente
escluso la sussistenza dell’invocata scrinninante speciale del c.d. uso di gruppo,
sul rilievo che ” lo stupefacente ceduto era corrispondente ad una sola dose e
che nulla al riguardo ha riferito il predetto acquirente “.
La sentenza impugnata risulta altresì del tutto immune dalle censure articolate
con il secondo motivo di ricorso. Con motivazione congrua e coerente, i Giudici

responsabile,in esito a giudizio abbreviato, del delitto di illecita cessione a Di

di seconda istanza hanno ribadito il diniego dell’ attenuante prevista dall’art. 62
n. 4 cod.pen. Hanno sul punto fatto diretto rinvio alla motivazione della
sentenza di primo grado laddove si è annotata l’incompatibilità – innanzitutto
logica, prima ancora che giuridica – tra l’invocata attenuante e la intrinseca
pericolosità e dannosità delle condotte di cessione delle droghe c.d.pesanti (
quale è l’eroina ) causa di indiscusso pregiudizio per la salute pubblica e di
allarme per la sicurezza sociale, ” la cui tutela è il fine ultimo della disciplina in

La sentenza impugnata deve invece esser annullata in applicazione del disposto
dell’art. 609, comma 2° codice di rito in punto al trattamento sanzionatorio.
Giova invero rammentare che, per quanto in questa sede rileva, all’epoca del
commesso reato: 27 giugno 2011, l’art. 73, comma V° del d.P.R. n.309/1990
prevedeva un’attenuante ad effetto speciale,con pena della reclusione compresa
tra UNO e CINQUE anni congiunta a pena della multa compresa tra 3.000 e
26.000 euro; ciò a prescindere dalla tipologia della sostanza stupefacente.
L’art.2 del decreto legge 23 dicembre 2013 n.146 convertito, con modificazioni,
dall’art. 1 comma 1° della legge 21 febbraio 2014 n. 10 ha sostituto
integralmente, con effetto dal 24 dicembre 2013, il testo dell’art. 73 comma V°
d.P.R. n. 309/1990,ridisegnando peraltro una fattispecie autonoma di reato.
Tanto manifestamente emergeva dalla nuova formulazione letterale della norma
che reca l’inequivoca clausola di riserva o di sussidiarietà:
costituisca più grave reato…”

“Salvo che il fatto

di guisa da delineare una condotta materiale

dotata di specifica ed autonoma rilevanza, relativamente agli estremi oggettivi
del reato integrati dalla condotta di “chiunque commette uno dei fatti previsti
dal presente articolo ” qualificabili in termini di “lieve entità” per mezzi, modalità
o circostanze dell’azione, qualità, quantità delle sostanze. Il delitto restava
sempre punito con la stessa pena della reclusione da UNO a CINQUE anni e con
quella della multa da euro 3.000 a 26.000,ferma restando l’esclusione di ogni
differenziazione in rapporto alla natura “pesante” o ” leggera” delle sostanze
stupefacenti.
In seguito, per effetto del decreto legge 20 marzo 2014 n.36 ( in vigore dal 21
marzo 2014) convertito nella legge 16 maggio 2014 n. 74 – art. 1, l’art.73
comma V° d.P.R. n. 309/1990 ha subito ulteriori modifiche in relazione al
trattamento sanzionatorio. Riconfermata la qualificazione del fatto come reato
autonomo e ferma l’irrilevanza della diversa tipologia della sostanza
stupefacente, il reato risulta anche attualmente punito con la pena della
reclusione compresa tra SEI mesi e QUATTRO anni e con quella della multa da
euro 1.032 ad euro 10.329.

2

materia di stupefacenti “.

Ciò detto, il

novum

normativo,quale jus superveniens

rispetto all’assetto

normativo in vigore all’epoca del commesso reato per cui è processo,deve essere
valutato nell’ambito di un organico giudizio comparativo volto ad individuare la
disposizione più favorevole al reo ex art. 2 comma 4 0 cod. pen. Ritiene il
Collegio di individuare, in tale ottica, la disposizione più favorevole all’imputato
nelle disposizioni introdotte dall’art. 1 del decreto legge 20 marzo 2014 n.36 (
in vigore dal 21 marzo 2014) convertito nella legge 16 maggio 2014 n. 74 – art.

pecuniario previste dall’art.73 comma V° d.P.R. n. 309/1990, rispetto alla
formulazione in vigore all’epoca del fatto, ma si è anche confermata la
qualificazione delle condotte ” di lieve entità ” in termini di fattispecie autonoma
di reato, come già stabilito dall’art.2 del decreto legge 23 dicembre 2013 n.146
convertito, con modificazioni, dall’art. 1 comma 1° della legge 21 febbraio 2014
n. 10. Appare quindi, a tale stregua, palesemente eccessiva, oltreché sprovvista
di adeguata motivazione a supporto, la surrichiamata pena base evidentemente
modellata, nel caso di specie, sulla base dei minimi edittali all’epoca vigenti,
rispetto alla forbice edittale delle pene di entrambi i generi,divenute attualmente
applicabili. Al Giudice di rinvio, individuato in altra sezione della Corte d’appello
di Roma, deve quindi demandarsi la integrale revisione della determinazione del
trattamento sanzionatorio da irrogarsi all’imputato,ovviamente previa
applicazione della diminuente del rito.
Conclusivamente deve annotarsi che, disposto da questa Corte il rinvio del
procedimento esclusivamente in punto alla rideterminazione della pena, il
giudicato (progressivo) in tal modo formatosi sull’accertamento dei reato e
sull’affermata responsabilità dell’imputato, preclude – ovviamente – che tali
questioni siano rimesse in discussione, attesa la definitività della decisione sui
suddetti punti ( cfr. ex multis: S.U. n. 4904 /1997; Sez. 1 n. 8606/1997; Sez.
3 n.6607/2000; Sez. 4 n.2843/2008; Sez. 3 n.15101/2010).

PQM

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzíonatorio
applicato.
Rigetta il ricorso/1,A “MACosì deciso in Roma,lì 7 novembre 2014.

1, con cui non solo si sono sensibilmente ridotte le pene di genere detentivo e

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