Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15158 del 19/06/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 15158 Anno 2015
Presidente: ZECCA GAETANINO
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SENINI STEFANO REMIGIO N. IL 09/05/1973
avverso la sentenza n. 4170/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del
28/11/2012
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/06/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Al oteche ha concluso per
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

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Data Udienza: 19/06/2014

Ricorrente SENINI Stefano Remigio

Ritenuto in fatto
Con sentenza 28 novembre 2012,Ia Corte d’appello di Milano confermava
la sentenza 22 maggio 2012 con cui il Tribunale di Sondrio dichiarò SENINI

Stefano Remigio
A)

colpevole dei seguenti reati:

contravvenzione prevista dall’art. 186 commi 1, 2 lett.c) e 2-bis

330d tg. BN547TJ, con tasso alcoolemico accertato in 1,70 gr./I. alla
prima prova ed in 1,54 gr./I. ,alla seconda, provocando un incidente
stradale;
B)

delitto di cui all’art. 189, commi 1 e 6 cod. strada per non aver
ottemperato all’obbligo di fermarsi dopo esser stato coinvolto in
incidente stradale, ricollegabile alla sua condotta di guida nello stato
sub A, nel quale Trinca Dante subì lesioni personali giudicate guaribili
in giorni 25;

C)

delitto di cui all’art. 189, commi 1 e 7 cod. strada, perché nelle
circostanze di cui al capo che precede, non aveva ottemperato
all’obbliga di prestare assistenza alla persona ferita;

reati tutti commessi in Mazzo di Valtellina,

il 31 luglio 2010. Per l’effetto,

concesse le attenuanti generiche ritenute prevalenti sull’aggravante contestata
sub A, lo condannava alla pena di mesi TRE di arresto ed euro 1.500,00 di
ammenda ed alla pena di mesi NOVE di reclusione , concesse le attenuanti
generiche, ritenuta la continuazione tra di delitti sub B e sub C.
La Corte d’appello, condividendo la motivazione della sentenza di primo grado,
ha ribadito la sussistenza della colpevolezza dell’imputato sulla base del coerente
apprezzamento delle risultanze fattuali ed in particolare della ricostruzione
dell’incidente stradale provocato dal Senini che, dopo aver sbandato mentre alla
guida della propria autovettura procedeva in direzione di Tirano,a cagione dello
stato di ebbrezza alcoolica, venne a collisione con l’autovettura condotta da
Trinca Dante, che percorreva in quel momento l’opposta carreggiata.
Nell’impatto, quest’ultima fu sospinta nella scarpata. Il conducente TRINCA subì
in tal modo le lesioni personali, di cui all’imputazione. L’imputato, rimasto illeso
nell’urto, si allontanò a piedi senza procedere a verificare le conseguenze
dell’impatto e senza prestare assistenza al guidatore del veicolo antagonista,
rimasto ferito. Fu, nonostante ciò,subito identificato dai Carabinieri grazie
anche alle informazioni degli astanti e fu convinto dal padre, dopo molte
insistenze, a far ritorno sul luogo del sinistro.

cod.strada per aver guidato in stato di ebbrezza l’autovettura BMW

Propone ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del difensore, articolando
quattro motivi,così sintetizzati.
Con il primo, si duole della violazione degli artt. 530 commi 1 e 2 cod.proc.pen.
e 186 cod. strada nonché vizio della motivazione, avendo la Corte d’appello
illegittimamente omesso di assolvere l’imputato dal reato sub A, poichè nessun
elemento certo avrebbe consentito di affermare che egli si trovasse alla guida
dell’automobile in stato di ebbrezza, essendo stato sottoposto ad alcooltest
solamente quaranta minuti dopo l’incidente.

Con il secondo motivo, il difensore lamenta la violazione dell’art. 606 lett.b) e
lett. e) codice di rito in riferimento alla mancata assoluzione del prevenuto dagli
altri addebiti sub B e sub C. Sostiene il ricorrente che la Corte d’appello avrebbe
erroneamente confermato l’affermazione di colpevolezza del Senini, ritenendolo
consapevole delle conseguenze del sinistro, pregiudizievoli per l’incolumità del
conducente dell’altro veicolo e quindi della presenza di questo sul luogo
dell’incidente benché le emergenze probatorie avessero dimostrato che, avendo
la collisione interessato le sole fiancate delle due automobili,dal punto della
collisione non era visibile la vettura antagonista di guisa che il Senni non si
allontanò credendo che il suo conducente non avesse subito lesioni,nna perché
non vide ( né avrebbe potuto scorgere ) l’altra automobile, pensando che si fosse
già allontanata.
Con la terza censura, denunzia l’erroneità e l’insufficienza della motivazione in
punto al diniego dell’unificazione, sotto il vincolo della continuazione,anche del
reato contravvenzionale.
Il quarto ed ultimo motivo attiene alla denunzia di vizi motivazionali in punto al
diniego dell’ammissione della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità.

Considerato in diritto

Il ricorso è infondato e deve quindi esser respinto con ogni conseguente effetto a
carico dell’imputato, ex art. 616 cod. proc. pen.
Il ricorrente, in punto alla conferma della responsabilità del prevenuto in ordine
alla contravvenzione sub A, sostanzialmente ripropone, con il primo motivo,
censure già dedotte ed esaminate

funditus dalla Corte d’appello che, con

argomentazioni del tutto appropriate, ha giudicato ” mera congettura ”

la tesi

difensiva, per la prima volta formulata con i motivi d’appello, secondo cui, al
momento in cui l’autovettura condotta dall’imputato sbandò, andando a collidere
con quella della persona offesa proveniente dall’opposto senso di marcia, il
Senini non guidava in stato di ebbrezza (come accertato in esito all’alcooltest)
per avere costui invece inspiegabilmente ingerito solo dopo l’incidente bevande

2
(

alcooliche ” prima di far ritorno sul luogo del’incidente ” ove fu sottoposto alla
verifica del tasso etilico con il risultato testè indicato. In verità, a riscontro della
tesi accusatoria ed a smentire le riferite ed infondate obiezioni dell’imputato, la
Corte d’appello ha sottolineato che, da quanto dichiarato dal teste Alex
Sanzone, conoscente dell’imputato, dal quale fu accompagnato a casa dopo
l’incidente, questi ” appariva poco lucido “.

Inoltre la comune esperienza

insegna che chi si trovi alla guida di un autoveicolo in uno stato di etilemia pari

veicolo, per tale causa, con ogni prevedibile pregiudizio per l’incolumità propria
ed altrui.
Con la seconda doglianza, il difensore censura, al limite dell’inammissibilità,
l’assunto argomentativo della sentenza impugnata laddove, alla stregua
dell’apprezzamento delle obiettive risultanze di fatto, congruamente e
puntualmente valutate, si è escluso che l’imputato ” nonostante le violente
modalità del sinistro non si fosse reso conto ” dell’avvenuta collisione con la
vettura antagonista, precipitata, a cagione dell’urto, in fondo alla scarpata con la
conseguente e logica prevedibilità di potenziali lesioni in tal modo subite dal
conducente della stessa. Va quindi giudicato ineccepibile l’assunto conclusivo cui
è pervenuta la Corte d’appello in ordine alla sussistenza di entrambi i delitti sub
B e sub C ( di cui il Senini si rese responsabile ) non avendo egli ottemperato
all’obbligo di fermarsi ( a tanto non essendo sufficiente la breve sosta ) onde
rendere possibile la propria identificazione e di fornire le generalità al conducente
dell’autovettura da lui investita anche in attesa del sopraggiungere dei
Carabinieri. Né ottemperò a quello di prestare soccorso allo stesso. In tal senso
va richiamato il conforme insegnamento di questa Corte (cfr.

ex multis:Sez. 4

n.8103/ 2003 rv. 223966; Sez. 4 n.21445/2006 rv.234570; Sez. 4
“nel reato di fuga, previsto dall’art. 189

n.17220/2012 rv.252374 ) secondo cui

commi 6 e 7 cod. strad., il dolo deve investire non solo l’evento dell’incidente,
ma anche il danno alle persone e, conseguentemente, la necessità del soccorso,
che non costituisce una condizione di punibilità; tuttavia, la consapevolezza che
la persona coinvolta nell’incidente ha bisogno di soccorso può sussistere anche
sotto il profilo del dolo eventuale, che si configura normalmente in relazione
all’elemento volitivo, ma che può attenere anche all’elemento intellettivo,
quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli
elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato,
accettandone per ciò stesso l’esistenza.”
Quanto al terzo motivo, ancorchè siano inconferenti ed inammissibili le ragioni
poste a base del diniego dell’unificazione sotto il vincolo della continuazione dei
delitti con la contravvenzione sub A, deve tuttavia rilevarsi che la Corte d’appello

3

a 1,70 gr./I. è esposto ad un’elevatissima probabilità di perdere il controllo del

non era tenuta ad argomentare sul punto, posta l’assoluta genericità del motivo
d’appello dedotto dal difensore, privo in realtà di alcun contenuto critico in ordine
alle statuizioni della sentenza di primo grado e privo comunque del riferimento a
qualsivoglia motivazione a sostegno della relativa richiesta.
Il quarto motivo è egualmente infondato. La Corte d’appello ha invero motivato
il diniego dell’ammissione del prevenuto al lavoro di pubblica utilità, in
sostituzione delle pene inflitte, sull’ineccepibile rilievo dell’immeritevolezza del

sancito dalla legge per coloro che abbiano provocato un incidente stradale,
guidando in stato di ebbrezza.
PQM

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, lì 19 giugno 2014.

Senini già condannato per lo stesso reato e comunque dell’espresso divieto

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