Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15137 del 28/01/2015


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Penale Sent. Sez. 7 Num. 15137 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: BLAIOTTA ROCCO MARCO

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ORDINANZ-Ar

sul ricorso proposto da:
POLITELLI EDUARDO N. IL 17/11/1983
avverso la sentenza n. 2156/2009 CORTE APPELLO di ANCONA, del
08/03/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ROCCO MARCO
BLAIOTTA;

Data Udienza: 28/01/2015

77 Politelli
MOTIVI DELLA DECISIONE

L’ impugnazione è manifestamente infondata, giacché, contrariamente a quanto
dedotto, la pronunzia reca appropriata motivazione immune da vizi logici. Si argomenta in
ordine alla accertata continuità di rapporti con un assuntore ed al confezìonamento in dosi di
droga detenuta in auto, fuori -quindi- dalla propria abitazione.
Si tratta di tipiche valutazioni di merito non sindacabili nella presente sede di legittimità.
Peraltro, nel caso in esame occorre considerare che la disciplina legale della materia è
mutata in senso favorevole all’ imputato e che, conseguentemente, il trattamento sanzionatorio
è illegale, dovendosi fare applicazione dell’art. 2 cod. pen.
Infatti, rileva il novum normativo introdotto con l’art. 2 del D.I. 23 dicembre 2013 n.
146, convertito con la Legge 21 febbraio 2014 n. 10. L’innovazione ha riguardato il già evocato
quinto comma dell’articolo 73. Sono stati integralmente confermati gli elementi caratterizzanti
che contribuiscono alla individuazione dei fatti di minor gravità, ma la fattispecie è stata
trasformata da circostanza attenuante a reato autonomo. Induce con certezza in tale direzione
l’apertura del testo normativo che con la formula “salvo che il fatto non costituisca più grave
reato” esplicita che si è in presenza di nuova, autonoma incriminazione. Oltre a ciò, la novella
ha diminuito l’entità della pena massima. Si tratta di innovazione mossa dall’evidente proposito
di sottoporre a trattamento sanzionatorio meno severo illeciti di più lieve entità, da un lato
revisionando la pena edittale e dall’altro configurando un distinto reato, così escludendo che il
giudizio di bilanciamento tra l’attenuante stessa e circostanze aggravanti, compresa la recidiva,
possa frustrare le istanze di minore rigore nei confronti di illeciti di modesta gravità. La norma
nuova è dunque per diversi versi più favorevole rispetto a quella previgente e deve trovare
applicazione alla fattispecie in esame ai sensi dell’art. 2 cod. pen. Nel caso di specie, invece, la
pronunzia ha ritenuto
La materia è stata successivamente innovata, sempre in senso favorevole all’imputato
dal D.L. 20 marz0 2014 n. 36, convertito con la Legge 16 maggio 2014 n. 79, che ha sostituito
il richiamato quinto comma dell’art. 73 ha previsto la sanzione della detenzione da sei mesi a
quattro anni e della multa da 1.032 euro a 10.329 euro e la loro eventuale sostituzione con la
sanzione de/lavoro di pubblica utilità.
Conclusivamente la sentenza reca una pena illegale e deve essere conseguentemente
annullata con rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio.
Pqm
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinvia sul
punto alla Corte d’appello di Ancona.
Rigetta nel resto.
Visto l’art. 624 c.p.p. dichiara l’irrevocabilità della sentenza in ordine all’affermazione di
responsabilità.
Roma 28 gennaio 2015

L’imputato in epigrafe ricorre per cassazione avverso la sentenza recante l’affermazione
di responsabilità in ordine al reato di cui all’art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309 del 1990
afferente a cocaina, commesso il 15 2 2008.

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