Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15076 del 21/01/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 15076 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
SIRCHIA GIUSEPPA N. IL 28/06/1974
nei confronti di:
CHIAVETTA ANTONIO N. IL 27/07/1948
VASSALLO SANTO N. IL 10/05/1954
avverso la sentenza n. 1856/2013 CORTE APPELLO di PALERMO,
del 24/01/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 21/01/2015

Sirchia Giuseppa, parte civile costituita nel procedimento a carico di Chiavetta Antonio e Vassallo
Santo, ricorre avverso la sentenza 24.1.14 della Corte di appello di Palermo che ha confermato
quella in data 19.4.12 del locale tribunale con la quale i due imputati sono stati assolti dai reati di
ingiurie, molestie e minacce loro ascritti perché il fatto non costituisce reato.
Deduce la ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza agli effetti civili,

reato di cui all’art.660 c.p. e alla posizione del Chiavetta, < totalmente omesso qualsiasi considerazione di natura tecnico-giuridica ritenendo, in maniera del tutto acritica e preconcetta, non integrato l'elemento oggettivo e soggettivo del reato in contestazione >, laddove vi era stata invece
la volontà di interferire inopportunamente nell’altrui sfera di libertà, ma la Corte di merito,
contraddittoriamente, da un lato aveva escluso la riferibilità dei messaggi offensivi all’imputato e,
dall’altro, li aveva ritenuti privi di offensività per il rapporto confidenziale che legava il Chiavetta
alla Sirchia.
Era sufficiente un solo comportamento divergente dal comune sentire — prosegue la ricorrente — per
configurare la fattispecie di reato, a prescindere dalla frequentazione affettiva tra le parti, peraltro
avvenuta anni prima, e l’imputato, con i suoi SMS, si era intromesso nell’altrui sfera di libertà
causando alla parte civile uno stato di prostrazione ed umiliazione psico-fisica, assolutamente non
giustificabile sulla scorta di precedenti legami personali, ma i giudici di appello avevano sposato in
toto il narrato dell’imputato, .
Ad analoghe conclusioni doveva pervenirsi — secondo la ricorrente — anche in merito
all’assoluzione del Vassallo, avendo il giudice di secondo grado < apoditticamente affermato come la pregressa conoscenza tra le parti avrebbe giustificato l'adozione di forme di comunicazione non convenzionali, quali i semplici squilli telefonici>, laddove invece il Vassallo aveva posto in essere
un numero rilevante di telefonate ripetute e di breve durata in un intervallo temporale ridotto,
realizzando anch’egli il reato di molestie.

violazione dell’art.606, comma 1, lett.b) ed e) c.p.p. per avere il giudice di appello, in riferimento al

Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, sia perché con esso la difesa
intende sottoporre al giudice di legittimità aspetti attinenti al merito, che risultano preclusi in questa
sede, sia perché manifestamente infondato, dal momento che il giudice di secondo grado, con
motivazione del tutto congrua ed immune da vizi di illogicità, premesso che la vicenda che ne
occupa andava inquadrata alla luce del rapporto sentimentale intercorso tra la Sirchia ed il Chiavetta

responsabilità di quest’ultimo non possa riposare sulle dichiarazioni della parte lesa — la cui
versione dei fatti presentava punti oscuri – , dal momento che i documentati rapporti confidenziali tra le parti rendevano plausibili
le affermazioni del Chiavetta di aver inviato gli SMS alla donna a scopo protettivo e non certo
minaccioso, negando il prevenuto di aver mai inviato messaggi di contenuto erotico, con
riferimento ai quali va peraltro osservato che neanche la ricorrente ha svolto deduzioni di un
qualche pregio e che esulino da considerazioni di carattere generico con riferimento al reato di
ingiuria sub A.
Quanto al Vassallo, del tutto correttamente la Corte palermitana, in ragione dell’accertato esiguo
numero di chiamate senza risposte, ha ritenuto insussistente una volontà dell’imputato di arrecare
molestie alla Sirchia, attesi anche i rapporti pregressi di conoscenza tra i due e l’equivocità di tali
segnali che ben potevano peraltro limitarsi a , condotta
complessivamente considerata che dunque — hanno concluso non certo illogicamente i giudici
territoriali — appariva priva di qualsiasi rilevanza penale.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.

e comunque di confidenza tra tutte le parti private del processo, ha evidenziato come la

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di e 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 21 gennaio 2015
IL

IL CONj IGLIE7 estensore

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