Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15073 del 21/01/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 15073 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CUGINI STEFANO N. IL 31/12/1986
avverso la sentenza n. 1321/2012 CORTE APPELLO di TRIESTE, del
21/11/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 21/01/2015

Cugini Stefano ricorre avverso la sentenza 21.11.13 della Corte di appello di Trieste con la quale,
in parziale riforma di quella in data 20.4.11 del Tribunale di Gorizia, appellata dal P.G., è stata
rideterminata la pena, per il reato di tentato furto aggravato, in mesi cinque di reclusione ed €
120,00 di multa.
Deduce il ricorrente violazione dell’art.606, comma 1, lett.b) c.p.p. per avere il giudice di appello

condanna definitiva, solo perché la difesa non aveva prodotto la motivazione di cui alla precedente
sentenza, ben potendo invece lo stesso giudice provvedere alla relativa acquisizione.
Il vincolo della continuazione — si deduce con il secondo motivo — doveva essere riconosciuto per lo
stato di tossicodipendenza dell’imputato, per il modus operandi e per la contiguità temporale,
considerato inoltre che la realizzazione degli illeciti era finalizzata all’acquisto di sostanze
stupefacenti.
Osserva la Corte che il ricorso appare manifestamente infondato.
Del tutto legittimamente, infatti, i giudici di appello, nel motivare sull’istanza avanzata solo in sede
di discussione dal difensore dell’imputato, hanno demandato al giudice dell’esecuzione ogni
provvedimento al riguardo, limitandosi, in assenza della motivazione della sentenza rispetto alla
quale si chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione, a considerare — senza che ciò
possa però ritenersi ostativo ad un eventuale provvedimento ex art.671 c.p.p. — la significativa
distanza temporale tra i fatti da unificare ex art.81 cpv.c.p. e l’assenza di elementi che consentano,
allo stato, di superare il ragionevole convincimente che si tratti di un generico programma
criminoso e che i reati non siano frutto di un’originaria e preordinata deliberazione del Cugini.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.

disatteso l’istanza di applicazione della continuazione con i reati oggetto di precedente sentenza di

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di e 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

IL CONSIGLIERE estensore

Roma, 21 gennaio 2015

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