Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1507 del 04/12/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 1507 Anno 2016
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: LIGNOLA FERDINANDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
PATELLA ANTONIO N. IL 22/04/1935
nei confronti di:
MAURO MARILENA N. IL 23/11/1956
GABRIELLI NAPOLEONE N. IL 06/06/1965
FERRARO MICHELE N. IL 27/03/1950
FERRARO VITTORIO N. IL 24/06/1952
DE ME0 FERDINANDO N. IL 03/08/1956
DE ME0 ANTONIO N. IL 15/05/1951
avverso la sentenza n. 2/2013 TRIBUNALE di IMPERIA, del
18/04/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FERDIN
LIGNOLA;

Data Udienza: 04/12/2015

RILEVATO IN FATTO

– che con l’impugnata sentenza, in riforma di quella di primo grado, MAURO
MARILENA ed altri erano assolti dal reato di diffamazione in danno di PATELLA
ANTONIO, in relazione alla comunicazione con la quale si offendeva la sua
reputazione, sottolineando il comportamento indegno e deprecabile tenuto dal
presidente della cooperativa nel redigere, sottoscrivere e sostituire a posteriori il
verbale dell’assemblea dei soci nel quale era stato fatto risultare falsamente la
presa d’atto dell’esclusione dei soci della cooperativa;

PATELLA ANTONIO, con atto sottoscritto dal difensore avv. Anna M. Gallotta, con
il quale si deduce violazione di legge, in relazione agli artt. 328 e 328-bis cod.
proc. pen., cod. pen., per l’utilizzazione di un lodo arbitrale in violazione delle
norme processuali richiamate; violazione di legge in relazione agli articoli 51 e
599, comma 2, cod. pen., in riferimento al riconoscimento del diritto di critica e
della provocazione, sulla base di quanto affermato nel lodo arbitrale, poiché in
realtà gli imputati si sono spinti oltre; vizio di motivazione in relazione alla
valutazione delle prove, poiché il lodo arbitrale del 26 agosto 2008 non afferma
mai che il verbale è falso, limitandosi a dire che queste è illegittimo;

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso va dichiarato inammissibile, poiché si risolve in censure in punto
di fatto, che contrappongono un alternativo apprezzamento alla valutazione
operata dei giudici di merito, finendo con il richiedere alla Corte di legittimità di
prendere posizione tra le diverse letture dei fatti; sotto questo profilo va ribadito
che la Corte di cassazione non ha il compito di trarre valutazioni autonome dalle
prove o dalle fonti di prova, e pertanto non si può addentrare nell’esame del
contenuto documentale delle stesse, neppure se riprodotte nel provvedimento
impugnato e, tanto meno, se contenute in un atto di parte, poiché in sede di
legittimità è l’argomentazione critica che si fonda sugli elementi di prova e sulle
fonti indiziarie contenuta nel provvedimento impugnato che è sottoposta al
controllo del giudice di legittimità, al quale spetta di verificarne la rispondenza
alle regole della logica, oltre che del diritto, e all’esigenza della completezza
espositiva (Sez. 6, n. 28703 del 20/04/2012, Bonavota, Rv. 253227);
– che il Tribunale ha fatto corretta applicazione dei principi in materia di diritto di
critica, del quale sono stati ritenuti rispettati i limiti della verità, della rilevanza e
della continenza, con apprezzamento privo di illogicità manifeste o
2

– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la parte civile

contraddittorietà;
– che la ritenuta inammissibilità del ricorso comporta le conseguenze di cui
all’art. 616 cod. proc. pen., ivi compresa, in assenza di elementi che valgano ad
escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta sanzione
pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille;

P. Q. M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle

ammende.
Così deciso in Roma, il 4 dicembre 2015
Il consigliere estensore

Il preside

spese processuali e della somma di mille euro in favore della cassa delle

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