Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 15068 del 21/01/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 15068 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MBODJI MEDOU ASTOU N. IL 12/03/1969
avverso la sentenza n. 1079/2011 CORTE APPELLO di CAGLIARI,
del 17/05/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 21/01/2015

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in data 17 maggio 2012 la Corte d’appello di Cagliari ha confermato la sentenza
emessa in data 7 febbraio 2011 dal locale Tribunale, appellata da MBODJI MEDOU Astou, dichiarato responsabile del delitto di detenzione per la vendita di merce portante marchi contraffatti, commesso il 29 novembre 2004.
Propone ricorso per cassazione l’imputato deducendo vizio di motivazione sul ricorrere della falsificazione dei marchi non accertata con consulenza, nonché sul ricorrere dell’ipotesi di falso
immediatamente rilevabile e inidoneo ad ingannare l’affidamento del pubblico.
Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile in quanto manifestamente infondato, poiché la
Corte di merito ha chiaramente evidenziato come, libera essendo la valutazione sulla falsità dei
prodotti sequestrati, il ricorrere di una tale situazione era stato riscontrato direttamente da tutte le
parti processuali mediante diretta visione degli oggetti in sequestro all’udienza, dove le merci erano state osservate e valutate da accusa, difesa e giudice.
Né risulta dal ricorso che fossero stati svolti immediati rilievi sulla genuinità dei prodotti in sede
di verbalizzazione dell’operazione di controllo del corpo di reato, così che l’accertamento visivo
della contraffazione, di cui ha dato conto la sentenza, non ha trovato idonee smentite nel momento della sua esecuzione.
Quanto al secondo motivo, è sufficiente rilevare come da consolidata giurisprudenza il ricorrente
avrebbe dovuto rilevare come oggetto della tutela non sia tanto il privato acquirente, che ben può
riscontrare la falsità dei segni distintivi anche in relazione alle modalità dell’offerta in vendita,
quanto il marchio in sé, che con la diffusione delle imitazioni su prodotti di qualità diversa ed inferiore rispetto all’originale, si trova oggettivamente svilito nella sua rappresentatività di eccellenza dei prodotti cui è apposto.
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità
dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in €. 1.000,00#.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di €. 1.000,00# alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 21 gennaio 2015.

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