Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14991 del 25/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14991 Anno 2015
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: MENGONI ENRICO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Arcieri Marco, nato a Catania il 5/11/1974

avverso l’ordinanza pronunciata dal Tribunale del riesame di Catania in data
24-4/28/7/2014;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Enrico Mengoni;
sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Fulvio Baldi, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
sentite le conclusioni del difensore del ricorrente, Avv. Domenico Neto, che
ha chiesto l’accoglimento del ricorso

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 24-4/28/7/2014, il Tribunale del riesame di Catania
rigettava l’istanza di riesame presentata da Marco Arcieri e, per l’effetto,
confermava il decreto di convalida di sequestro probatorio emesso dal
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone in data
28/3/2014; in particolare, all’Arcieri – indagato per il delitto di cui all’art. 4, I. 13

Data Udienza: 25/03/2015

dicembre 1989, n. 401 – erano stati sequestrati computer, modem, monitor,
tastiere e stampanti, nonché materiali da gioco e la somma contante di 124
euro, beni relativi all’attività di scommesse on line che lo stesso – titolare della
Masap s.n.c. – esercitava sotto l’insegna “Betuniq”,

bookmaker straniero

riferibile alla “UniqGroup Ltd”, società di diritto maltese.
2. Propone ricorso per cassazione l’indagato, a mezzo del proprio difensore,
deducendo due motivi:
– violazione dell’art. 125, comma 3, cod. proc. pen., in relazione all’art. 355,

avrebbe erroneamente confermato il decreto di convalida in oggetto sebbene
costituito da un mero modulo prestampato, con alcune voci “siglate” da una “x”
e senza alcun riferimento specifico alla vicenda in esame; quel che costituirebbe
una palese violazione dell’obbligo motivazionale, specie a seguito della nota
sentenza delle Sezioni unite di questa Corte 28 gennaio 2004, n. 5876, e
successive. Sì da imporre l’annullamento senza rinvio del provvedimento
genetico;
– violazione di legge penale, con riferimento alla mancata disapplicazione
dell’art. 4, I. n. 401 del 1989. Il Tribunale del riesame, nel rigettare il primo
gravame, avrebbe errato anche in ordine all’esclusione di “UniqGroup Ltd.” dalla
procedura di bando del 2012 (cd. bando Monti), invero avvenuta in modo
discriminatorio per il sol fatto di non avvalersi di una duplice garanzia bancaria;
discriminazione ravvisabile anche alla luce della giurisprudenza del Consiglio di
Stato, che avrebbe mosso critiche e ridimensionamenti alla stessa previsione di
“idonee referenze bancarie”. Ed ulteriormente considerando che, nel caso di
specie, la società maltese aveva ottenuto idonea garanzia dall’unico istituto di
credito che, in quel Paese, forniva tali servizi per società di gaming/gambling,
senza alcuna possibilità, quindi, di rivolgersi ad altri. Ancora, il ricorso sottolinea
che, come affermato da questa Corte, le limitazioni alla libertà di stabilimento e
prestazione di servizi nell’Unione, di cui agli artt. 43 e 49 del Trattato F.U.E.,
sono legate soltanto ad esigenze di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità
pubblica, non potendo mai dipendere da altre di natura economica o da interessi
patrimoniali dello Stato membro. Dal che la posizione di “UniqGroup” dovrebbe
essere assimilata a quella di “Stanley International Betting Ltd.”, con riguardo
alla quale, notoriamente, sono state riconosciute esclusioni discriminatorie dai
bandi di gara. Queste doglianze sono state poi ribadite con una memoria
depositata il 23/2/2015, con la quale il ricorrente ha chiesto disporsi la
sospensione del giudizio e la trasmissione del fascicolo dalla Corte di
Lussemburgo perché verifichi se la procedura di concorso citata, specie con

comma 2, cod. proc. pen., per mancanza di motivazione. Il Tribunale del riesame

riguardo ai requisiti di capacità finanziaria, sia compatibile o meno con il Trattato
sul funzionamento dell’Unione europea.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso è manifestamente infondato.
Con riguardo al primo motivo, e legittimamente esaminato il decreto di
convalida di perquisizione e sequestro in esame, osserva il Collegio che lo stesso

un’adeguata indicazione della natura dei beni sottoposti a vincolo e delle
esigenze che sottendono alla misura adottata, così come affermato dal Tribunale
del riesame nell’ordinanza impugnata; in particolare, e richiamato l’allegato
verbale redatto dagli operanti, il decreto precisa che 1) la perquisizione è stata
legittimamente eseguita ai sensi dell’art. 352 cod. proc. pen.; 2) l’attività di p.g.
che ha condotto al sequestro è stata, del pari, legittimamente compiuta; 3)
quanto oggetto di sequestro costituisce corpo di reato (mediante il quale lo
stesso è stato commesso, o che comunque ne costituisce il profitto) e cosa
pertinente al reato, necessaria per l’accertamento dei fatti; 4) il sequestro deve
esser mantenuto, poiché indispensabile alle indagini volte a stabilire le
caratteristiche e la provenienza di quanto così appreso.
Orbene, in tal modo il Collegio di merito ha aderito al costante indirizzo di
questa Corte in forza del quale il decreto di convalida del sequestro probatorio
emesso dal pubblico ministero può essere sorretto da una motivazione enunciata
mediante formule estremamente sintetiche o prestampate, quando, avuto anche
riguardo agli atti processuali ivi richiamati, siano adeguatamente esplicitate le
ragioni probatorie del vincolo di temporanea indisponibilità delle cose
sequestrate (Sez. 3, n. 29990 del 24/6/2014, Lombardi, Rv. 259949); quando,
cioè, sia di immediata percezione la diretta connessione probatoria tra il vincolo
imposto ed il corretto sviluppo della attività investigativa (Sez. 2, n. 52619
dell’11/11/2014, Djikine, Rv. 261614).
Esattamente come nel caso di specie, ed in aderenza ai principi affermati
dalle Sezioni unite di questa Corte, con la sentenza già richiamata, in forza dei
quali – anche per le cose che costituiscono corpo di reato – il decreto di sequestro
a fini di prova deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in
ordine al presupposto della finalità perseguita, in concreto, per l’accertamento
dei fatti.
4. In ordine, poi, al secondo motivo, il ricorso risulta parimenti infondato.
Al riguardo, occorre premettere che la giurisprudenza di questa Corte si è
attestata nel senso di ritenere che integra il reato previsto dall’art. 4, I. n. 401

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– sia pur redatto su modulo prestampato, con plurime sigle di “x” – contiene

del 1989, la raccolta di scommesse su eventi sportivi da parte di un soggetto che
– privo della licenza di cui all’art. 88 r.d. 18 giugno 1931, n. 773 – compia
attività di intermediazione per conto di un allibratore straniero privo di
concessione. Tuttavia, poiché le autorizzazioni di polizia sono rilasciate
unicamente ai titolari di una concessione, eventuali irregolarità commesse
nell’ambito della procedura di rilascio di queste ultime vizierebbero anche quella
volta al rilascio dell’autorizzazione di polizia, la cui mancanza non potrebbe
perciò essere addebitata a soggetti che non siano riusciti ad ottenerla per il fatto

di cui i detti soggetti non hanno potuto beneficiare in violazione del diritto
dell’Unione. Ne consegue che, in mancanza della concessione e della licenza, per
escludere la configurabilità della fattispecie incriminatrice, occorre la
dimostrazione che l’operatore estero non abbia ottenuto le necessarie
concessioni o autorizzazioni a causa di illegittima esclusione dalle gare (Sez. 3,
n. 40865 del 20/09/2012, Maiorana, Rv. 253367) o per effetto di un
comportamento comunque discriminatorio tenuto dallo Stato nazionale nei
confronti dell’operatore comunitario. In siffatti casi, il Giudice nazionale, anche a
seguito della vincolante interpretazione data alle norme del trattato dalla Corte
di giustizia CE, dovrà disapplicare la normativa interna per contrasto con quella
comunitaria; ed infatti, non integra il reato di cui all’art. 4 in esame la raccolta di
scommesse, in assenza di licenza, da parte di un soggetto che operi in Italia per
conto di un operatore straniero cui la concessione sia stata negata per illegittima
esclusione dai bandi di gara e/o mancata partecipazione a causa della non
conformità, nell’interpretazione della Corte di giustizia CE, del regime
concessorio interno agli artt. 43 e 49 del Trattato CE (Sez. 3, n. 28413 del
10/07/2012, Cifone, Rv. 253241; successivamente, tra le altre, Sez. 3, n. 37851
del 4/6/2014, Parrelli, Rv. 260944; Sez. 3, n. 12335 del 7/1/2014, Ciardo, Rv.
259293).
Ciò premesso, osserva la Corte che il Tribunale del riesame ha innanzitutto
individuato il fumus del reato in ragione di una doppia circostanza pacifica, quale
la mancanza di concessione (rilasciata dalla Amministrazione autonoma dei
Monopoli di Stato) in capo al

bookmaker UniqGroup Ltd. e, parimenti, la

mancanza di autorizzazione ex art. 88 T.u.l.p.s. in capo all’Arcieri; il quale
svolgeva attività di intermediazione per conto dell’altro, giusta esiti investigativi
(numero di dipendenti, dichiarazioni dei giocatori, strumenti rinvenuti) che il
ricorrente neppure contesta e che, pertanto, debbono ritenersi pacifici.
Di seguito, l’ordinanza affronta la questione centrale della vicenda (ed anche
del presente ricorso), quale l’esclusione di UniqGroup Ltd. dal cd. Bando Monti
del 2012, svolgendo anche sul punto una motivazione del tutto logica e congrua,

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che il rilascio di tale autorizzazione presuppone l’attribuzione di una concessione,

non censurabile in questa sede. In particolare, il Tribunale del riesame ha
evidenziato che la società di diritto maltese era stata esclusa dalla gara poiché pur a seguito di richiesta di integrazione documentale – aveva prodotto una sola
garanzia bancaria dalla quale non risultava, in modo sufficientemente chiaro,
un’adeguata capacità economico-finanziaria; l’esclusione, quindi, era stata
determinata non tanto dal numero di garanzie che la UniqGroup era riuscita ad
ottenere, ma dalla portata delle stesse in relazione a quella capacità che
costituiva condizione essenziale – anche a tutela dei consumatori – per accedere

Con tale argomento, pertanto, l’ordinanza ha evidenziato che la società
straniera non aveva patito alcuna illegittima esclusione, atteso che non poteva
costituire discriminazione di sorta la fissazione di standard di esigibilità minimi
nelle garanzie bancarie, da offrire ai fini dello svolgimento dell’offerta al pubblico
di giochi e scommesse (nell’ottica della citata affidabilità economica),
applicandosi indistintamente a tutti i richiedenti, di qualsivoglia nazionalità.
Tanto da concludere – con affermazione dal tutto logica e coerente – che «la
società risulta essere stata esclusa perché la genericità del contenuto dell’unica
dichiarazione bancaria prodotta a sostegno, associata alla mancanza di una
ulteriore dichiarazione, ha comportato un’obiettiva carenza nella dimostrazione
del requisito della solidità e affidabilità economico-finanziaria, profilo questo da
ritenersi ragionevolmente espressivo di quell’esigenza di tutela dei consumatori
che la Corte di Giustizia reputa idonea a giustificare, nell’ambito della normativa
nazionale, una serie di limiti allo svolgimento dell’attività di raccolta di
scommesse al pubblico».
Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile.
Alla luce della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e
rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte
abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa
di inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a
norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché
quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende,
equitativamente fissata in euro 1.000,00.

5

alla gara in oggetto.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 25 marzo 2015

Il Presidente

nsigliere estensore

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