Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14989 del 02/12/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14989 Anno 2015
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: DI NICOLA VITO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Del Sole Vincenzo, nato a Napoli il 08/07/1977
avverso la ordinanza del 29/11/2013 del Tribunale della libertà di Santa Maria
Capua Vetere;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Vito Di Nicola;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Pasquale Fimiani, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
Udito per l’imputato

;

Data Udienza: 02/12/2014

RITENUTO IN FATTO

.

1. Vincenzo Del Sole ricorre per cassazione avverso l’ordinanza del 29
novembre 2013 emessa dal tribunale della libertà di Santa Maria Capua Vetere
che ha confermato il decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le
indagini preliminari presso il tribunale della medesima città.
Al ricorrente si addebita, in via provvisoria, il reato previsto dall’articolo 44

Nel pervenire alla suddetta conclusione il tribunale ha premesso come nella
motivazione del provvedimento impugnato si desse atto che un precedente
decreto di sequestro preventivo delle 18 ottobre 2012, emesso per asserite
difformità dell’immobile con il permesso di costruire, era stato annullato dal
tribunale del riesame. Tuttavia la nuova richiesta di emissione del provvedimento
cautelare è stata giustificata sulla base di successivi atti di indagine, in
particolare su di una consulenza tecnica che aveva ritenuto illegittimo il rilascio
del permesso di costruire.
Ciò premesso, il tribunale della libertà ha rilevato che, pur prescindendo dal
calcolo dei volumi effettuato dal consulente tecnico del pubblico ministero e
contestato dal ricorrente, l’illegittimità del permesso di costruire emergesse con
chiarezza dalla stessa lettura dell’atto di assenso, nonché dalla relazione ad esso
allegata alla richiesta ed inoltre dalla visione diretta dei grafici di progetto.
Ha osservato il tribunale che, in data 9 giugno 2008, l’indagato avanzava
richiesta di permesso finalizzato alla demolizione e ricostruzione di un
preesistente immobile di sua proprietà. Il Comune rilasciava un permesso di
costruire, in data 15 marzo 2011, per intervento di ristrutturazione mediante
abbattimento e ricostruzione, dando atto che gli interventi sarebbero dovuti
avvenire nell’ambito della preesistente volumetria e il fabbricato, in seguito alla
composizione volumetrica, sarebbe stato costituito da un piano terra destinato a
garage, da un primo piano destinato ad abitazione e da un piano sottotetto da
destinarsi a deposito occasionale e che detti piani sarebbero stati serviti da una
scala aperta.
In pratica, secondo la ratio decidendi, dalla stessa lettura del permesso di
costruire emergeva chiaramente che il nuovo fabbricato avrebbe avuto una
consistenza del tutto differente da quella preesistente, mediante innalzamento
del piano seminterrato e la realizzazione di un nuovo piano e tale circostanza
risultava anche dalla lettura della consulenza tecnica del pubblico ministero, nella
quale si evidenziava che il nuovo fabbricato era a tre elevazioni fuori terra ed
aveva altezza minima alla gronda pari a metri 9,40 e altezza massima al colmo
pari a metri 10,70 ed entrambe notevolmente superiori a quelle originarie.

2

lett. b) d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.

Analogamente, la visione diretta dei grafici dei due fabbricati (quello
preesistente e quello costruendo) e delle immagini fotografiche allegate dava
contezza dell’assoluta diversità strutturale dei due immobili. Si trattava, peraltro,
di circostanza neppure contestata dal consulente dell’indagato, che nella
relazione allegata alla memoria depositata all’udienza camerale, precisava che la
sagoma ed i prospetti avevano subito un drastico cambiamento.
Ha concluso il tribunale che le modifiche strutturali erano di tale entità che
non potevano essere giustificate dalla necessità di adeguare l’immobile alla

gli accorgimenti tecnici indispensabili ad una maggiore stabilità dell’immobile e
non la realizzazione di un immobile del tutto differente per altezza e numero di
piani, da quello preesistente, derivando da ciò l’illegittimità del rilasciato
permesso di costruire e la conferma del provvedimento impugnato, in quanto era
pacifico e non contestato che nella zona potessero essere assentiti solo interventi
di ristrutturazione e non quelli, come nella specie, di nuova costruzione.

2. Per la cassazione dell’impugnata ordinanza, ricorre Vincenzo Del Sole,
tramite il difensore, affidando il gravame ai due seguenti motivi.
2.1. Con il primo motivo il ricorrente deduce violazione di legge e difetto di
motivazione in relazione all’art. 3 e all’art. 44 del d.P.R. n.80 del 2001, oltre al
travisamento del fatto (art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.).
Assume che il tribunale della libertà ha erroneamente ritenuto che nel caso
di specie fossero stati assentiti lavori di abbattimento con successiva
ricostruzione.
Sotto questo aspetto, il tribunale sarebbe incorso in un evidente
travisamento del fatto nonché in una palese violazione di legge, laddove ha
evidenziato che il nuovo fabbricato fosse a tre elevazioni fuori terra ed avesse
altezza minima alla gronda pari a metri 9,40 e altezza massima al colmo pari a
10,70 metri, come tali superiori a quelle originarie. Tali affermazioni, mutuate
sulla base della consulenza tecnica del pubblico ministero, devono ritenersi,
secondo il ricorrente, palesemente errate.
Infatti il rilievo delle altezze sarebbe stato eseguito con una “rullina” a
nastro mantenuta a malapena su di una tavoletta di legno e le altezze sarebbero
state rilevate a struttura grezza e quindi non completa.
Vero è che la sagoma e i prospetti avrebbero subito un mutamento ma quanto alla diversa forma di alcuni terrazzini, del porticato e della scala – era
stata regolarmente presentata una Scia in data 20 giugno 2012.
Il Tribunale, secondo il ricorrente, avrebbe quindi errato laddove ha ritenuto
la sagoma e l’altezza del fabbricato modificata sulla scorta di una inesatta
valutazione degli atti posti a sostegno del permesso di costruire, facendo

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normativa antisismica, considerato che a tal fine erano consentiti esclusivamente

derivare tate deduzione dalla comparazione tra la volumetria del fabbricato
preesistente e quella del nuovo stabile e giungendo erroneamente alla
conclusione che il preesistente fabbricato avesse una volumetria di mc 554,92
(anziché i 645,25 mc dichiarati) e che il nuovo fabbricato avesse una volumetria
di 598,74 mc.
Ma proprio su tale aspetto il tribunale sarebbe incorso in un grave errore
avendo omesso di inserire nel conteggio dei metri cubi del fabbricato la
preesistente volumetria dei balconi che il comune di Castel Volturno aveva

fabbricato.
2.2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta violazione di legge e difetto
di motivazione (art. 606, comma 1, lett. c) ed e) cod. proc. pen.) in relazione
all’articolo 649, comma 2, cod. proc. pen., assumendo che il tribunale della
libertà erroneamente ha escluso il ne bis in idem e la conseguente formazione
del giudicato cautelare.
Infatti un precedente decreto di sequestro preventivo in relazione allo stesso
fatto, per il medesimo reato e nei confronti della medesima persona era stato già
emesso ed annullato dal tribunale della libertà formandosi una preclusione in tal
senso quanto alla valida reiterazione di un nuovo titolo cautelare.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile perché manifestamente infondato e presentato
nei casi non consentiti.

2. Quanto al primo motivo, va preliminarmente chiarito come questa Corte,
nella sua più autorevole composizione, abbia precisato che il ricorso per
cassazione contro le ordinanze emesse in materia di sequestro preventivo o
probatorio sia ammesso solo per violazione di legge, dovendosi comprendere in
tale nozione sia gli “errores in iudicando” o “in procedendo”, sia quei vizi della
motivazione così radicali da rendere l’apparato argomentativo posto a sostegno
del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza,
completezza e ragionevolezza e quindi inidoneo a rendere comprensibile
l’itinerario logico seguito dal giudice (Sez. U, n. 25932 del 29/05/2008, Ivanov,
Rv. 239692).

3.

Nel caso di specie, il tribunale cautelare ha affermato che è stato

assentito un intervento di nuova costruzione del tutto vietato atteso che nella
zona erano eseguibili esclusivamente interventi di ristrutturazione e non quelli,
come nella specie, di nuova costruzione.
4

invece considerato come parte integrante della volumetria complessiva del

Peraltro la variazione in altezza del nuovo fabbricato costituisce fatto persino
ammesso dal ricorrente (pag. 5 del ricorso) sul rilievo fattuale, e dunque
insuscettibile di valutazione in sede di sindacato di legittimità per violazione di
legge, che la modificazione in altezza della struttura preesistente sarebbe stata
imposta, senza alcuna variazione volumetrica, dall’esigenza di rispettare quanto
previsto in zona dal Piano stralcio delle alluvioni (P.S.D.A.).
Al cospetto di un completo apparato argomentativo, come in precedenza
riassunto (sub. 1. del ritenuto in fatto), il ricorrente si limita a contrastare la

ricostruzione fattuale senza che siano ravvisabili dal testo del provvedimento
impugnato violazioni di legge e senza che sia riscontrabile una motivazione
mancante o apparente in ordine alle doglianze sollevate con l’impugnazione
cautelare.

4. Anche il secondo motivo di gravame è manifestamente infondato.
Va infatti considerato che il secondo decreto di sequestro è stato emesso
sulla base di atti che non erano stati sottoposti in precedenza alla cognizione del
tribunale cautelare (consulenza tecnica) e quindi l’effetto preclusivo alla
reiterazione della domanda cautelare e alla conseguente nuova emissione del
provvedimento non può dirsi maturato, dovendosi escludere la formazione del ne

bis in idem cautelare.
Va aggiunto che il pubblico ministero non aveva impugnato il precedente
provvedimento sfavorevole e, in materia cautelare, l’effetto preclusivo viene ad
essere determinato, secondo il

dictum delle Sezioni Unite Romagnoli, solo

dall’esistenza di un provvedimento decisorio non più impugnabile, esauriti cioè i
vari mezzi di impugnazione, e non anche nella ipotesi di mancata attivazione
degli strumenti processuali di controllo (Sez. U, n. 29952 del 24/05/2004, C. fall.
in proc. Romagnoli, Rv. 228117).

5. Sulla base delle considerazioni che precedono la Corte ritiene pertanto
che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con conseguente onere per
il ricorrente, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese dei
procedimento.
Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data del 13
giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso
sia stato presentato senza “versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità”, si dispone che il ricorrente versi la somma, determinata in via
equitativa, di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

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ratio decidendi muovendo censure che implicano una diversa ed inammissibile

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.

Così deciso il 02/12/2014

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