Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14988 del 02/12/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14988 Anno 2015
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

LiERE

sul ricorso proposto dal
Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Torino
ne procedimento a carico di
Gabriel Gianfranco, nato a Imperia il 17/10/1949,

avverso la sentenza del 27/01/2014 del Giudice per le indagini preliminari del
Tribunale di Alessandria;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
letta la requisitoria scritta del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Elena Daloiso, che ha concluso chiedendo l’annullamento
della sentenza impugnata.

RITENUTO IN FATTO

1. Il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di
Torino ricorre per l’annullamento della sentenza del 27/01/2014 con cui il Giudice
per le indagini preliminari del Tribunale di Alessandria, richiesto di emettere

ani

Data Udienza: 02/12/2014

decreto penale di condanna nei confronti del sig. Andrea Mercante per il delitto di
cui all’art. 2, d.l. 2 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla
legge 11 novembre 1983, n. 638, per aver omesso il versamento delle ritenute
previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti
corrisposte nei mesi di dicembre 2008 (per l’importo di C 3.210,00) e di gennaio
2009 (per l’importo di C 978,00), ha assolto l’imputato perché il fatto non
costituisce reato.
1.1. Con unico motivo eccepisce, ai sensi dell’art. 606, lett. b) ed e), cod.
proc. pen., violazione di legge e vizio di motivazione e deduce, al riguardo, che

costituire elementi dai quali poter univocamente desumere un mero
atteggiamento colposo dell’autore del reato ed escludere, di conseguenza, il
dolo, trattandosi, comunque, di conclusioni che presuppongono una valutazione
più ampia ed articolata che caratterizza una cognizione piena del fatto, solo
all’esito della quale potrebbe eventualmente apprezzarsene la riconducibilità a
colpa piuttosto che a dolo.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il ricorso è fondato.
2.1.11 Giudice, ritenendo verosimile che la condotta ascritta all’imputato non
fosse sorretta dall’elemento psicologico richiesto dalla norma incriminatrice, ha
emesso sentenza di assoluzione ex art. 129, cod. proc. pen., perché il fatto non
costituisce reato, trasponendo esplicitamente al caso si specie il principio di
diritto espresso dall’ordinanza di questa Sezione n. 40365 del 19/09/2012,
Bottero, Rv. 253682, che aveva ritenuto immune da censure la sentenza di
merito che, nel valorizzare l’episodicità e l’importo contenuto delle inadempienze,
aveva assolto l’imputato dal reato di cui all’art. 2, d.l. 463/83, per mancanza di
dolo.
2.2.Tanto premesso, osserva la Corte che la questione posta dal PG
ricorrente non riguarda tanto la validità in sé del principio del quale il Giudice si è
munito per assolvere l’imputato, quanto i presupposti di applicabilità dell’art.
129, cod. proc. pen., in caso di richiesta di emissione di decreto penale di
condanna.
2.3. In base all’art. 459, comma 3, cod. proc. pen., il giudice che non
intenda accogliere la richiesta ha due possibilità: 1) la restituzione degli atti al
pubblico ministero; 2) la pronuncia di una sentenza di proscioglimento a norma
dell’art. 129, cod. proc. pen..
2.4.La restituzione degli atti, nella scansione logica e procedurale prevista
dalla norma, presuppone l’impossibilità di emettere, “rebus sic stantibus”, la
2

l’episodicità delle condotte e la modestia dei versamenti omessi non possono

sentenza di proscioglimento e sanziona l’incompletezza delle indagini che non
consente al giudice di determinarsi in un senso (accoglimento della richiesta) o
nell’altro (pronuncia di sentenza di proscioglimento).
2.5.Non è pertanto compatibile con questo schema procedurale una
sentenza di proscioglimento che, esprimendo un giudizio di verosimile
insussistenza del dolo, tradisce l’assenza di certezze sul punto e disvela un
giudizio di insufficienza probatoria che avrebbe dovuto comportare, semmai, la
restituzione degli atti al pubblico ministero.
2.6. È opportuno ricordare che secondo l’arresto di Sez. U, n. 18 del

qualora lo ritenga, prosciogliere la persona nei cui confronti il Pubblico Ministero
abbia richiesto l’emissione di decreto penale di condanna solo per una delle
ipotesi tassativamente indicate nell’art. 129 cod. proc. pen., e non anche per
mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova ai sensi dell’art. 530,
comma secondo, stesso codice, alle quali, prima del dibattimento – non essendo
stata la prova ancora assunta – l’art. 129 non consente si attribuisca valore
processuale.
2.7.0rbene, nella vicenda scrutinata dalla citata ordinanza n. 40365/2012 il
datore di lavoro aveva sempre osservato l’obbligo del versamento delle ritenute
previdenziali e assistenziali, omettendo di versare i contributi soltanto in modo
episodico e per un periodo di tempo limitato, rendendo così certo (e non solo
verosimile) il convincimento della mancanza dell’elemento soggettivo del dolo
generico e della attribuzione della condotta inadempiente a un disguido e dunque
a un comportamento colposo, sanzionato in sede civile.
2.8.Si è trattato di giudizio fondato su un più ampio accertamento del fatto
che, diversamente da quello oggi censurato, non si è limitato alla mera presa
d’atto del limitato numero delle inadempienze e della loro minima entità, ma ha
avuto un orizzonte più vasto.
2.9.Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata con
rinvio al Tribunale di Alessandria.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Alessandria.
Così deciso il 02/12/2014

09/06/1995, Cardoni, Rv. 202375, il giudice per le indagini preliminari può,

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