Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14967 del 25/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14967 Anno 2015
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: MENGONI ENRICO

SENTENZA
IL –

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3 APR 2015

sul ricorso proposto da
Batticani Rosario, nato a Bronte (Me) il 6/1/1959

avverso la sentenza pronunciata dal Tribunale di Catania in data 9/5/2013;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Enrico Mengoni;
sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Fulvio Baldi, che ha chiesto il rigetto del ricorso

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 9/5/2013, il Tribunale di Catania, sezione distaccata di
Bronte, dichiarava Rosario Batticani colpevole del reato di cui agli artt. 110, 81
cpv. cod. pen., 96, comma 1, lett. a), 122, comma 1, lett. a) e b), d. Igs. 9
aprile 2008, n. 81, e lo condannava alla pena di 5.000 euro di ammenda,
condizionalmente sospesa; allo stesso era ascritto – quale datore di lavoro – di
aver omesso in un cantiere l’adozione di misure conformi alle prescrizione di cui
all’ali. XIII del citato decreto, nonché di aver omesso adeguate impalcature o
ponteggi atti ad eliminare il pericolo di cadute.

Data Udienza: 25/03/2015

2. Propone appello – poi convertito in ricorso per cassazione – il Batticani
personalmente, deducendo otto motivi:
1) l’imputato doveva esser assolto dal reato perché il verbale ispettivo del
24/9/2009 era stato successivamente sostituito da altro, privo della
contestazione in oggetto;
2) esercizio, da parte del Giudice, di una potestà riservata ad organi
amministrativi. Atteso che l’imputato aveva ottemperato alle prescrizioni imposte
dall’Ispettorato del lavoro, l’autorità giudiziaria non avrebbe potuto esercitare

poi, come motivo n. 6);
3) nullità della sentenza per mancata indicazione delle conclusioni delle
parti;
4) erronea applicazione dell’art. 81 cpv. cod. pen.. Il Tribunale avrebbe
aumentato la pena per la continuazione con il reato di cui al capo b) (reato di cui
agli artt. 113, comma 6, lett. d) ed f), n. 159, comma 1, lett. c), d. Igs. n. 81 del
2008), per il quale però il Batticani è stato assolto;
5) nullità della sentenza per mancata enunciazione delle ragioni per le quali
sono state ritenute inattendibili le prove contrarie offerte dalla difesa;
7) il Tribunale avrebbe errato nel condannare il ricorrente anche in ordine
alla seconda parte del capo a), atteso che l’art. 96, comma 1, d. Igs. n. 81 del
2008, con riferimento all’allegato XIII, si riferirebbe soltanto a cantieri di grandi
dimensioni, non certo ad uno come quello ove stava lavorando il Batticani;
8) il Tribunale avrebbe errato nell’assolvere l’imputato dal reato sub b) per
non aver commesso il fatto; lo stesso, infatti, avrebbe meritato la formula “il
fatto non sussiste”.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Preliminarmente, rileva la Corte che deve esser rigettata l’istanza di riunione
del presente procedimento con altro, sempre a carico del Batticani, che si
assume pendente nella stessa fase di legittimità; ed invero, la domanda
medesima non contiene alcuna indicazione circa l’oggetto del diverso gravame,
limitandosi a richiamare gli estremi della sentenza di prime cure che lo
riguarderebbero, sì da non consentire a questo Collegio alcuna valutazione nel
merito sul punto.
3. Quanto poi all’oggetto del ricorso, questo risulta manifestamente
infondato.
In via preliminare, occorre ribadire che il controllo del giudice di legittimità
sui vizi della motivazione attiene alla coerenza strutturale della decisione di cui si

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l’azione penale; l’imputato, in ogni caso, avrebbe dovuto essere assolto (ribadito,

saggia l’oggettiva tenuta sotto il profilo logico-argomentativo, restando preclusa
la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione e
l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione
dei fatti (tra le varie, Sez. 3, n. 12110 del 19/3/2009, Campanella, n. 12110, Rv.
243247). Si richiama, sul punto, il costante indirizzo di questa Corte in forza del
quale l’illogicità della motivazione, censurabile a norma dell’art. 606, comma 1,
lett e), cod. proc. pen., è soltanto quella evidente, cioè di spessore tale da
risultare percepibile ictu ocull; ciò in quanto l’indagine di legittimità sul discorso

demandato alla Corte di cassazione limitarsi, per espressa volontà del
legislatore, a riscontrare l’esistenza di un logico apparato argomentativo, senza
possibilità di verifica della rispondenza della motivazione alle acquisizioni
processuali (Sez. U., n. 47289 del 24/9/2003, Petrella, Rv. 226074).
In altri termini, il controllo di legittimità sulla motivazione non attiene né alla
ricostruzione dei fatti né all’apprezzamento del giudice di merito, ma è limitato
alla verifica della rispondenza dell’atto impugnato a due requisiti, che lo rendono
insindacabile: a) l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo
hanno determinato; b) l’assenza di difetto o contraddittorietà della motivazione o
di illogicità evidenti, ossia la congruenza delle argomentazioni rispetto al fine
giustificativo del provvedimento. (Sez. 2, n. 21644 del 13/2/2013, Badagliacca e
altri, Rv. 255542; Sez. 2, n. 56 del 7/12/2011, dep. 4/1/2012, Siciliano, Rv,
251760).
Se questa, dunque, è l’ottica ermeneutica nella quale deve svolgersi il
giudizio della Suprema Corte, le censure che il ricorrente muove al
provvedimento impugnato con i motivi nn. 1), 5), 6) e 7) – peraltro con
affermazioni del tutto generiche – si evidenziano come manifestamente
infondate; ed invero, lo stesso di fatto sollecita al Collegio una nuova e diversa
valutazione delle medesime risultanze istruttorie già esaminate dal primo Giudice
(i verbali di ispezione, le prove indotte dalla difesa), invocandone una lettura più
favorevole in punto di responsabilità.
Quel che non è consentito in questa sede.
A ciò si aggiunga che il Tribunale ha steso al riguardo una motivazione
adeguata, logica ed immune da vizi, con la quale ha riconosciuto la colpevolezza
del Batticani in forza di pacifiche, oggettive emergenze istruttorie; in particolare,
la sentenza ha richiamato gli esiti dell’accertamento del 24/9/2009, allorquando i
Carabinieri avevano verificato che sul cantiere in oggetto si stavano svolgendo
lavori ad altezza superiore a 2 metri senza adeguate impalcature o ponteggi,
quali opere idonee ad eliminare i pericoli di caduta di persone o cose.

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giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il sindacato

4. Anche il secondo motivo – relativo all’esercizio di una potestà riservata ad
organi amministrativi – risulta palesemente infondato, atteso che l’asserita
ottemperanza alle prescrizioni amministrative è documentata esclusivamente da
una dichiarazione inviata dal Batticani all’Ispettorato del lavoro, peraltro relativa
soltanto ad una prescrizione su tre, e senza che il ricorso indichi l’esito della
comunicazione medesima. E senza che, ancora, possa esser in questa sede
esaminata l’ulteriore documentazione prodotta, peraltro relativa alla diversa
impresa Longhitano Antonino.

delle conclusioni non costituisce di certo causa di nullità della sentenza.
6. Parimenti infondato, oltre che palesemente generico, appare poi il quarto
motivo, in tema di continuazione; con lo stesso, infatti, si contesta al Tribunale di
averla riconosciuta tra i reati di cui ai capi a) e b) pur a fronte dell’assoluzione
del Batticani dal secondo, senza però considerare che il medesimo vincolo ex art.
81 cpv. cod. pen. era stato contestato anche all’interno del capo a), e come tale
applicato dal Tribunale.
6. Meramente apodittico – ed ancora inammissibile – risulta infine l’ottavo
motivo, relativo alla formula assolutoria di cui al capo b); ed invero,
l’affermazione per cui il Batticani «andava assolto con la più ampia formula
assolutoria: il fatto non sussiste» è priva di qualsivoglia motivazione.
Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile. Alla luce della
sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella
fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il
ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a
norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché
quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende,
equitativamente fissata in euro 1.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 25 marzo 2015

Il

sigliere estensore

Il Presidente

5. Il terzo motivo è del tutto infondato, atteso che la mancata indicazione

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