Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14954 del 02/12/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14954 Anno 2015
Presidente: MANNINO SAVERIO FELICE
Relatore: DI NICOLA VITO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
1.

Carrara Alex nato a Alzano Lombardo (BG) il 04-12-1975

2.

Gheza Giovanni Oscar nato a Darfo Boario Terme (BS) il 13-04-1964

3.

Gheza Pier Corrado nato a Esine (BS) il 12-11-1967

4.

Guizzardi Mauro Silvio nato a Edolo (BS) il 22-12-1960

5.

Nodari Renato Franco nato a Esine (BS) il 01-02-1963

6.

Troletti Marzia nata a Breno (BS) il 18-01-1979

7.

Troletti Mauro nato a Breno (BS) il 20-10-1982

avverso la sentenza del 01/07/2013 della Corte di appello di Brescia;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Vito Di Nicola;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Pasquale Fimiani, che ha concluso chiedendo l’annullamento senza rinvio per
essere il reato estinto per prescrizione quanto ai fatti commessi sino al 2 giugno
2007 da Guizzardi Mauro Silvio e Gheza Pier Corrado; annullamento con rinvio
limitatamente al regime sanzionatorio per gli stessi Guizzardi Mauro Silvio e
Gheza Pier Corrado (per i fatti commessi successivamente al 2 giugno 2007) e
per Troletti Mauro e Carrara Alex. Rigetto nel resto.

Data Udienza: 02/12/2014

Uditi per gli imputati

l’avv. Furio Faranda, sostituto processuale dell’avv.

Salvatore Eugenio Daidone, e l’avv. Raffaella Monaldi, sostituto processuale
dell’avv. Patrizia Scalvi, che hanno concluso chiedendo l’accoglimento dei

ricorsi;

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RITENUTO IN FATTO

1. Alex Carrara, Giovanni Oscar Gheza, Pier Corrado Gheza, Mauro Silvio
Guizzardi, Renato Franco Nodari, Marzia Troletti e Mauro Troletti ricorrono per
cassazione avverso la sentenza dell/ luglio 2013 con la quale la Corte di appello
di Brescia, in parziale riforma della sentenza pronunciata dal tribunale della
medesima città, esclusa la contestata recidiva, ha ridotto la pena inflitta a

revocato la confisca e disposto il dissequestro e la restituzione al predetto di tre
orologi Rolex e di una polizza previdenziale; ha ridotto la pena inflitta a Marzia
Troletti ad anni sette di reclusione e C 30.000,00 di multa; ha ridotto, concessa
l’attenuante di cui all’art. 73, comma 5, d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309, la pena
inflitta a Pier Corrado Gheza ad anni due e mesi dieci di reclusione e C 13.000 di
multa, revocando la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici
uffici a suo carico nonché il sequestro di un assegno bancario ordinandone la
restituzione; ha dichiarato non doversi procedere a carico di Mauro Troletti in
ordine al fatto del 18 luglio 2007 per essere già stato giudicato con sentenza in
data 23 aprile 2009 del Giudice per l’udienza preliminare del tribunale di
Bergamo e ha ridotto la pena per le residue imputazioni ad anni uno e mesi uno
di reclusione e C 4.000,00 di multa; ha ridotto, concessa l’attenuante dì cui
all’art. 73, comma 5, d.p.r. n. 309 del 1990, la pena inflitta ad Alex Carrara ad
anni due e mesi quattro di reclusione ed C 12.000 di multa revocando la pena
accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici; ha assolto Renato
Franco Nodari dal reato ascrittogli con riferimento alla cessione di stupefacente a
Luca Feri e, confermata la continuazione fra i reati di cui al presente processo e il
reato oggetto della sentenza della Corte di appello di Brescia in data 16 gennaio
2009 e ritenuto più grave il reato di cui alla predetta sentenza, applicata la
diminuente per il rito, ha aumentato la pena di cui alla sentenza 16 gennaio
2009 della Corte di appello di Brescia di anni uno e mesi dieci di reclusione €
6.000,00 di multa, e così complessivamente anni quattro e mesi sei di reclusione
e C 20.000 di multa, revocando la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai
pubblici uffici e dell’interdizione legale durante l’esecuzione della pena; ha
confermato nel resto l’impugnata sentenza, ivi comprese le statuizioni emesse
nei confronti di Mauro Silvio Guizzardi condannato in primo grado alla pena di
anni uno, mesi tre di reclusine ed C 9.000 di multa.
Ai ricorrenti erano contestati il delitto (capo 1 addebitato al solo Giovanni
Oscar Gheza) previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73, comma 1, D.P.R. n. 309 del
1990 per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso in
tempi diversi, ceduto, dietro corrispettivo, sostanza stupefacente del tipo cocaina

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Giovanni Oscar Gheza ad anni sette e mesi sei di reclusione e C 33.000 di multa;

a Oliviero Corbelli, Gianfranco Piantoni, Ugo Pennacchio. In provincia di Brescia
dal maggio 2007 al gennaio 2008; il delitto (capo 2 addebitato a Giovanni Oscar
Gheza e Mauro Silvio Guizzardi, in concorso con Germano Barbieri per il quale sì
era proceduto separatamente) previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73, comma 1,
D.P.R. n. 309 del 1990 per avere, con più azioni esecutive di un medesimo
disegno criminoso in tempi diversi, ceduto, dietro corrispettivo, sostanza
stupefacente del tipo cocaina a Mauro Silvio Guizzardi e Germano Barbieri per i
quali, a loro volta, si è proceduto separatamente). In provincia di Brescia dal

Gheza e Marzia Troletti) previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73, comma 1, D.P.R.
n. 309 del 1990 per avere, in concorso fra di loro, detenuto ai finì di spaccio,
circa 200 gr. di cocaina. In Edolo il 3 novembre 2007; il delitto (capo 4
addebitato a Giovanni Oscar Gheza e a Marzia Troletti) previsto dagli artt. 81
cod. pen. e 73, comma 1, D.P.R. n. 309 del 1990 per avere in concorso tra di
loro, ceduto, dietro corrispettivo, sostanza stupefacente del tipo cocaina a Mauro
Silvio Guizzardi che a sua volta provvedeva alla rivendita a Franco Stefanini. In
Edolo il 3 novembre 2007; il delitto (capo 5 addebitato a Giovanni Oscar Gheza e
a Marzia Troletti in concorso con Giuseppe Miller Facchinetti e Germana Foresti
per i quali si è proceduto separatamente) previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73,
comma 1, D.P.R. n. 309 del 1990 per avere in concorso tra di loro,i primi due
ceduto dietro corrispettivo, trenta grammi di sostanza stupefacente del tipo
cocaina, a Facchinetti e Foresti che acquistavano al fine della successiva
rivendita a terzi. In Lovere ( Bg) il 7 agosto 2007; il delitto (capo 6 addebitato a
Pier Corrado Gheza) previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73, comma 1, D.P.R. n.
309 del 1990 per avere in diverse occasioni, ceduto dietro corrispettivo, sostanza
stupefacente del tipo cocaina, a Rinaldo Erba e Germano Barbieri. In provincia di
Brescia dal maggio 2007 al gennaio 2008; il delitto (capo 10 addebitato a Mauro
Troletti) previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73, comma 1, D.P.R. n. 309 del 1990
per avere ceduto, dietro corrispettivo in tre occasioni, sostanza stupefacente del
tipo marijuana (quantificata in circa venti grammi a cessione) a Marzia Troletti
che, a sua volta, provvedeva alla rivendita a terzi. In provincia di Brescia il 13
giugno, il 13 luglio ed il 18 luglio 2007; il delitto (capo 12 addebitato a Giovanni
Oscar Gheza e a Marzia Troletti in concorso con Renio Benedetti, Andrea Bianchi,
Maurizio Nodari e Loretta Spagnoli per i quali si è proceduto separatamente)
previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73, comma 1, D.P.R. n. 309 del 1990 per
avere Benedetti Renio in diverse occasioni ceduto dietro corrispettivo sostanza
stupefacente del tipo cocaina a Giovanni Oscar Gheza e Marzia Troletti che
provvedevano, a loro volta, alla successiva rivendita a terzi. In provincia di
Brescia dal giugno 2007 al marzo 2008; il delitto (capo 19 addebitato ad Alex
Carrara in concorso con Maurizio Nodari, Loretta Spagnoli, Mario Salvetti per i
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maggio 2007 al gennaio 2008; il delitto (capo 3 addebitato a Giovanni Oscar

quali si è proceduto separatamente) previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73,
comma 1, D.P.R. n. 309 del 1990 per avere Maurizio Nodari e Loretta Spagnoli in
ripetute occasioni, ceduto dietro corrispettivo quantitativi imprecisati di sostanza
stupefacente del tipo cocaina a Alex Carrara, destinati, a loro volta alla cessione
a terzi; In Piancogno (BS) dal dicembre 2007 al marzo 2008; il delitto (capo 22
addebitato ad Alex Carrara) previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73, comma 1,
D.P.R. n. 309 del 1990 per avere ceduto 10 grammi di sostanza stupefacente
del tipo hashish a Loretta Spagnoli. In Piancogno (BS) il 22 febbraio 2008; il

Maria Grazia Zenoni e Marco Zani per i quali si è proceduto separatamente)
previsto dagli artt. 81 cod. pen. e 73, comma 1, D.P.R. n. 309 del 1990 per
avere Renato Nodari e Gemma Moscardi, in diverse occasioni, ceduto dietro
corrispettivo quantitativi imprecisati di sostanza stupefacente del tipo cocaina a
Luca Ferri, Fabrizio Madeo (circa 30 grammi per volta), Dionisio Serini (dai 3 ai 5
grammi per volta), Dario Martinazzi, Maria Grazia Zenoni (circa 100 grammi per
volta) e Marco Zani (dai 3 ai 20 grammi per volta). Zenoni e Zani provvedevano,
a loro volta, alla successiva rivendita a terzi. In provincia di Brescia dal 19
dicembre 2007 al 31 gennaio 2008.

2. Per la cassazione dell’impugnata sentenza, Giovanni Oscar Gheza, Pier
Corrado Gheza, Mauro Silvio Guizzardi, Marzìa Troletti e Mauro Troletti, tramite il
comune difensore, Alex Carrara e Renato Franco Nodari, personalmente, affidano
il gravame ai seguenti motivi, qui enunciati, ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod.
proc. pen., nei limiti strettamente necessari per la motivazione.
2.1. Giovanni Oscar Gheza, Pier Corrado Gheza, Mauro Silvio Guizzardi,
Marzia Troletti e Mauro Troletti impugnano con il medesimo atto di gravame.
2.1.1. Giovanni Oscar Gheza e Marzia Troletti deducono, sotto plurimi profili,
violazione dell’articolo 606, comma 1, lettera e), cod. proc. pen. per erronea,
contraddittoria ed insufficiente motivazione in ordine all’assorbimento di tutti i
capi nel capo 12) dell’imputazione nonché per il mancato riconoscimento della
speciale attenuante di cui al quinto comma dell’articolo 73 legge stupefacente
per contraddittorietà della motivazione sul punto e inoltre per la mancanza e la
contraddittorietà della motivazione in ordine al mancato riconoscimento delle
attenuanti generiche ed al trattamento sanzionatorio eccessivamente severo.
Si assume come la principale doglianza verta sul fatto che il capo 12)
dell’imputazione sia assolutamente generico e non lasci alcuno spazio per
comprendere le condotte contestate e quindi per poter esercitare il diritto di
difesa dalle accuse mosse. Secondo i ricorrenti il giudice di primo grado, il cui
convincimento è stato avallato dalla Corte di appello, ha ritenuto fondato il capo
12) dell’imputazione, assorbente tutti gli altri reati, con la conseguenza che ha

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delitto (capo 25 addebitato a Renato Nodari in concorso con Gemma Moscardi,

incluso nella contestazione altre condotte di acquisto, per la successiva rivendita,
mai compiutamente descritte.
In buona sostanza, l’imputato (il riferimento nell’atto di gravame è relativo
al solo Giovanni Oscar Gheza) è stato ritenuto responsabile di altre condotte,
oltre a quelle descritte dai dati 1), 2), 3), 4) e 5) di imputazione e ciò ha
riverberato i propri effetti con riferimento alla commisurazione della pena, con
l’ulteriore sottolineatura che tutto ciò era stato già dedotto con i motivi d’appello
e la sentenza di secondo grado ha offerto una motivazione inadeguata per

Con specifico riferimento al capo 1) di imputazione, si evidenzia come l’unico
sequestro effettuato si sia verificato in capo al Corbelli, al quale è stato
sequestrato solo un grammo di sostanza stupefacente.
La sentenza impugnata sarebbe sprovvista di motivazione anche riguardo ai
rimanenti capi di imputazione non avendo superato le obiezioni mosse da difesa
con i motivi di appello ed avendo trascurato le spiegazioni assolutamente
verosimili fornite per interpretare i contenuti dei dialoghi.
Si sostiene che sarebbe stata dimostrata la sussistenza dell’azienda condotta
e gestita dal ricorrente, e la vendita di prodotti caseari, per cui non si può
tacciare di inverosimiglianza ciò che, viceversa, ha trovato una adeguata
spiegazione. Altro elemento di valutazione, contenuto in sentenza, che stride con
tutte le emergenze probatorie sarebbe quello relativo ai quantitativi, che
risulterebbero provati nell’ordine di qualche grammo, posto che i sequestri
operati a carico di coloro che avrebbero acquistato dal Giovanni Oscar Gheza
sono nell’ordine di 1-2 grammi.
Quanto al trattamento sanzionatorio, si osserva, con riferimento alla
posizione di Giovanni Oscar Gheza, come proprio la considerazione che l’unico
precedente contestato all’imputato sia risalente al lontano 1986 avrebbe dovuto
indurre il tribunale (e dunque la Corte d’appello) ad escludere la recidiva
contestata, che invece è stata ritenuta con una motivazione apparente.
Per le medesime considerazioni, a Giovanni Oscar Gheza dovevano essere
concesse le attenuanti generiche in presenza di una regolare condotta di vita
desunta dalla intrapresa attività lavorativa, con la conseguenza che l’unico
precedente non avrebbe dovuto incidere sulla concessione delle attenuanti
generiche e sulla commisurazione della pena.
In ordine a Marzia Troletti neppure si giustifica il diniego delle invocate
attenuanti generiche, né il trattamento sanzionatorio alla stessa riservato, posto
che gli aspetti oggettivi e soggettivi avrebbero dovuto indurre i Giudici del merito
a riservare alla ricorrente un trattamento meno severo.
Altresì immotivata è apparsa la conferma della sentenza di primo grado
relativamente alla mancata revoca della pena accessoria del ritiro della patente

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convalidare la valutazione del giudice di primo grado.

di guida per anni tre. Si osserva come l’applicazione della pena accessoria non si
giustifichi, soprattutto in considerazione della risalenza delle condotte in oggetto,
tenuto conto che la stessa risulta assolutamente imprescindibile per lo
svolgimento di regolare attività da parte del ricorrente. Immotivato sarebbe
stato anche il rigetto della richiesta di restituzione dei beni e delle somme di
denaro sequestrati in capo a Giovanni Oscar Gheza, Marzia Troletti e Pier
Corrado Guizzardi avendo la difesa dato ampia prova della legittima provenienza
delle cose vincolate.

deducono, con il medesimo atto di gravame e sotto i rispettivi profili, la
violazione dell’articolo 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. per la mancanza,
la contraddittorietà e la manifesta illogicità della motivazione con riferimento ai
capi 2-6-10.
Si assume che, a fronte del materiale probatorio utilizzato e richiamato in
sentenza, tutte le intercettazioni escludono che determinati rapporti si siano
perfezionati, anche sul mero piano dell’accordo, trattandosi di conversazioni per
lo più criptiche e tali da non consentire una inequivocabile interpretazione in
malam partem.
Quanto a Pier Corrado Gheza, le telefonate riportate non consentono di
pervenire all’affermazione di responsabilità.
Quanto alla posizione di Mauro Troletti, dalla stessa sentenza emerge che
l’acquisto era stato eseguito per il personale consumo della droga da parte del
ricorrente e della sorella.
Quanto alla posizione di Mauro Silvio Guizzardi, risulta comprovato agli atti
che il ricorrente acquistava per il proprio uso personale.
2.2. Renato Franco Nodari deduce l’inosservanza di norme processuali
stabilite a pena di inutilizzabilità con riferimento agli articoli 267, comma 1, e
271 cod. proc. pen. (articolo 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.). Assume
che la Corte territoriale ha ritenuto il decreto autorizzativo delle intercettazioni
ampiamente motivato anche in relazione alla posizione del ricorrente, posto che
la motivazione fornita riguardava la complessiva attività di spaccio della quale
era parte attiva anche il Nodari. Sennonché la motivazione, se adeguata rispetto
alle altre persone interessate, deve ritenersi apodittica circa la posizione del
ricorrente, scollegata dalle condotte attribuibili agli altri imputati (primo motivo).
Denuncia inoltre la mancanza, la contraddittorietà o la manifesta illogicità
della motivazione (articolo 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.) con
riferimento alla valutazione del contenuto delle intercettazioni telefoniche
(secondo motivo).
Lamenta poi l’inosservanza o l’erronea applicazione della legge penale
(articolo 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.) con riferimento all’omessa
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2.1.2. Mauro Silvio Guizzardi, Pier Corrado Gheza e Mauro Troletti

concessione dell’attenuante di cui al quinto comma dell’articolo 73 d.p.r. n. 309
del 1990 e, comunque, la mancanza o la contraddittorietà o manifesta illogicità
della motivazione (articolo 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.) con
riferimento a tale circostanza (terzo motivo).
Si duole inoltre della mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della
motivazione (articolo 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.) con riferimento alla
mancata concessione delle attenuanti generiche (quarto motivo).
Deduce ancora la mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della

sanzione ex art. 85 d.p.r. n. 309 del 1990, assumendo che, quanto all’an, la
sanzione accessoria pare non essere applicabile sulla base di un mero
automatismo, a differenza di quanto previsto dall’articolo 186 del codice della
strada ed è prevista unicamente a fini specialpreventivi, laddove i fatti contestati
non erano recenti e, dal momento dell’arresto, il ricorrente ha sempre osservato
una condotta improntata al rispetto della legalità.
In ordine poi al quantum del periodo di sospensione irrogato, osserva che la
decisione non indica in alcun modo le ragioni sottese alla scelta di applicare la
sanzione massima prevista dalla disposizione normativa (quinto motivo).
Deduce infine l’inosservanza o l’erronea applicazione della legge penale
(articolo 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.) con riferimento al vincolo
imposto sull’autovettura e sugli assegni sequestrati il 3 ottobre 2011 (sesto
motivo).
2.3. Alex Carrara deduce la nullità della notifica dell’estratto contumaciale
(articolo 606, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.) osservando che egli aveva
proposto appello tramite l’avvocato Benedetto Bonomo presso il quale eleggeva
domicilio. Tuttavia la sentenza veniva notificata al precedente difensore e il
ricorrente ha appreso la notizia soltanto all’inizio del mese di novembre e
pertanto ha attivato l’impugnazione solo quando è venuto a conoscenza della
notifica dell’estratto, conseguendo da ciò la nullità della notifica della sentenza
(primo motivo).
Lamenta inoltre l’inosservanza della legge penale (articolo 606, comma 1,
lett. b) cod. proc. pen.), l’illogicità e il difetto della motivazione (articolo 606,
comma 1, lett. e) cod. proc. pen.) in ordine all’utilizzo delle intercettazioni
telefoniche e ambientali. Rileva, in primo luogo, come le intercettazioni
ambientali poste a fondamento della presunta colpevolezza del ricorrente siano
state eseguite in un luogo di privata dimora con conseguente illegittima
intrusione nella sfera individuale di soggetti intercettati non prevista dalla legge
né contemplata dalle norme costituzionali (secondo motivo).
Deduce ancora l’inosservanza della legge penale (articolo 606, comma 1,
lett. b) cod. proc. pen.), l’illogicità e il difetto della motivazione (articolo 606,
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motivazione (articolo 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.) con riferimento alla

comma 1, lett. e) cod. proc. pen.) in ordine all’applicazione del d.p.r. n. 309 del
1990 in relazione alla sostanza stupefacente, osservando che alcuna sostanza è
stata rinvenuta o sequestrata e che dunque manca la prova della natura
stupefacente della sostanza la cui illegittima detenzione è stata contestata al
ricorrente (terzo motivo).
Denuncia poi l’inosservanza e l’erronea applicazione della legge penale
(articolo 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.) con riferimento al d.p.r. n. 171
del 1993 sul rilievo della mancanza della finalità di spaccio, essendo la

Lamenta infine la violazione del diritto di difesa in relazione al rigetto della
richiesta di rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale (articolo 606, comma 1,
lett. c) cod. proc. pen.) e all’omessa motivazione in relazione al mancato
esercizio di poteri integrativi di cui all’articolo 507 cod. proc. pen., deducendo di
aver chiesto l’analisi del capello, la quale avrebbe dimostrato lo stato di
dipendenza del ricorrente dalla droga e tale prova, da ritenersi decisiva, non è
stata ammessa, in violazione di legge, dai giudici del merito (quinto motivo).

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. I ricorsi di Giovanni Oscar Gheza e Marzia Troletti sono infondati.

2. Correttamente la Corte di appello ha ritenuto assorbiti i reati di cui ai
capi 1), 2), 3), 4) e 5) dell’imputazione nell’unica contestazione di cui al capo
d’accusa n. 12) sul condivisibile rilievo secondo il quale è risultata provata una
sorta di ininterrotto e quasi quotidiano rifornimento di stupefacente presso Renio
Benedetti da parte di Giovanni Oscar Gheza, coadiuvato dalla Troletti
materialmente partecipe degli acquisti effettuati dal convivente Gheza siccome
direttamente in essi coinvolta, per la successiva rivendita.
Le intercettazioni, secondo la

ratio deddendi della sentenza impugnata,

hanno dimostrato come il Benedetti disponesse in via continuativa di 30/40
grammi di stupefacente da smerciare tanto che la sua attività di spaccio culminò
con l’arresto del 23 marzo 2008 quando il Benedetti fu trovato in possesso di 6
kg di cocaina trasportata in un camper unitamente a Patrizia Mor. Nel novembre
2007, Il Benedetti fu visto poi consegnare, tramite Maurizio Nodari e Loretta
Spagnoli, circa 150.000 euro, senza causa, ad un trasportatore estero nonché
consegnare a tale Chiarolini 200 grammi di cocaina, fatto per il quale anche
questi venne tratto in arresto.
La Corte d’appello ha dato atto che, parallelamente a questi incontri,
Benedetti ne teneva di simili con Giovanni Oscar Gheza proprio nel corso della
parallela attività di spaccio svolta da costui nel medesimo lasso temporale,

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detenzione esclusivamente finalizzata al personale consumo (quarto motivo).

sicché, correttamente, i Giudici del merito hanno tratto il logico convincimento
circa il fatto che alcun dubbio potesse sussistere in ordine alla natura degli
incontri intercorsi fra il ricorrente ed il Benedetti, incontri che sono stati
monitorati attraverso le intercettazioni e i servizi di osservazione, sicché
elementi concreti, acquisiti agli atti, quali la frequenza dei contatti, l’evidente
presenza di sottintesi quanto alle ragioni degli incontri stessi, i continui richiami
privi di specificazione a sempre nuovi abboccamenti, anche più volte nello stesso
giorno presso nei pressi di pubblici esercizi, l’allusione generica ai luoghi degli

tortuosi e tenendo condotte di guida circospette hanno indotto logicamente a
ritenere, anche nella conclamata assenza da parte degli imputati di ipotesi
alternative valide, che fosse univoca l’interpretazione delle intercettazioni nel
senso che gli interlocutori prendessero accordi per effettuare all’atto dell’incontro
consegne di sostanza stupefacente dal Benedetti al Gheza.
Di tale solido convincimento, adeguatamente e logicamente motivato e
pertanto insuscettibile di sindacato di legittimità, i Giudici del merito hanno dato
atto nelle sentenze di primo e di secondo grado riportando il contenuto delle
intercettazioni e gli elementi di prova a conforto di essi, desunti anche e proprio
dai reati specificamente contestati ai capi 1), 2), 3), 4) e 5) dell’imputazione.
Al cospetto di tali incessanti attività delittuose, così logicamente ricostruite,
la doglianza circa l’assorbimento delle condotte contestate ai capi 1), 2), 3), 4) e
5) dell’imputazione con quella di cui al capo 12) è destituita di qualsiasi
fondamento, dovendosi considerare che, in presenza di una attività continuativa
di traffico di sostanze stupefacenti protrattasi per un congruo periodo di tempo
con cessioni periodiche e monitorata attraverso servizi di intercettazione di
conversazioni il cui contenuto sia ritenuto, come nella specie, univoco circa
l’attività di spaccio, può legittimamente ritenersi raggiunta la prova della
complessiva e continuata attività criminosa quando siano dimostrate alcune
singole cessioni, collegate probatoriamente a quelle contestate, come quando si
acquista allo scopo di cedere, senza necessità di dover riscontrare tutti i singoli
episodi di rifornimento e di successiva cessione, soprattutto al cospetto di fatti
della stessa natura e tra loro avvinti da continuità cronologica ed intercorsi tra le
medesime persone, posto che la collocazione nel tempo e nello spazio degli
episodi criminosi contestati attraverso il ricorso ad elementi conosciuti e
contestati all’imputato, rispetto ai quali questi si sia potuto ampiamente
difendere, consente all’imputato stesso di conoscere i profili fondamentali del
“fatto” che gli viene addebitato, senza che possa ritenersi sussistente una lesione
del diritto di difesa.
Nel caso di specie, con accertamento di merito adeguatamente e
logicamente motivato è stato ritenuto che, nel periodo dal maggio 2007 al marzo
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incontri, il raggiungimento della destinazione concordata seguendo tragitti

2008, Giovanni Oscar Gheza, in concorso con Marzia Troletti, si fosse
ininterrottamente rifornito, durante gli incontri monitorati attraverso le
intercettazioni telefoniche ed i servizi di osservazione, di droga dal Benedetti
per la successiva rivendita a soggetti terzi, di cui alcuni identificati (capi d’accusa
da 1 a 5, i cui fatti sono stati specificamente contestati dal maggio 2007 al
gennaio 2008 e in tre casi in date precisamente individuate nel 3 novembre
2007, capi 3 e 4, e 7 agosto 2007, capo 5) ed altri non identificati (con
riferimento al periodo temporale dal giugno 2007 al marzo 2008), con la

assorbite nel capo 12 che ricomprende l’attività criminosa protrattasi sino a
marzo 2008, data dell’arresto del Benedetti stesso, periodo non interamente
ricompreso nelle precedenti contestazioni e cronologicamente successivo, senza
soluzione di continuità, ad esse.
2.1. Le successive doglianze manifeste dai ricorrenti (Giovanni Oscar Gheza
e Marzia Troletti) devono ritenersi in parte generiche ed in parte inammissibili in
quanto i ricorsi hanno del tutto ignorato la

ratio decidendi della sentenza

impugnata sui punti devoluti alla Corte territoriale e si sono limitati a riportare,
con lo stesso contenuto grafico e letterale, l’atto di appello (pag. 6 del ricorso in
relazione a pag. 6 e 7 dell’appello; pag. 7 del ricorso in relazione a pag. 11
dell’appello; pag. 8 del ricorso in relazione a pagg.11 e 13 dell’appello).
La Corte del merito, sul capo d’accusa n.1 (pag. 18 ss. della sentenza
impugnata) ha ampiamente affrontato le doglianze sollevate con i motivi di
impugnazione, pervenendo a ritenere ampiamente provata la contestazione ed
inattendibile la tesi difensiva secondo la quale le conversazioni intercettate
avessero ad oggetto i prodotti caseari dell’azienda agricola e non invece la
cessione delle sostanze stupefacenti; ha escluso che le condotte potessero
essere ricondotte a fatti di lieve entità tenuto conto del contenuto delle
intercettazione e anche, tra l’altro, che la cessione di droga di cui al n. 5 del capo
d’accusa (30 grammi di cocaina) fosse del tutto incompatibile con la reclamata
ipotesi lieve (pag. 30 ss sentenza impugnata); ha esclusi la recidiva nei
confronti del ricorrente, accogliendo parzialmente il motivo (pag. 38 sentenza
impugnata); ha ritenuto non fondata la richiesta di concessione delle attenuanti
generiche per entrambi i ricorrenti sul rilievo che la loro concessione richiedesse
la presenza di elementi positivi del tutto non sussistenti nella specie (pag. 39
sentenza impugnata) in considerazione della massiva attività di spaccio del
Gheza e la completa assenza di resipiscenza nonché l’evidente intraneità della
Troletti nelle attività del primo; ha escluso l’illegittimità della revoca della
patente di guida per essere stato ampiamente dimostrato che la guida di veicoli
ha costituito lo strumento necessario per l’attività massiva di spaccio durata per
lungo nel tempo (pag. 41 sentenza impugnata); ha puntualmente motivato su
11

conseguenza che le condotte contestate sino al gennaio 2008 sono state ritenute

sequestro delle cose vincolate al punto si aver disposto il dissequestro e la
restituzione di oggetti anche di valore (41 ss. sentenza impugnata).
Al cospetto di tali puntuali e ampie motivazioni sui punti controversi, i
ricorsi, ignorando completamente l’iter logico giuridico seguito dai giudici
d’appello si sono limitati a trascrivere le ragioni della precedente impugnazione
senza porsi minimamente il problema di dover criticare la decisione impugnata
indicando le specifiche ragioni della doglianza onde consentire la verifica di
legittimità.

inammissibile il ricorso per cassazione fondato sugli stessi motivi proposti con
l’appello e motivatamente respinti in secondo grado, sia per l’insindacabilità delle
valutazioni di merito adeguatamente e logicamente motivate, sia per la
genericità delle doglianze che, così prospettate, solo apparentemente denunciano
un errore logico o giuridico determinato (Sez. 3, n. 44882 del 18/07/2014,
Cariolo ed altri, Rv. 260608).
2.2. Quanto invece al motivo proposto (pag. 7 del ricorso) con riferimento ai
capi d’accusa da n. 2 a n. 5, lo stesso deve ritenersi inammissibile per assoluta
genericità avendo i ricorrenti, senza prendere posizione sui punti specifici della
motivazione censurata, apoditticamente affermato l’esistenza di vizi
motivazionali per il presunto mancato superamento delle obiezioni mosse con i
motivi di appello.
Consegue il rigetto dei ricorsi proposti da Giovanni Oscar Gheza e Marzia
Troletti che vanno perciò condannati al pagamento delle spese processuali.
2.3. Quanto ai ricorsi proposti da Mauro Silvio Guizzardi, Pier Corrado Gheza
e Mauro Troletti essi sono infondati nella parte in cui deducono l’insistenza dei
profili di responsabilità e/o la detenzione dello stupefacente per l’uso personale,
trattandosi di motivi nuovi non sollevati con i motivi di appello (pag. 12 e 13 atto
di appello in parte qua) o comunque solo accennati e quindi genericamente
sollevati, con la conseguenza che non possono essere scrutinati in sede di
legittimità in presenza di una causa d’inammissibilità originaria.
Per il resto i ricorsi vanno accolti per quanto di ragione.
La Corte d’appello ha infatti ritenuto l’ipotesi lieve (quinto comma dell’art. 73
legge stup.) per Pier Corrado Gheza e ad analogo approdo era pervenuto il
tribunale nei confronti di Mauro Silvio Guizzardi e Mauro Troletti.
Va quindi considerato che il quinto comma dell’art. 73 legge stup., all’esito
dell’intervento normativo inaugurato con il decreto legge 23 dicembre 2013 n.
146, conv. in legge 21 febbraio 2014, n. 10, è stato ristrutturato prevedendosi
una fattispecie costituente titolo autonomo di reato, e non più circostanza
attenuante del reato base di cui all’art. 73, comma 1, legge stup., punita, con la
nuova incriminazione e senza distinguere tra droghe pesanti e droghe leggere,
12

Sul punto, questa Corte ha già affermato e deve ribadire come sia

con una pena edittale da uno a cinque anni di reclusione e da euro 3.000,00 ad
euro 26.000,00 di multa.
La strategia diretta a non distinguere tra droghe pesanti e droghe leggere,
ai fini della sanzione applicabile ai fatti di lieve entità, è stata ribadita
dall’ulteriore intervento normativo introdotto con la legge 16 maggio 2014, n. 79
di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 2014, n.
36 che, da un lato, ha confermato la struttura della fattispecie concepita come
titolo autonomo di reato e, dall’altro, ha ulteriormente modificato il profilo

32 del 2014 della Corte costituzionale, alle sanzioni edittali previste ante legem
n. 49 del 2006 per i fatti di lieve entità relativi alla droghe leggere (ma anche per
le pesanti) fissando la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni e della
multa da euro 1.032,00 a euro 10.329,00 (art. 1, comma 24-quater, lett. a).
Alla stregua dello ius superveniens, è maturata dunque la prescrizione
limitatamente ai fatti commessi fino al 2 giugno 2007 da Mauro Silvio Guizzardi e
Pier Corrado Gheza sicché la sentenza impugnata va annullata senza rinvio
perché il reato è estinto per prescrizione e con rinvio ad altra sezione della Corte
di appello di Brescia, limitatamente al trattamento sanzionatorio nei confronti dei
suddetti ricorrenti per la residua parte dell’imputazione e nei confronti di Mauro
Troletti.
Il Giudice di rinvio valuterà, con accertamento di merito precluso in sede di
legittimità, la misura della pena da irrogare sulla base dell’applicazione della
causa estintiva (per Mauro Silvio Guizzardi e Pier Corrado Gheza) e, per tutti i
ricorrenti, sulla base della nuova normativa in conseguenza della modifica dei
minimi e massimi edittali e della natura autonoma e non più circostanziale della
fattispecie incriminatrice.
I ricorsi vanno rigettati nel resto.

3. Il primo ed il secondo motivo di gravame del Nodari ed il secondo motivo
del Carrara tesi ad evidenziare l’illegittimità delle disposte intercettazioni
telefoniche vanno esaminati congiuntamente in quanto tra loro connessi.
Essi sono manifestamente infondati.
Il Nodari è stato indicato nel decreto autorizzativo delle intercettazioni come
cointeressato all’attività di spaccio (pag. 51 della sentenza impugnata), con la
conseguenza che è stato osservato il criterio del collegamento tra il reato da
accertare e soggetto nei cui confronti è stata eseguita l’intercettazione dovendosi
considerare che — in tema di presupposti sulla cui base può essere adottato il
provvedimento autorizzatorio delle intercettazioni, benché l’articolo 267, comma
1, del cod. proc. pen. individui, tra questi, quello dei “gravi indizi di reato £ ( o
dei “sufficienti indizi”, allorché si verta in ipotesi di reati di criminalità
13

sanzionatorio riportandolo, operazione peraltro già conseguita con la sentenza n.

organizzata: articolo 13 del decreto legge 13 maggio 1991 n. 152, convertito
dalla legge 12 luglio 1991 n. 203 ) – è escluso che a quel presupposto possa
essere attribuito un connotato di tipo “probatorio” in chiave di prognosi, seppure
indiziaria, di colpevolezza, necessitando solo l’esistenza (in chiave altamente
probabilistica; o, nel caso dei reati di criminalità organizzata, nel più ristretto
ambito della sufficienza indiziaria) di un “fatto storico” integrante una
determinata ipotesi di reato, il cui accertamento imponga l’adozione del mezzo di
ricerca della prova, da circoscrivere di particolari garanzie in ragione della

della Costituzione. Da ciò deriva che il legislatore, mirando a prevenire qualsiasi
uso non necessario di uno strumento tanto insidioso per la sfera della libertà e
segretezza delle comunicazioni, espressamente prescrive soltanto un controllo
penetrante circa l’esistenza delle esigenze investigative e la finalizzazione delle
intercettazioni al relativo soddisfacimento; senza, quindi, alcun riferimento alla
delibazione, nel merito, di una ipotesi accusatoria, che può ancora non avere
trovato una sua consistenza. In una tale prospettiva, la motivazione del decreto
non deve esprimere una valutazione sulla fondatezza dell’accusa, ma solo un
vaglio di effettiva serietà del progetto investigativo (Sez. 5, n. 41131 del
08/10/2003, Liscai, Rv. 227053 ), conseguendone che la principale funzione di
garanzia della motivazione del decreto risiede nell’individuazione della specifica
vicenda criminosa cui l’autorizzazione stessa si riferisce, in modo da prevenire il
rischio di autorizzazione in bianco e di impedire altresì che l’intercettazione da
mezzo di ricerca della prova si trasformi in mezzo per la ricerca della notizia di
reato.
Alla stregua dei richiamati principi, la sentenza impugnata ha dato atto della
specifica e completa motivazione dei decreti autorizzativi, laddove la
prospettazione del Carrara, oltre ad essere nuova perché non proposta con i
motivi di appello quanto all’esecuzione di intercettazioni ambientali, non è affatto
contestualizzata con atti del processo specificamente indicati o con una qualsiasi
parte del testo della sentenza impugnata, con la conseguenza che il ricorso in
parte qua difetta del tutto di autosufficienza.
Circa la lettura di talune intercettazioni, come sviluppate nel secondo motivo
del ricorso Nodari, va infine osservato come sia precluso in sede di controllo di
legittimità chiedere alla Corte di cassazione di procedere ad una rilettura delle
prove che costituisce caratteristica peculiare, propria ed esclusiva, fuori dai casi
di manifesta illogicità della motivazione nella specie non sussistenti, del giudizio
di merito.

4. Il terzo motivo del ricorso Nodari è infondato.

14

peculiare invasività del mezzo rispetto all’area dei valori presidiati dall’articolo 15

La Corte territoriale ha escluso che i fatti dì spaccio accertati fossero
sussumibili nell’ipotesi lieve del quinto comma dell’art. 73 legge stup., sul rilievo
che le conversazioni intercettate, con i precisi riferimenti numerici alla droga da
cedere ed alle somme da consegnare a titolo di corrispettivo, dimostrassero
l’esistenza di negozi illeciti per quantitativi di sostanze stupefacenti tali da
impedire di ricondurre il fatto nell’ambito del quinto comma.
La Corte d’appello, quindi, non ha escluso l’ipotesi lieve, come erroneamente
assume il ricorrente rifacendosi alla

ratto decidendi

del tribunale, in

presupposto che l’imputato avesse posto in essere una pluralità di condotte di
cessione della droga reiterate nel tempo ma sulla base di circostanze specifiche
riferite alle modalità dell’azione e al quantitativo oggetto della cessione che
impediscono di sussumere il fatto nel perimetro tracciato dal reclamato quinto
comma dell’art. 73 legge stup.

5. Allo stesso modo è infondato il quarto motivo del ricorso Nodari avendo la
Corte territoriale adeguatamente motivato il diniego della concessione delle
attenuanti generiche sulla base della massività della condotta, dell’assenza di
resipiscenza, dell’assenza di qualsiasi elemento di premialità nella sua condotta o
comunque nella sua vita anche anteatta o successiva che potesse essere
considerato a tale proposito, dovendosi ricordare che, nel motivare il diniego
della concessione delle attenuanti generiche, non è necessario che il giudice
prenda in considerazione tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle
parti o rilevabili dagli atti, ma è sufficiente che egli faccia riferimento a quelli
ritenuti decisivi o comunque rilevanti, rimanendo tutti gli altri disattesi o superati
da tale valutazione (Sez. 3, n. 28535 del 19/03/2014, Lule, Rv. 259899).

6. Il quinto motivo, col quale si deduce il vizio di motivazione in ordine
all’applicazione della pena accessoria della sospensione della patente di guida per
anni tre, è inammissibile perché aspecifico.
Questa Corte ha già affermato il principio, al quale occorre dare continuità,
in base al quale, in materia di stupefacenti, la pena accessoria del ritiro della
patente di guida (art. 85, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309) ha natura facoltativa e
non obbligatoria, con la conseguenza che la sua irrogazione, in quanto
discrezionale, richiede una specifica motivazione da parte del giudice (Sez. 3, n.
16285 del 18/12/2008, dep. 17/04/2009, De Lisi, Rv. 243398).
Nel caso di specie, la Corte bresciana ha affermato che il possesso della
patente di guida si è rivelato strumento essenziale per la gestione dell’impresa
criminale da parte del Nodari, senza che su tale rilevante aspetto, sebbene

15

considerazione della continuità del rapporto illecito ossia in base al fatto del mero

sinteticamente motivato, il ricorrente stesso abbia preso specifica posizione
contestandone il fondamento.
Neppure può ritenersi errata la determinazione della pena accessoria
comminata nel massimo di tre anni secondo la previsione dell’art. 85, d.P.R. 9
ottobre 1990, n. 309 perché la durata delle pene accessorie temporanee, come
nella specie, fissata dalla legge solo nel massimo, per il principio dell’uniformità
temporale tra pena accessoria e pena principale previsto dall’art. 37 cod. pen., è
eguale a quella della pena principale inflitta nel senso che va ragguagliata al

edittale previsto per le sanzioni accessorie, approdo ermeneutico recentemente
convalidato da questa Corte, nella sua più autorevole composizione, che ha
affermato il principio di diritto secondo il quale sono riconducibili al novero delle
pene accessorie non espressamente determinate dalla legge quelle per le quali
sia previsto un minimo e un massimo edittale ovvero uno soltanto dei suddetti
limiti, ragione per la quale la loro durata deve essere dal giudice uniformata, ai
sensi dell’art. 37 cod. pen., a quella della pena principale inflitta (Sez. U, n. 6240
del 27/11/2014, dep. 12/02/2015, Basile Rv. 262328).
Nel caso, come nella specie, di pluralità di reati – unificati dal vincolo della
continuazione — va riaffermato il principio di diritto secondo il quale la durata
della pena accessoria secondo il criterio fissato dall’art. 37 cod. pen. va
determinata con riferimento alla pena principale inflitta per la violazione più
grave, con l’eccezione dell’ipotesi, nella specie sussistente, di continuazione fra
reati omogenei, nella quale l’identità dei reati unificati comporta
necessariamente la applicazione di una pena accessoria per ciascuno di essi, di
modo che la durata complessiva va commisurata all’intera pena principale inflitta
con la condanna, ivi compreso l’aumento per la continuazione (Sez. 3, n. 29746
del 05/06/2014, B., Rv. 261512), fermo restando il rispetto del limite edittale
massimo previsto per le specifica sanzione accessoria da applicare.
Avendo la Corte territoriale complessivamente applicato al Nodari la pena di
anni quattro e mesi sei di reclusione e € 20.000 di multa in tema di pluralità di
reati omogenei unificati dal vincolo della continuazione, la sospensione della
patente di guida per anni tre in base all’art. 85, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
deve ritenersi perfettamente legittima e sottratta, per le ragioni in precedenza
indicate, da uno specifico obbligo di motivazione in proposito.

7. E’ invece fondato il sesto motivo di gravame in merito alla confisca
dell’autovettura e agli assegni confiscati.
Questa Corte ha affermato che la confisca facoltativa di cui all’art. 240,
comma primo, cod. pen. è legittima quando sia dimostrata la relazione di
asservimento tra cosa e reato, nel senso che la prima deve essere
16

periodo di durata della pena principale, purché non oltre i limiti del massimo

oggettivamente collegata al secondo non da un rapporto di mera occasionalità,
ma da uno stretto nesso strumentale, il quale riveli effettivamente la probabilità
del ripetersi di un’attività punibile. Nel caso perciò di autovettura usata per il
trasporto di sostanza stupefacente destinata allo spaccio non è sufficiente,
pertanto, il semplice impiego di tale uso, ma è necessario un collegamento
stabile con l’attività criminosa, che esprima con essa un rapporto funzionale
(Sez. 6, n. 24756 del 01/03/2007, Muro Martinez Losa, Rv. 236973) evincibile,
ad esempio, da modifiche strutturali apportate al veicolo o, comunque, dal

13176 del 29/03/2012, Hannr El Hank, Rv. 252591).
La sentenza impugnata non dà conto di ciò e, quanto agli assegni confiscati,
ritiene in maniera apodittica che essi costituiscano provento dell’attività
delittuosa ma disponendone in sostanza la confisca, come fondatamente lamenta
il ricorrente, in ragione del fatto che il Nodari non ne abbia giustificato il
possesso, invertendo inammissibilmente l’onere della prova, perché, non
essendo il sequestro stato disposto e la confisca comminata ai sensi sell’art. 12
sexies

d.l. 08/06/1992 n. 306 conv. in legge 07/08/1992 n. 356, la misura

ablativa può essere applicata solo quando ricorrono le condizioni generali
previste dall’art. 240 cod. pen. per la confisca del profitto del reato, con la
conseguenza che deve essere accertato il nesso eziologico tra il reato ed i beni
oggetto della misura di sicurezza reale in quanto è necessaria la sussistenza del
nesso di pertinenzialità tra cosa e reato previsto dall’art. 240 cod. pen. e il
giudice è tenuto a motivare le ragioni per le quali è possibile disporre la confisca
di specifici beni che servirono o furono destinati a commettere il reato (i c.d.
mezzi di esecuzione del reato) e/o delle cose che ne sono il prodotto o il profitto.
La sentenza va pertanto annulla in parte qua con rinvio per nuovo esame sul
punto.

8. Quanto al ricorso presentato da Alex Carrara, il primo motivo di gravame
è manifestamente infondato risultando dal testo del ricorso come l’interposta e
tempestiva impugnazione abbia comunque sanato l’eventuale difetto di notifica
dell’estratto contumaciale della sentenza.

9. Il terzo motivo è infondato.
Con esso il ricorrente obietta che manca nei suoi confronti la prova della
detenzione per fini di spaccio di sostanze stupefacenti per la fondamentale
ragione che non è stata sequestrata alcuna sostanza e di conseguenza alcun
accertamento sulla natura tossica o meno su di essa è stata eseguita.
A prescindere dal fatto che nell’atto di appello (pag. 2) si riferisce di una
perquisizione domiciliare sfociata nel sequestro di sostanza stupefacente il cui
17

costante inserimento di esso nell’organizzazione esecutiva del reato (Sez. 6, n.

possesso il ricorrente avrebbe giustificato sul presupposto di detenerla per il suo
personale consumo, va osservato che, per stabilire l’effettiva natura
stupefacente di una sostanza non è necessario che sia stato eseguito il sequestro
della droga in relazione al singolo episodio contestato, essendo del tutto
sufficienti altri mezzi di prova, quali le dichiarazioni testimoniali, gli accertamenti
di polizia o anche soltanto l’accertamento sul tipo di sostanza commerciata che
sia stato inequivocabilmente desunto, come nella specie, principalmente in base
alle intercettazioni telefoniche.

di stupefacenti, il giudice non ha alcun dovere di procedere a perizia o ad
accertamento tecnico per stabilire la qualità e la quantità del principio attivo di
una sostanza drogante, in quanto egli può attingere tale conoscenza anche da
altre fonti di prova acquisite agli atti (Sez. 4, n. 22238 del 29/01/2014, Feola ed
altri, Rv. 259157).

10. Anche il quarto motivo, contraddittorio rispetto al precedente e del tutto
incompatibile con esso, ed il quinto motivo sono infondati.
Si sostiene che la sentenza difetti di motivazione per aver omesso di
considerare che la sostanza stupefacente fosse detenuta per fini esclusivamente
personali.
Sul punto, la Corte territoriale ha enunciato il tenore testuale di alcune
conversazioni del tutto inequivoche circa il fatto che il ricorrente detenesse la
sostanza stupefacente per spacciarla e trarne illecito guadagno.
Istruttiva a tal proposito è l’intercettazione ambientale del 22 febbraio 2008
quando, trovandosi con i complici ad eseguire conteggi, il ricorrente, come si
evince dal testo della sentenza impugnata, ha consegnato a Loretta Spagnoli
qualcosa spiegando che è per sdebitarsi nei confronti della coppia e precisando ai
suoi interlocutori che egli acquistava lo stupefacente a quattro e lo vendeva a
cinque (“la pago a quattro e la vendo a cinque”),

offrendosi di procurarne

ancora.
Da ciò la Corte territoriale ha tratto solido argomento per ritenere
pretestuosa l’eccezione della detenzione della droga per il consumo personale.
Ne consegue come fosse del tutto irrilevante disporre la rinnovazione
dell’istruttoria dibattimentale per stabilire se il ricorrente fosse o meno anche
consumatore si sostanza stupefacente (quinto motivo), in presenza di prove
univoche circa la conclamata attività di spaccio delle sostanze stuprfacenti
detenute.
Sotto tale ultimo profilo, la sentenza impugnata non merita perciò la censura
che le viene mossa con il motivo di gravame.

18

Peraltro, la giurisprudenza di questa Corte è ferma nel ritenere che, in tema

11. Tuttavia, la Corte territoriale, in parziale accoglimento dell’appello, ha
ritenuto i fatti contestati al Carrara sussurnibili nell’ambito del quinto comma
dell’art. 73 legge stup., con la conseguenza che, alla stregua dello

ius

superveniens, la sentenza impugnata (per le stesse ragioni già enunciate sub
2.3. del considerato in diritto quanto alle posizioni di Mauro Silvio Guizzardi, Pier
Corrado Gheza e Mauro Troletti) va dunque annullata con rinvio ad altra sezione
della Corte di appello di Brescia, limitatamente al trattamento sanzionatorio.
Il Giudice di rinvio parimenti valuterà, con accertamento di merito precluso in

nuova normativa in conseguenza della modifica dei minimi e massimi edittali e
della natura autonoma e non più circostanziale della fattispecie incriminatrice.
Il ricorso di Alex Carrara va conseguentemente rigettato nel resto.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per
prescrizione, limitatamente ai fatti commessi fino al 2 giugno 2007 da Guizzardi
Mauro Silvio e Gheza Pier Corrado e rinvia limitatamente al trattamento
sanzionatorio ad altra sezione della Corte di appello di Brescia. Rigetta nel resto i
rispettivi ricorsi.
Annulla la sentenza impugnata nei confronti di Troletti Mauro e Carrara Alex
limitatamente al trattamento sanzionatorio e rinvia ad altra sezione della Corte di
appello di Brescia per la determinazione pena. Rigetta nel resto i rispettivi
ricorsi.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente alle statuizioni sulla confisca
dell’autovettura e degli assegni sequestrati a Nodari Renato Franco e rinvia ad
altra sezione della Corte di appello di Brescia. Rigetta nel resto il ricorso.
Rigetta i ricorsi di Gheza Giovanni Oscar e Troletti Marzia che condanna al
pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 02/12/2014

sede di legittimità, la misura della pena da irrogare al ricorrente sulla base della

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