Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1493 del 29/11/2012


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 1493 Anno 2013
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: ROMBOLA’ MARCELLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
1) MAZZOTTA CARMINE N. IL 14/08/1973
avverso la sentenza n. 1976/2008 CORTE APPELLO di LECCE, del
30/09/2011
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 29/11/2012 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MARCELLO ROMBOLA’
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. CIA:1,21A
che ha concluso per
et9tr.AZ ad2.

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

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Data Udienza: 29/11/2012

Con sentenza 27/5/08 il Tribunale di Lecce condannava Mazzotta Carmine, imputato di plurime
violazioni della misura della sorveglianza speciale della PS con obbligo di soggiorno in Lecce,
per essersi associato a pregiudicati in Merine di Lizzanello il 7/2/07 alle 18,02 (Micelli Cristian e
De Giorgi Carmine) e il 21/2/07 alle 11,20 (Micelli Cristian), in orari quindi diversi o coincidenti
rispetto a quelli in cui era autorizzato ad allontanarsi da Lecce per recarsi nella detta località di
Merine esclusivamente per motivi di lavoro, alla pena di anni 1 di reclusione limitatamente alla
violazione territoriale e oraria del 7/2/07. Assolveva l’imputato dalle restanti imputazioni (di
violazione territoriale e oraria del 21/2/07 e di associazione, in entrambi gli episodi, a persone
pregiudicate). Con sentenza 30/9/11 la Corte di Appello di Lecce, in riforma della sentenza di
primo grado appellata dal Pm e dall’imputato, condannava il Mazzotta ad un anno di reclusione
per entrambi gli episodi in ordine al divieto di associarsi a pregiudicati e lo assolveva, perché il
fatto non sussiste, dalla violazione territoriale e oraria del 7/2/07.
Ricorreva per cassazione la difesa, deducendo vizio di motivazione laddove la Corte di Appello
aveva ribaltato il giudizio di primo grado, affermando la penale responsabilità del Mazzotta per
i due episodi di associazione che riguardavano due soggetti con un modesto precedente penale
ciascuno, che non era necessariamente conosciuto dal prevenuto (che non ne aveva l’onere e
che veniva a conoscenza anche della prima infrazione con unico atto successivo). Chiedeva
l’annullamento della sentenza impugnata.
Alla pubblica udienza fissata per la discussione il PG chiedeva il rigetto del ricorso. Nessuno
compariva per il ricorrente.
Considerato in diritto
Il ricorso, infondato, va respinto. Correttamente il giudice di merito ha ritenuto la violazione
(dolosa) alla prescrizione di non associarsi abitualmente a pregiudicati (o prevenuti) addebitata
al Mazzotta: sia il De Giorgi (contravventore nel 2000 di norme sull’ispettorato del lavoro) che
il Micelli (detentore a fine di spaccio nel 2002 di modiche quantità di sostanza stupefacente)
erano soggetti pregiudicati (sia pure beneficiari entrambi delle attenuanti generiche e il Micelli
della pena sospesa) e la circostanza (specie riferita al Micelli, presente in entrambi gli incontri)
che essi fossero entrambi residenti nella frazione di Merine del comune di Lizzanello, la località
ove il Mazzotta era autorizzato a lavorare presso la rivendita di tabacchi della madre, consente
di ritenere che egli, a sua volta sorvegliato speciale, fosse consapevole dei loro trascorsi penali.
Massimamente dopo il primo episodio del 7/2/07, anche se (come osserva il Gip del Tribunale
di Lecce il 23/2/07 dopo il secondo episodio del 21/2/07 nel convalidare l’arresto e rigettare la
richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere) non v’era stata alcuna immediata
conseguenza (con evidente riferimento al mancato arresto: in quella prima occasione, come si
legge nella sentenza impugnata, vi era stata solo una denunzia a piede libero).
Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Pqm
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Roma, 29/11/12

IIMOSIT ATA
INT CANCELLERIA

Ritenuto in fatto

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