Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14929 del 12/12/2014


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14929 Anno 2015
Presidente: IANNELLI ENZO
Relatore: CERVADORO MIRELLA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CENTO FRANCESCO N. IL 10/12/1982
avverso l’ordinanza n. 287/2014 TRIB. LIBERTA’ di REGGIO
CALABRIA, del 31/05/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. MIRELLA
CERVADORO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 12/12/2014

Udita la requisitoria del sostituto procuratore generale, nella persona del dr.Mario
Fraticelli che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
Udito il difensore avv.Loris Maria Nisi che ha concluso per raccoglimento del
ricorso.

Con ordinanza del 10 aprile 2013 il Tribunale del riesame di Reggio
Calabria confermò l’ordinanza applicativa della misura della custodia
cautelare in carcere nei confronti di Cento Francesco, emessa dal G.i.p. presso
il Tribunale di Reggio Calabria in data 28 gennaio 2013 per il reato di cui
all’art. 416 c.p. e L. n. 203 del 1991, art. 7 capo sub C) dell’imputazione
provvisoria, per aver partecipato, con il ruolo di promotore ed organizzatore,
ad un’associazione per delinquere finalizzata all’acquisto, vendita e
detenzione di armi e munizioni – associazione ritenuta collegata
all’organizzazione mafiosa di cui al capo sub A) ed operante in Melito Porto
Salvo, Reggio Calabria ed altre località limitrofe dal mese di novembre 2006 nonché per i reati-fine di illegale detenzione e porto di armi comuni da sparo
– di cui ai capi sub C24) e C37) – e per gli ulteriori reati rispettivamente
contestati ai capi sub D) e D8) di associazione finalizzata al traffico illecito di
sostanze stupefacenti del tipo hashish e marijuana e di illecita detenzione e
cessione di grammi 650 di marijuana, escludendo tuttavia le condizioni per la
presenza dell’aggravante di cui al su citato art. 7, sul presupposto che
l’indagato non risulta aver intrattenuto rapporti diretti con i membri
dell’organizzazione di cui al capo sub A).
Avverso la suddetta pronuncia del Tribunale del riesame proponeva
ricorso per cassazione il difensore di fiducia del Cento.
Con sentenza in data 22 gennaio 2014, questa Corte Sezione VI,
annullava l’ordinanza impugnata e rinviava per nuovo esame al Tribunale di

Osserva

Reggio Calabria, in quanto, pur essendo chiaramente evincibile, dal tessuto
motivazionale dell’impugnata ordinanza, un quadro di consistente gravità
indiziaria per i reati-fine dei sodalizi criminali oggetto delle provvisorie
imputazioni articolate in sede cautelare, le sequenze motivazionali
mostravano un andamento incerto, frutto di un insufficiente

panorama indiziario, trascurando di considerare, sulla base di un congruo
supporto critico-argomentativo, i puntuali rilievi difensivi espressi in merito
alla configurazione del titolo della responsabilità. Riteneva pertanto la Corte
che, entro tale prospettiva, si rendeva necessario chiarire, in particolare, i
presupposti di fatto, le note modali e l’estensione temporale del ruolo
specificamente assunto dal ricorrente all’interno dei sodalizi individuati nei
temi d’accusa capi sub C) e D), oltre alle connotazioni proprie delle
correlative condotte di partecipazione oggetto degli addebiti cautelari, alla
luce dei principi più volte statuiti da questa Corte, secondo cui, in tema di
associazione di tipo mafioso, la condotta di partecipazione è riferibile a colui
che si trovi in rapporto di stabile ed organica compenetrazione con il tessuto
organizzativo del sodalizio, tale da implicare, più che uno “status” di
appartenenza, un ruolo dinamico e funzionale, in esplicazione del quale
l’interessato “prende parte” al fenomeno associativo, rimanendo a
disposizione dell’ente per il perseguimento dei comuni fini criminosi.
Occorre, dunque, la precisa delineazione di un quadro indiziario
concretamente indicativo della prestazione di un effettivo contributo, che
può essere anche minimo, di qualsiasi forma e contenuto, purché destinato a
fornire efficacia al mantenimento in vita della struttura o al perseguimento
degli scopi di essa. In tal senso, rilevava altresì: “a) che la messa a
disposizione dell’organizzazione criminale, rilevante ai fini della prova
dell’adesione, non può risolversi nella mera disponibilità eventualmente
manifestata nei confronti di singoli associati, quand’anche di livello apicale,

approfondimento in merito alla valutazione dell’effettiva consistenza del

al servizio di loro interessi particolari, ma deve essere incondizionatamente
rivolta al sodalizio, ed essere di natura ed ampiezza tale da dimostrare
l’adesione permanente e volontaria ad esso per ogni fine illecito suo proprio;
b) che la partecipazione dell’imputato al sodalizio criminoso può essere
desunta anche dalla commissione di singoli episodi criminosi, purché siffatte

condotte, per le loro connotazioni, siano in grado di attestare, al di là di ogni
ragionevole dubbio e secondo massime di comune esperienza, un ruolo
specifico della persona, funzionale all’associazione e alle sue dinamiche
operative e di crescita criminale, e le stesse siano espressione non occasionale
dell’adesione al sodalizio criminoso ed alle sue sorti, con l’immanente
coscienza e volontà dell’autore di farne parte e di contribuire al suo illecito
sviluppo”.
Il Tribunale di Reggio Calabria, con ordinanza del 31.5.2014, decidendo
in sede di rinvio, annullava l’ordinanza impugnata in relazione al capo C
(416 c.p. art.7 1.n.203/91), confermava nel resto previa esclusione della
qualità di promotore ed organizzatore di cui al capo D (74 dpr 309/90) ,
riqualificando la condotta di reato in quella di partecipazione di cui all’art.74
co.2 dpr 309/90.
Ricorre per cassazione il difensore dell’indagato deducendo: 1) erronea
applicazione degli artt.273, co.1, 292 co.2 lett.c) c.p.p. e mancanza di
motivazione ai sensi dell’art.606, co.1, lett.b) ed e) c.p.p. in riferimento ai
gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato in ordine a tutte le ipotesi
per le quali è stata confermata l’ordinanza cautelare. La Corte di Cassazione
aveva avanzato gli stessi rilievi per entrambi i sodalizi criminosi individuati
dall’accusa. Per colmare le rimproverate lacune motivazionali, il Tribunale
ha reputato non sussistere allo stato un solido ed evidente quadro indiziario
per il capo c), mentre per il capo d) ha valorizzato elementi indiziari non
presenti nella prima ordinanza e neppure ipotizzati dall’accusa. Manca
comunque l’indicazione dei dati indiziari che possano far ritenere sussistente
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”effettivo contributo” del Cento; 2) omessa motivazione circa l’estensione
temporale specificamente assunto dal cento all’interno dei sodalizi criminosi
in questione, cosi come richiesto nell’ordinanza di rinvio (ai sensi dell’art.606,
co.1 lett. b, c ed e c.p.p.; 3) mancanza e manifesta illogicità di motivazione ai
sensi dell’art.606, co.1 lett. e c.p.p. in relazione agli artt.292 co.2 lett. c) e 273,

Tribunale omesso di considerare il lasso di tempo intercorso tra i contestati
episodi delittuosi e l’applicazione della misura ristrettiva della libertà
personale.
Chiede pertanto l’annullamento dell’ordinanza.

Motivi della decisione

A seguito di annullamento per vizio di motivazione, il giudice del
rinvio è chiamato a compiere un nuovo completo esame del materiale
probatorio con i medesimi poteri che aveva il giudice la cui sentenza è stata
annullata, fermo restando che egli non può ripetere il percorso logico
censurato dal giudice rescindente e deve fornire adeguata motivazione sui
punti della decisione sottoposti al suo esame (v. da ultimo, Cass.Sez.V,
Sent.n.42814/ 2014 Rv. 261760). Del resto, ove la Suprema Corte soffermi
eventualmente la sua attenzione su alcuni particolari aspetti da cui emerga la
carenza o la contraddittorietà della motivazione, ciò non comporta che il
giudice di rinvio sia investito del nuovo giudizio sui soli punti specificati,
poiché egli conserva gli stessi poteri che gli competevano originariamente
quale giudice di merito, relativamente all’individuazione ed alla valutazione
dei dati processuali, nell’ambito del capo della sentenza colpito da
annullamento (v.Cass.Sez.IV, Sent.n.30422/ 2005, Rv. 232019; Sez.V,
Sent.n.5678/ 2005, Rv 230744).

274, 275 c.p.p. in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari, avendo il

Ora, nel caso di specie, l’annullamento con rinvio era stato giustificato
dalla necessità di delineare, con sufficiente precisione, un quadro indiziario
concretamente indicativo della prestazione di un effettivo contributo, anche
minimo, di qualsiasi forma e contenuto, purché destinato a fornire efficacia al
mantenimento in vita della struttura o al perseguimento degli scopi di essa,

nonché gli specifici elementi di fatto su cui si radica l’ipotizzato ruolo di
promotore ed organizzatore dei sodalizi da parte del ricorrente.
I secondi giudici di merito, escluso il già ipotizzato ruolo di promotore,
hanno tratto la loro convinzione, in riferimento al solo capo d), sul ruolo
necessario dell’indagato, che lo colloca al centro del commercio illecito di
sostanze stupefacenti, esercitato in forma organizzata grazie al suo
fondamentale apporto all’interno del sodalizio criminoso, e ciò in
considerazione della dimostrata capacità di rifornimento della sostanza
stupefacente, presso il centro aspromentano di Roccaforte del Greco. Rileva,
quindi, il Tribunale come le indagini abbiano fotografato anche le attività
propedeutiche al trasporto di droga ed i contatti intrapresi con i cessionari
della stessa da Leone Francesco, ovvero da uno dei punti di riferimento
dell’indagato; l’indagato, nel corso delle conversazioni denominato il “ratto”,
è ben conosciuto anche dagli altri sodali ai quali poi dà anche
raccomandazioni circa il carico (v.pagg.24-29 dell’ordinanza in riferimento
alle parole profferite da Pangallo Maurizio). Le transazioni di droga tra il
ricorrente e il Leone sono quindi abitualmente condivise come emerge
chiaramente dalle numerose conversazioni captate e riportate nell’ordinanza
(v.pag.30-47 in relazione a quelle relative ai crediti vantati da riscuotere,
all’abitudine di bagnare la sostanza stupefacente per aumentarne il peso, ai
rapporti anche con il La Pietra e Marino Giovanni alias pagnotta, alle cessioni
al Minniti da parte del leone di sostanze stupefacenti ricevute dal Cento). Il
sequestro di 650 grammi di marijana, ceduta dal Cento al Leone, i rapporti
fiduciari con gli altri sodali, l’esigenza di render conto del rientro nel
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pagamento delle forniture anche a terzi, sono certamente solidi elementi
indiziari circa la partecipazione del ricorrente al sodalizio criminoso di cui al
capo d). Considerato che, in materia di associazione finalizzata al traffico di
stupefacenti, la partecipazione dell’imputato al sodalizio criminoso può
essere desunta anche dalla commissione di singoli episodi criminosi, purché

siffatte condotte, per le loro connotazioni, siano in grado di attestare un ruolo
specifico della persona, funzionale all’associazione e alle sue dinamiche
operative e di crescita criminale, e risultino compiute con l’immanente
coscienza e volontà dell’autore di fare parte dell’organizzazione (v.da ultimo
Sez.VI, Sent. n. 50965/2014 Rv. 261379 in relazione all’attività del c.d.
“grossista”); che la partecipazione prescinde dal numero di volte in cui il
singolo partecipante ha personalmente agito (per cui il coinvolgimento anche
soltanto in un unico episodio di programmato trasporto di un apprezzabile
quantitativo di droga non è incompatibile con l’affermata partecipazione
dell’agente all’organizzazione di cui si è consapevolmente servito per
commettere il fatto v. Cass. Sez.I, Sent. n. 43850/2013 Rv. 257800; Sez.IV,
Sent.n. 45128/2008 Rv.241927), l’ordinanza appare congruamente e
logicamente motivata in relazione al quadro indiziario, risultando
ampiamente descritto sia l’inserimento del Cento all’interno del sodalizio che
il contributo essenziale da esso fornito all’attività dell’associazione. Le
censure di cui ai primi due motivi di ricorso non sono pertanto accoglibili.
Lo stesso dicasi per il motivo in ordine alle esigenze cautelari; anche
sul punto la motivazione è sufficiente, avendo il Tribunale evidenziato che nonostante il lasso di tempo intercorso dalla commissione di reati – permane
un fondato pericolo di reiterazione della condotta criminosa, “posto che il
ricorrente ha dimostrato di possedere una piena versatilità in settori
criminali eterogenei”, mostrandosi nel periodo delle indagini pienamente
coinvolto nella commissione di molteplici reati come allo stesso contestati. Il
Cento trovasi attualmente agli arresti domiciliari, su riforma e modifica
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dell’originaria ordinanza, e la misura è stata ritenuta allo stato adeguata a
perimetrare il residuo pericolo di reiterazione.
Il ricorso va pertanto rigettato.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che
rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deliberato, in camera di consiglio il 12.12.2014
igliere estensore
a Cerv

OTO

al pagamento delle spese del procedimento.

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