Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14919 del 19/03/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 2 Num. 14919 Anno 2015
Presidente: IANNELLI ENZO
Relatore: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
TUCCIO GIUSEPPE N. IL 26/06/1963
avverso la sentenza n. 278/2012 CORTE APPELLO di
CALTANISSETTA, del 08/10/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO
Udito il Procuratore GeAerale in • -rsona del Dott. GRAziArd.4.c_
che ha concluso per
\

Udit i difensor A

Data Udienza: 19/03/2015

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Tuccio Giuseppe ricorre per cassazione – a mezzo del suo
difensore – avverso la sentenza della Corte di Appello di Caltanissetta
dell’8.10.2013, che ha confermato la pronuncia del Tribunale di Gela, con
la quale è stato condannato alle pene di legge per il delitto di ricettazione
di un assegno delle Poste Italiane con la firma contraffatta del correntista

Deduce in primo luogo la tempestività del ricorso per non essere mai
stato notificato all’imputato – rimasto contumace nel giudizio di appello l’avviso di deposito della sentenza ai sensi dell’art. 548 cod. proc. pen.
(della sentenza egli avrebbe avuto notizia solo a seguito della notifica
dell’ordine di esecuzione, con contestuale sospensione per 30 giorni ai fini
della eventuale di richiesta di misure alternative alla detenzione).
Deduce poi l’inosservanza e l’erronea applicazione della legge,
nonché il vizio della motivazione della sentenza impugnata per la
mancata assunzione di una prova decisiva per il giudizio. Secondo il
ricorrente, la dichiarazione resa dal teste Pizzuto sarebbe poco credibile e
insufficiente sarebbe la dichiarazione del teste Di Martino per giustificare
il giudizio di responsabilità dell’imputato. A suo dire, la Corte di Appello
avrebbe dovuto disporre la riapertura dell’istruzione per sentire Cafà
Vincenzo (colui che col Tuccio negoziò il titolo) e avrebbe dovuto altresì
disporre perizia calligrafica sull’assegno per verificare se la firma di girata
fosse effettivamente corrispondente a quella dell’imputato.
2. Preliminarmente, la Corte riunisce al presente procedimento il
procedimento n. 185/2015, fissato oggi per la trattazione in camera di
consiglio ai sensi dell’art. 611 cod. proc. pen., trattandosi di
procedimento avente il medesimo oggetto.
3.

Innanzitutto, va riconosciuta la tempestività del ricorso per

cassazione.
Secondo la pacifica giurisprudenza di questa Corte, il termine per
l’impugnazione della sentenza contumaciale decorre per l’imputato dalla
data di notificazione dell’estratto, e non da quella di lettura della
sentenza, con motivazione contestuale, in udienza (Sez. 2, n. 36938 del
28/09/2011 Rv. 251140).

2

Pizzuto Paolo.

Nella specie, vi è prova in atti della spedizione della raccomandata
contenente l’estratto della sentenza; risulta anche che l’ufficiale postale non trovando alcuno al domicilio indicato – ha provveduto a depositare il
plico presso l’ufficio postale e a compiere gli altri adempimenti prescritti.
Manca tuttavia la prova che il plico sia stato ritirato dal destinatario
(a tal fine non è sufficiente il tabulato estratto da internet).

cassazione va ritenuto ammissibile quanto alla sua tempestività.
4. Nel merito, il ricorrente formula censure che sono inammissibili in
sede di legittimità.
Il ricorrente, infatti, critica – nella sostanza – la valutazione delle
prove da parte dei giudici territoriali e le conclusioni cui essi sono
pervenuti in ordine alla sua responsabilità penale. La valutazione delle
prove, tuttavia, è riservata in via esclusiva all’apprezzamento
discrezionale del giudice di merito e non è sindacabile in cassazione; a
meno che ricorra una mancanza o una manifesta illogicità della
motivazione, ciò che – nel caso di specie – deve però escludersi.
Le Sezioni Unite di questa Corte, sul punto, hanno avuto occasione
più volte di precisare che «L’indagine di legittimità sul discorso
giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto, dovendo il
sindacato demandato alla Corte di cassazione essere limitato – per
espressa volontà del legislatore – a riscontrare l’esistenza di un logico
apparato argomentativo sui vari punti della decisione impugnata, senza
possibilità di verificare l’adeguatezza delle argomentazioni di cui il giudice
di merito si è avvalso per sostanziare il suo convincimento o la loro
rispondenza alle acquisizioni processuali. L’illogicità della motivazione,
come vizio denunciabile, deve essere evidente, cioè di spessore tale da
risultare percepibile “ictu ocu/i”, dovendo il sindacato di legittimità al
riguardo essere limitato a rilievi di macroscopica evidenza, restando
ininfluenti le minime incongruenze e considerandosi disattese le deduzioni
difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente
incompatibili con la decisione adottata, purché siano spiegate in modo
logico e adeguato le ragioni del convincimento» (Cass., sez. un., n. 24
del 24.11.1999 Rv. 214794; Sez. un., n. 47289 del 24/09/2003 Rv.

3

La notifica, pertanto, non può ritenersi perfezionata e il ricorso per

226074).
Nella specie, i giudici di merito hanno chiarito, con dovizia di
argomenti, le ragioni della loro decisione (richiamando, tra l’altro, le
precise dichiarazioni rese da Di Martino Emanuele e da Pizzuto Paolo);
non si ritiene, peraltro – per ovvi motivi – di riportare qui integralmente
tutte le suddette argomentazioni, sembrando sufficiente al Collegio far

l’estensore della sentenza ha esposto in modo ordinato e coerente le
ragioni che giustificano la decisione adottata, la quale perciò resiste alle
censure del ricorrente sul punto.
Piuttosto, sono le censure mosse col ricorso che non prendono
compiutamente in esame le argomentazioni svolte dai giudici di merito
nel provvedimento impugnato, risultando così generiche e, anche sotto
tale profilo, inammissibili, limitandosi a proporre a questa Corte una
ricostruzione dei fatti alternativa rispetto a quella dei giudici di merito.
E tuttavia, come questa Corte ha più volte sottolineato, compito della
Corte di cassazione non è quello di condividere o non condividere la
ricostruzione dei fatti contenuta nella decisione impugnata, né quello di
procedere ad una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento
della decisione, al fine di sovrapporre la propria valutazione delle prove a
quella compiuta dai giudici del merito (cfr. Cass, sez. 1, n. 7113 del
06/06/1997 Rv. 208241; Sez. 2, n. 3438 del 11/6/1998 Rv. 210938),
dovendo invece la Corte di legittimità limitarsi a controllare se costoro
abbiano dato conto delle ragioni della loro decisione e se il ragionamento
probatorio, da essi reso manifesto nella motivazione del provvedimento
impugnato, si sia mantenuto entro i limiti del ragionevole e del plausibile;
ciò che, come dianzi detto, nel caso di specie è dato riscontrare.
Anche la doglianza relativa al diniego della rinnovazione
dell’istruzione dibattimentale è inammissibile.
Premesso che la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale nel
giudizio di appello è evenienza eccezionale, subordinata ad una
valutazione giudiziale di assoluta necessità conseguente all’insufficienza
degli elementi istruttori già acquisiti (Cass., sez. 2, n. 41808 del
27/09/2013 Rv. 256968), va osservato che le valutazioni del giudice di

4

rilevare che le stesse non sono manifestamente illogiche; e che, anzi,

merito in ordine alla rilevanza o decisività delle prove di cui è chiesta
l’ammissione costituisce questione di fatto, non sindacabile in sede di
legittimità, quando – come nel caso di specie – è sorretta da motivazione
esente da manifesta illogicità (nella specie ha Corte di Appello, a p. 5
della sentenza impugnata, ha spiegato in modo non illogico le ragioni per
le quali le ulteriori prove richieste dalla difesa – audizione di Cafà

3. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, con
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e – considerati i profili di colpa – della sanzione pecuniaria
determinata equitativamente come in dispositivo.
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione
previa riunione del procedimento n. 185/2015, dichiara inammissibile il
ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro mille alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione
Penale, addì 19 marzo 2015.

Vincenzo e perizia grafica – devono considerarsi ininfluenti e superflue).

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA